La Commissione elettorale centrale israeliana ha comunicato che alle 18 ora locale l’affluenza ha raggiunto il 66,7%, contro il 57,7% registrato alla stessa ora nel 2022: è il dato più alto mai rilevato a quest’ora. Si vota per rinnovare i 120 seggi della ventiseiesima Knesset.
Tra i militari la partecipazione è in crescita: secondo l’esercito israeliano, alle 17 aveva votato il 68% dei soldati dell’Idf, contro il 65% del 2022. Le operazioni di voto nei ranghi delle forze armate sono cominciate una settimana fa, con 850 seggi allestiti presso basi militari in tutto il Paese e oltre i confini, comprese postazioni dell’esercito nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria.
Mobilitazione di partito casa per casa
Il Partito del sionismo religioso ha riferito che Netanyahu e Smotrich intendono convocare una riunione straordinaria con decine di amministratori locali per coordinare la mobilitazione. Smotrich ha interrotto il proprio giro dei seggi per rientrare alla sede del partito e partecipare a consultazioni urgenti.
Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, leader di Otzma Yehudit, sta invece andando di porta in porta a Bat Yam per convincere i residenti a votare a favore del blocco di Netanyahu. Ha pubblicato sul proprio profilo social un video che lo ritrae durante il giro. Il Likud ha annunciato che centinaia di volontari provenienti dalla Cisgiordania stanno visitando le abitazioni di Lod per aumentare la partecipazione.
Una maggioranza che nessuno raggiunge
Gli ultimi sondaggi pubblicati prima dell’apertura dei seggi indicano un testa a testa tra lo schieramento di Netanyahu, che domina la scena politica israeliana da tre decenni, e il blocco dell’opposizione guidato dall’ex capo di stato maggiore dell’Idf Gadi Eisenkot, presidente del partito Yashar. Secondo le previsioni, nessuno dei due raggiungerebbe i 61 seggi necessari per la maggioranza.
Le liste in competizione sono 36. Il sistema è proporzionale e in Israele nessun partito ha mai ottenuto da solo la maggioranza assoluta: il governo nasce da una coalizione, e il suo peso dipende dai seggi conquistati da ciascun alleato. Per questo la partecipazione dell’elettorato di ogni singolo partito pesa sul risultato finale più della distribuzione complessiva dei consensi.
Gli appelli di Netanyahu e Sa’ar
Il premier e leader del Likud ha rinnovato l’invito a votare con un post su X, nel quale ha scritto che restano “4 ore per salvare Israele”. Il messaggio è arrivato nel pomeriggio, a circa quattro ore dalla chiusura delle urne.
Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha insistito sulla posta in gioco, dichiarando che “questa giornata determinerà l’esistenza dello Stato ebraico”. Le due uscite, insieme alla riunione convocata dal Sionismo religioso e al porta a porta dei ministri, indicano che il campo di governo considera decisiva la partecipazione negli ultimi scampoli di giornata.
Chiusura dei seggi ed exit poll
Le urne si sono aperte alle 7 ora locale, le 6 in Italia, e chiuderanno alle 22, le 21 in Italia. Sono chiamati al voto circa 7,3 milioni di aventi diritto: per la precisione 7.331.981 persone, distribuite su 12.018 seggi.
Nelle piccole località con un massimo di 350 elettori i seggi restano aperti dalle 8 alle 20. Lo stesso orario vale per alcuni seggi speciali, come quelli di ospedali, case di riposo e carceri. Subito dopo la chiusura, le principali emittenti televisive israeliane diffonderanno i primi exit poll. Non è ancora noto il dato definitivo dell’affluenza, che sarà reso pubblico a spoglio concluso.

