Matteo Salvini ha incassato 25 firme su 29 per sfiduciare Massimiliano Romeo dalla guida dei senatori della Lega. La mozione apre lo scontro con i nordisti che hanno contestato la sua leadership al congresso e precede il Consiglio federale di venerdì, chiamato a discutere anche il futuro della Lega Lombarda.
Il segretario ha lasciato che fossero i parlamentari a muoversi. Per giorni, alle domande sul destino di Romeo, aveva risposto con un diplomatico “Chiedete ai senatori”. Ora la risposta è arrivata: quasi tutto il gruppo di Palazzo Madama si è schierato contro l’attuale capogruppo. Soltanto Massimo Garavaglia ed Erika Stefani non hanno firmato la mozione, insieme allo stesso Salvini e a Romeo.
La sfida passa in assemblea
Romeo, però, non intende lasciare spontaneamente l’incarico. La sua linea è quella di arrivare al voto dell’assemblea del gruppo parlamentare e farsi eventualmente sfiduciare dai colleghi. “Si farà sfiduciare in assemblea di gruppo, prima non farà alcun passo indietro”, riferiscono persone che hanno avuto modo di parlare con lui.
La scelta di procedere attraverso una mozione sottoscritta dai senatori mette il capogruppo davanti a una maggioranza che, almeno sulla carta, appare ormai definita. Ma il voto in assemblea rappresenta il passaggio formale che Romeo intende affrontare prima di abbandonare la presidenza.
Il confronto non riguarda soltanto la distribuzione degli incarichi parlamentari. La vicenda si inserisce nella contrapposizione tra Salvini e l’area nordista che al congresso straordinario ha raccolto la sfida del segretario, con Garavaglia tra i suoi principali esponenti.
La partita sulla manovra
Le tensioni attraversano anche la gestione della legge di Bilancio, dove si sono manifestate divergenze tra l’area salviniana e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, soprattutto sul capitolo delle pensioni.
Un segnale dei nuovi equilibri interni arriva dalla scelta del relatore leghista della manovra. L’incarico è stato affidato ad Alberto Gusmeroli, fedelissimo di Salvini, preferito a Silvana Comaroli, capogruppo in commissione Bilancio e considerata vicina a Giorgetti e Garavaglia.
Gusmeroli presiede la commissione Attività produttive della Camera, ma sarà trasferito nella commissione Bilancio per seguire l’esame del provvedimento. Una decisione che ha alimentato le letture politiche delle opposizioni. “La Lega ha commissariato Giorgetti”, è la loro interpretazione della scelta.
Il passaggio è significativo perché porta la contrapposizione interna dentro uno dei dossier più delicati per il governo. La manovra diventa così anche un terreno sul quale misurare il peso delle diverse componenti del partito e la capacità del segretario di controllarne gli snodi decisionali.
Garavaglia resta alla finestra
La mozione contro Romeo rischia intanto di compromettere definitivamente l’ingresso di Garavaglia nella nuova segreteria politica. Salvini gli aveva proposto un ruolo all’indomani del congresso, ma l’ex ministro aveva subordinato la propria disponibilità alla possibilità di ricomporre le divisioni interne.
Adesso quella condizione appare più difficile da realizzare. “La sfiducia a Romeo va ovviamente nella direzione opposta”, osserva chi ha sostenuto Garavaglia nella sfida congressuale. La sua eventuale partecipazione alla segreteria, dunque, non sarebbe più soltanto una questione di incarichi, ma il segnale di una ricomposizione che al momento non si intravede.
Resta aperta anche la posizione di Luca Zaia. L’ex governatore del Veneto ha respinto per mesi i tentativi di Salvini di coinvolgerlo direttamente nella nuova squadra e non ha cambiato atteggiamento neppure dopo l’invito pubblico ricevuto durante il congresso di Milano. Dai suoi ambienti, per ora, non arrivano segnali: “Tutto tace”.
Il nodo della Lega Lombarda
Il Consiglio federale di venerdì sarà il primo appuntamento politico dopo il congresso straordinario che ha riconfermato Salvini alla guida del partito. Sul tavolo potrebbe arrivare anche il commissariamento della Lega Lombarda, ancora guidata da Romeo.
La decisione non è stata presa. A sollecitarla sono però i fedelissimi del segretario in Lombardia, che chiedono di intervenire sull’organizzazione regionale e di riportare i congressi provinciali dentro una gestione ordinaria. “Dobbiamo affrontare i congressi provinciali, non è che ogni volta possono diventare chissà quale evento nazionale”, è la posizione espressa da una parte della dirigenza.
Gli stessi esponenti ritengono che i risultati elettorali ottenuti dal partito nella regione giustifichino un intervento sulla struttura. “Se guardiamo i risultati in Lombardia, motivi per commissariare il partito ce ne sono in abbondanza”, sostengono.
Il rischio politico è che la contestazione a Romeo si estenda dal gruppo parlamentare all’organizzazione territoriale, trasformando una disputa sugli incarichi in una revisione complessiva degli equilibri lombardi.
Al congresso Salvini aveva chiesto alla Lega di uscire unita. A dieci giorni da quell’appello, il confronto con i nordisti è ancora aperto. Il Consiglio federale dirà se il segretario intende limitarsi al cambio del capogruppo oppure intervenire anche sulla struttura regionale.

