Fermo preventivo, Tajani dice no: “Meglio il daspo per i violenti”
Antonio Tajani
Forza Italia frena sul fermo preventivo, la Lega spinge per misure drastiche. Il pacchetto sicurezza spacca la maggioranza alla vigilia del Consiglio dei ministri di mercoledì, quando dovrebbe essere varato il decreto legge con tre norme considerate urgenti: tutela processuale per le forze dell’ordine, stretta sui coltelli e la controversa possibilità di trattenere fino a dodici ore i manifestanti ritenuti pericolosi. Un vertice a Palazzo Chigi ha certificato le distanze tra gli alleati.
Il “fermo di prevenzione” è il nodo più spinoso. La misura voluta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi consentirebbe a ufficiali e agenti di trattenere per accertamenti fino a dodici ore chi viene sospettato di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento di una manifestazione. Il vicepremier Matteo Salvini l’ha rilanciata con forza dopo i disordini di Torino, ma Forza Italia non ci sta. Al vertice di governo, il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri ha fatto notare che esistono già strumenti normativi efficaci: “Molte volte in Italia ci si dimentica di norme in vigore, come l’obbligo di firma”. Il riferimento è ai tifosi cui viene impedito l’accesso allo stadio, convocati in commissariato durante la partita.
Tajani propone il modello daspo, ma in Fi c’è chi apprezza Piantedosi
Il vicepremier Antonio Tajani, collegato in videoconferenza dal sud Italia dove si trova per il maltempo, ha proposto un’alternativa: vietare la partecipazione alle manifestazioni a chi ha precedenti per reati violenti commessi durante cortei, sul modello del daspo calcistico. “Bisogna impedire a chi è già pregiudicato di reati violenti commessi durante le manifestazioni di partecipare, come avviene con il daspo per il calcio”, ha spiegato il leader azzurro. Una linea prudente che però non è condivisa da tutti nel partito.
Il governatore del Piemonte Alberto Cirio, esponente di peso in Forza Italia, ha difeso apertamente la proposta di Piantedosi commentando l’aggressione a un agente durante il corteo pro-Askatasuna a Torino. “Se il decreto sicurezza fosse già stato approvato tutto questo non sarebbe accaduto”, ha affermato Cirio. Secondo il presidente della Regione, lo strumento del fermo preventivo funzionerebbe: “Se fermi una persona che ha precedenti specifici per quei reati, per dodici ore non la lasci muovere, così non parteciperà a picchiare i poliziotti”. Una spaccatura interna agli azzurri che complica il quadro.
I tecnici al lavoro, poi il confronto con il Colle
Gli approfondimenti giuridici sono già partiti nel pomeriggio con una riunione dei tecnici dei ministeri coinvolti, dopo l’incontro politico della mattina con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier, Piantedosi, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Da qui a mercoledì proseguiranno le verifiche e si aprirà il confronto con il Quirinale. Non sono nuovi i dubbi del Colle sulle misure che incidono sul diritto costituzionale a manifestare, un terreno scivoloso che richiede particolare equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela delle libertà.
L’unico punto su cui c’è piena convergenza è la tutela processuale per gli agenti delle forze dell’ordine. Per blindare la norma da possibili rilievi, sarà estesa a tutti i cittadini: il pubblico ministero non iscriverà nel registro degli indagati chi ha agito in presenza di una causa di giustificazione come legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi o stato di necessità. Una formulazione più ampia che rafforza la tenuta costituzionale del provvedimento e ne facilita l’approvazione.
Cauzione bocciata, la Lega rilancia in Parlamento
Resta fuori dal decreto la proposta leghista di una cauzione da richiedere agli organizzatori delle manifestazioni per garantire la copertura di eventuali danni. La Lega esprime comunque “grande soddisfazione per i passi in avanti”, ma avverte: “Sono state sollevate alcune obiezioni, ma su questo siamo pronti ad aprire il dibattito in Parlamento durante l’esame del disegno di legge”, fanno sapere fonti del partito di via Bellerio. Domani il consiglio federale si riunirà a Milano per fare il punto sul pacchetto sicurezza.
Sulla cauzione Forza Italia mantiene la linea del no. “È una misura complicata da attuare”, taglia corto Gasparri. I prossimi giorni saranno decisivi per trovare un compromesso tra gli alleati e per superare i possibili rilievi del Quirinale. Mercoledì il Consiglio dei ministri dovrà sciogliere i nodi rimasti aperti e varare un testo che tenga insieme le diverse sensibilità della maggioranza.
