Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia in campo: l’Europa prova a governare la crisi mediorientale
Merz, Macron, Starmer e Meloni si riuniscono d’urgenza in videochiamata per esaminare l’evoluzione dello scontro tra Israele e Iran, accogliendo l’offerta di Zelensky di mettere a disposizione l’esperienza ucraina nella guerra ai droni.
Downing Street
mentre il Medio Oriente bruciava, Roma, Londra, Berlino e Parigi si sono collegate. Il vertice virtuale tra Giorgia Meloni, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz non era in agenda: è stato convocato dall’urgenza. Sul tavolo, la crisi mediorientale nella sua fase più acuta — l’offensiva israeliana con il sostegno statunitense, la risposta iraniana definita dagli stessi partecipanti “scomposta”, e le ricadute su un’intera regione che rischia di perdere ogni stabilità residua.
La nota diffusa da Downing Street è misurata nella forma, ma esplicita nella sostanza. I quattro leader “hanno concordato che una diplomazia intensa e una stretta coordinazione militare saranno fondamentali nelle prossime ore e nei prossimi giorni”. Non è una formula di rito: è la presa d’atto che la finestra per evitare un’escalation ulteriore si sta chiudendo.
Condanna unanime, poi il nodo operativo
Il comunicato britannico scandisce le priorità nell’ordine in cui sono emerse. Prima la condanna: i leader “hanno iniziato condannando i gravissimi attacchi dell’Iran”. La formula è netta, senza distinzioni. Poi Starmer ha aggiornato i colleghi sulle misure difensive già adottate da Londra “negli ultimi giorni per proteggere e rafforzare i partner nella regione” — un riferimento che rimanda alle operazioni condotte dalla Royal Air Force e dalla Royal Navy nel teatro mediorientale.
Il passaggio operativo più significativo riguarda lo Stretto di Hormuz. I quattro hanno “ribadito la necessità di coordinarsi da vicino” su quella rotta, snodo cruciale per un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio. La scelta del verbo — “ribadire” — suggerisce che il tema era già emerso nei canali diplomatici precedenti. Il Libano, dove la presenza di Hezbollah garantisce a Teheran un fronte aperto sul fianco settentrionale di Israele, è stato citato come ulteriore fonte di “preoccupazione”.
L’innesto ucraino e i cittadini da evacuare
Il dettaglio più inatteso del vertice è l’ingresso di Volodymyr Zelensky nel perimetro della discussione mediorientale. Secondo la nota di Downing Street, il presidente ucraino aveva già offerto ai “partner della regione” l’esperienza di Kiev nell’intercettazione dei droni — una competenza acquisita sul campo dopo tre anni di guerra contro i vettori aerei russi. I quattro leader hanno accolto con favore questa disponibilità, “evidenziando l’importanza di garantire che il sostegno all’Ucraina continui su larga scala”.
La connessione tra i due conflitti non è solo strategica: è anche logistica e tecnologica. I droni iraniani impiegati contro Israele appartengono alla stessa famiglia di sistemi — Shahed e derivati — utilizzati da Mosca contro le città ucraine. L’expertise di Kiev, in questo senso, è direttamente trasferibile.
Sul fronte consolare, Starmer ha informato i colleghi dei “tentativi del Regno Unito di supportare la partenza dei cittadini britannici che vogliono lasciare il Medio Oriente tramite voli commerciali e charter”. Una procedura di evacuazione soft, non ancora emergenziale, ma già attivata. I quattro leader “hanno concordato di rimanere in stretto contatto”: formula conclusiva che, nel linguaggio della diplomazia, vale più di quanto non dica.
