Allo Sbagliato, il nuovo spazio milanese diretto creativamente da Marco Mengoni, ha avviato la programmazione con concerti costruiti sera per sera. Il progetto si presenta come un’esperienza multidisciplinare, in cui la musica dal vivo incontra arte, teatro, comicità e design.
La residency mette Mengoni al centro del pubblico, accompagnato da una band di undici musicisti. Non ci sono palco né transenne: gli spettatori circondano l’area dell’esibizione e il cantautore può muoversi per tutto il club.
La scaletta non è prestabilita. Mengoni e i musicisti attingono a un repertorio di circa sessanta brani, composto per metà da canzoni del suo catalogo e per metà da pezzi che lo hanno influenzato. Le scelte possono cambiare anche all’ultimo momento.
La musica è suonata dal vivo e attraversa soul, blues e rhythm and blues. Tra i brani, le pause e le conversazioni con il pubblico, la struttura lascia spazio a variazioni che rendono diverse le serate.
L’imperfezione come regola
L’idea di “sbagliato” indicata da Mengoni riguarda ciò che esce dalle convenzioni e modifica le aspettative. Il principio si riflette nella camicia abbottonata in modo irregolare, nei cambi di scaletta e nei momenti di dialogo tra un pezzo e l’altro.
Anche l’allestimento e le condizioni di ascolto fanno parte della proposta. I posti a sedere sono pochi e, per chi resta in piedi, la visibilità non è sempre uniforme; l’audio, secondo la descrizione dell’esperienza, è di qualità. L’assenza dei telefoni invita a seguire l’esibizione senza passare dallo schermo.
La formula ha suscitato anche critiche per il costo dei biglietti. Mengoni ha risposto: «Pensate a questo concerto come a una cena stellata».
Numeri e calendario da chiarire
Le informazioni fornite sul progetto riportano numeri diversi: una descrizione parla di 36 serate nell’arco di sette settimane, un’altra indica una residency di 26 concerti. È inoltre previsto che la direzione creativa di Mengoni prosegua fino al 19 dicembre. Il calendario completo e il rapporto tra il totale delle serate e quelle della residency non sono precisati.
Il club combina richiami underground e vintage con elementi di design contemporaneo, senza adottare un’identità legata a un solo genere artistico. La musica resta il fulcro, ma il progetto include altri linguaggi e punta a costruire una serata che cambia a ogni appuntamento.

