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L'editoriale

La guerra di Trump all’informazione e l’aereo che imbarazza la Casa Bianca

Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2026 17:56
Domenico Maceri*
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“Questo atto sfacciato non dovrebbe essere considerato altro che un tentativo di impedire al pubblico di sapere cosa sta succedendo nel proprio Paese, intimidendo i giornalisti e impedendo loro di svolgere il proprio lavoro”. Così David McGraw, legale del New York Times, ha commentato i mandati di comparizione inviati dal Dipartimento di Giustizia a cinque giornalisti della testata.

Contents
  • Media sotto pressione e accordi milionari
  •  Il New York Times resiste alle pressioni

I reporter avevano rivelato che il nuovo Air Force One donato dal Qatar a Donald Trump non era considerato sicuro, costringendo il presidente a tornare in Inghilterra e poi negli Stati Uniti con il vecchio velivolo dopo il vertice NATO in Turchia. Secondo le fonti, il cambio sarebbe stato imposto dal Secret Service, preoccupato per la vicinanza di Ankara all’Iran. Trump, che aveva elogiato il nuovo aereo, ha invece spiegato la decisione come un gesto per mostrarlo ai militari americani nel Regno Unito.

Una situazione imbarazzante per Trump: i giornalisti hanno riportato che il nuovo velivolo, rimodellato, non disponeva dei sistemi di sicurezza necessari. Dopo la pubblicazione delle notizie, il presidente ha ordinato un’indagine interna per identificare chi avesse diffuso informazioni che ritiene riservate. I mandati potrebbero costringere i giornalisti a rivelare le fonti, violando il Primo Emendamento. I reporter hanno svolto il loro lavoro, ma quando contraddicono Trump — evidenziandone ipocrisie o falsità — il presidente reagisce con furia, cercando un capro espiatorio.

Media sotto pressione e accordi milionari

I media sono un bersaglio che Trump predilige, anche perché i grandi proprietari hanno interessi che vanno oltre il giornalismo e temono ritorsioni che il presidente non esita a mettere in atto. Nel dicembre 2024 ABC News ha patteggiato con Trump, riconoscendo la responsabilità del conduttore George Stephanopoulos, che aveva affermato che il Tycoon fosse stato condannato per aggressione sessuale nel caso E. Jean Carroll. L’accordo ha previsto 15 milioni di dollari destinati alla futura biblioteca presidenziale, 1 milione per spese legali e una scusa pubblica sul sito ABC. Gli analisti ritengono che in un processo ABC avrebbe prevalso, ma la Walt Disney Company — proprietaria della rete — ha preferito evitare rischi per altri affari che Trump potrebbe ostacolare.

Dopo gli assalti al Campidoglio del 2021, molte piattaforme avevano chiuso gli account di Trump. Con il tempo, Facebook, Instagram e X hanno riaperto le porte, ma il presidente ha preferito concentrarsi su Truth Social, anche per ragioni finanziarie. Mark Zuckerberg ha patteggiato con Trump, pagandogli 25 milioni di dollari per la sospensione del 2021. Anche X ha risolto una causa simile, versando 10 milioni al presidente. I proprietari dei media temono che il loro business possa soffrire: hanno contratti miliardari con il governo e dipendono dalla Federal Communications Commission, che potrebbe revocare concessioni.

 Il New York Times resiste alle pressioni

Gli attacchi ai giornalisti del New York Times non avranno successo: la storica testata concentra i suoi interessi esclusivamente sull’informazione. Una denuncia da 15 miliardi di dollari presentata da Trump per presunta diffamazione è stata respinta da un giudice federale, anche se il presidente ha fatto ricorso. Pur tra critiche alla sua linea editoriale, il giornale difende i diritti dei reporter e i principi del Primo Emendamento: una necessità vitale, favorita dal fatto che non ha attività extragiornalistiche che il presidente possa colpire.

Anche i media corporativi, talvolta, mostrano integrità. NBC e ABC hanno recentemente rifiutato di trasmettere un discorso alla nazione di Trump, sapendo che avrebbe rilanciato la falsa narrativa dell’elezione rubata nel 2024. Le reti hanno scelto di non essere complici della propaganda presidenziale. Trump ha reagito sostenendo che dovrebbero perdere le concessioni: una minaccia che lascia presagire un intervento della Federal Communications Commission.

Trump ha annunciato che l’aereo donato dal Qatar sarà sospeso dall’uso e sottoposto a manutenzione per aggiornamenti di un mese. Ha aggiunto di essere “il bersaglio numero uno nella lista da uccidere dell’Iran”. Queste dichiarazioni confermano l’affidabilità delle notizie del New York Times e ribadiscono quanto un’informazione libera sia essenziale per il funzionamento della democrazia. *Professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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