Esodati e pensioni, il ministro Poletti: “Il governo al lavoro”

Flessibilità in uscita, esodati, part-time e politiche del governo sull’occupazione. Ma anche reddito minimo. Su quest’ultimo punto, in particolare, il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, risponde alle domande di Repubblica Tv ricordando gli interventi del Jobs Act. “Pensiamo che il problema reale non sia il reddito. Per funzionare deve stare insieme a una politica di presa in carico di coloro che escono dal lavoro o che sono in cerca. In questo Paese le cose non si sono fatte perché ci vuole troppo tempo. Io credo che invece sia necessario iniziare: abbiamo fatto una buona cosa con le politiche attive del Jobs Act e ora costruiremo un sistema di presa in carico e attivazione dei cittadini che non è un “reddito minimo”, ma comprende una parte di sostegno al reddito”. Discorso simile per Garanzia Giovani, il programma che prevede “aiuto ai giovani per aumentare la loro occupabilità”: Poletti riconosce la partenza difficile, ma “ora abbiamo 800mila giovani coinvolti nel programma”.

Flessibilità in uscita Poletti si impegna a occuparsi nei prossimi mesi di chi è disponsto ad andare in pensione rinunciando a qualcosa. Si parla di flessibilità in uscita. “Nell’arco del 2016 saremo in grado di fare una proposta. Abbiamo cominciato a introdurre un elemento di flessibilità con il part-time al 50%, ma non siamo stati ancora così bravi da riuscire a risolvere questo problema, che è figlio anche del fatto che la contabilità dello Stato deve avere una copertura nell’anno in cui si realizza. Le operazioni troppo semplici rischiano di essere ingiuste. Qualsiasi soluzione sul tema deve essere sostenibile dal punto di vista sociale, quindi eventuali ritocchi devono essere compatibili con una vita dignitosa e che stia dentro il bilancio pubblico.

“Copertura degli esodati vicina al 100%” Sugli esodati, il ministro spiega che il problema è quasi risolto. Nello specifico: “In legge di Stabilità abbiamo recuperato la settima salvaguardia che è l’ultima. Abbiamo fatto anche un’opera di recupero di quelli che vengono definti “vasi comunicanti”. Abbiamo coperture molto larghe, siamo vicini all’obiettivo del 100% degli esodati”, ha aggiunto. “Sul tema dei salvaguardati e degli esodati si scarica il problema dello scalone previsto dalla legge Fornero. Oggi siamo molto vicini all’obiettivo iniziale della salvaguardia. Poletti si rivolge a quei lavoratori (circa 20mila) che non rientrano tra gli esodati nella ‘settima salvaguardia’, appena introdotta. Su questo problema, il ministro difende l’operato del governo: “Abbiamo recuperato la settima salvaguardia, che per noi è l’ultima: ci sono 32mila nuovi salvaguardati, arriviamo a 170 mila persone, l’obiettivo stimato inizialmente. Sappiamo che ci sono persone che non sono tecnicamente ‘esodati’, perché perdono il lavoro ma non hanno l’età per la pensione, e che quindi non sono coperte. Ma credo che la copertura sia molto larga, molto vicina al 100% degli esodati”.

Le cifre sul part-time Si passa in rassegna anche un altro problema per i lavoratori: il part-time. Si riflette sulle cifre. Su quanti avranno la possibilità di accedere a questa forma di contratto entro la fine del 2018. Quanti cioè maturano i requisiti per accedere alla pensione, in accordo con l’azienda e con una copertura di parte dei contributi da parte dello Stato. Sul punto, il ministro sostiene che il governo ha “studiato una proposta equilibrata”, contenuta anch’essa nella Manovra, “con vantaggi per l’impresa e il lavoratore”. Interventi, per altro, finanziati in parte estendendo la mancata indicizzazione delle pensioni sopra tre volte il minimo. “Nel 2016 rimane in vigore la norma che c’era già precedentemente”, la difesa del titolare del dicastero del Lavoro. “Per gli anni a venire, visto che abbiamo fatto interventi come l’opzione donna e l’estensione della no-tax area dei pensionati, abbiamo previsto di prolungare la rivalutazione parziale delle pensioni, dai 2mila euro in su”.

Una spinta per l’edilizia Sull’abolizione della Tasi: “Abbiamo fatto una scelta giusta, perché va inquadrata in periodo che non è solo di un anno. L’anno scorso abbiamo scelto di ridurre l’Irap, poi gli 80 euro e la decontribuzione sul lavoro. Abbiamo fatto interventi forti che andavano in direzione della lotta alla precarietà. Questo governo ha la chiara e ferma intenzione di ridurre il carico fiscale e abbiamo scelto la strada della tassa sulla prima casa perché coinvolge più dell’85% dei cittadini, oltre al fatto che in passato è stato fatto un pasticcio con tutti i cambi di nomi all’imposta”. Infine sottolinea: “Lo abbiamo scelto perché l’edilizia è il settore che ha perso più posti di lavoro di tutti”.

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