Economia

Donohoe: apprezziamo sforzi di Giorgetti per la ratifica dell’Italia del trattato sul Mes

L’Ecofin di Santiago di Compostela “è un consiglio informale, ovviamente non c’è testo sul tavolo da negoziare. Farò una presentazione in cui condividerò con i Ministri europei dell’Economia e delle Finanze il grande lavoro tecnico che è stato sviluppato in questi mesi durante tutta l’estate. Ciò che faremo è proporre un calendario ambizioso con il chiaro obiettivo di raggiungere un accordo prima della fine dell’anno, un accordo sotto la Presidenza spagnola”. È quanto ha affermato Nadia Calvino, ministra dell’Economia della Spagna, paese di turno alla presidenza dell’Ue, commentando, al suo arrivo al consiglio dei ministri dell’Economia, lo stallo sulla riforma del patto di stabilità. 

Il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, ha mostrato forte apprezzamento per gli sforzi che sta facendo il ministro dell’Economia e Finanza, Giancarlo Giorgetti, per portare avanti la ratifica della riforma del trattato sul Meccanismo europeo di Stabilità (Mes) da parte del Parlamento italiano, ma ha anche ammesso che nessuno può predire quale sarà l’esito finale di questo processo, sottolineando comunque quanto importante sarebbe la ratifica per tutti i paesi dell’Eurozona. Donohoe ne ha parlato durante la conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo, oggi a Santiago de Compostela, in Spagna. Durante la riunione, han riferito, “abbiamo avuto un breve scambio sulla ratifica del Trattato” da parte dell’Italia.

“Il nostro collega ministro Giorgetti ci ha informato sugli sviluppi informali che ci sono stati durante l’estate e sui prossimi passi per il processo parlamentare (di ratifica, ndr) in Italia”. “Vorrei giusto notare – ha continuato il presidente dell’Eurogruppo – che questa ratifica è così importante non solo per l’Italia, che si gioverebbe della rete di sicurezza che sarebbe fornita dal Mes” in caso di crisi bancarie; “ma c’è bisogno – ha rilevato – che questa rete di sicurezza sia predisposta per l’intera Eurozona, e ho fiducia che le autorità italiane continueranno a fare tutto quel che possono per attuare questo importante impegno”.

 

“Apprezzo assolutamente – ha insistito Donohoe – l’importanza di questa questione all’interno del Parlamento italiano, e l’importanza del dibattito che avrà luogo tra alcune settimane. Ma oltre a ciò è necessario sottolineare – ha ribadito – che questo Trattato, una riforma che rafforza il Meccanismo di stabilità europeo, fornisce una rete di sicurezza e una forma di sostegno aggiuntivo anche per tutti gli altri Stati membri”. “Il ministro Giorgetti è ben consapevole della dimensione europea di questo dibattito molto importante, e ci ha aggiornato sui suoi sforzi; e noi continuiamo a dargli fiducia e a contare su quegli sforzi, per arrivare a un risultato per tutti i membri dell’Eurozona, che avevano indicato come questo sia un sostegno che servirà in futuro”. 

 

Riforma del Patto di stabilità e crescita, i nodi

 

Il presidente dell’Eurogruppo ha tuttavia tenuto a sottolineare che “noi non ci aspettiamo, realisticamente, che nessuno sia in grado di predire un certo risultato; ciò di cui siamo sicuri sono i suoi sforzi; e ciò che abbiamo enfatizzato qui oggi è che, se questo è un dibattito molto importante in Italia, le conseguenze di questo dibattito vanno al di là dell’Italia”. Discutendo del Mes, i ministri “hanno parlato della forza che avrà la rete di sicurezza, che sarà alla base del nostro comune comportamento nell’Ue di fronte a potenziali rischi economici in futuro: per questo ha tanto valore”, ha concluso Donohoe. Oggi tra i temi sul tavolo dell’Eurogruppo, che è stato seguito dall’Ecofin informale, la ratifica della riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità per cui Roma è stata chiamata a spiegare la sua posizione dal momento resta l’unico tra i venti Paesi aderenti a non aver ancora votato il trattato rivisto. In agenda anche gli sviluppi macroeconomici e, con tutta probabilità, anche il nuovo rialzo dei tassi al 4,5% annunciato dalla Bce. Tra i nodi da sciogliere per l’Ue spicca lo stallo sulla riforma del Patto di stabilità e crescita. Per l’Italia il problema, nella ratifica della riforma del Mes, non è procedurale, ma politico.

La Lega è, infatti, in gran parte fermamente ostile alla ratifica della riforma. Una riforma che venne negoziata principalmente dal ministro dell’Economia del Conte uno, Giovanni Tria, anche se poi fu Roberto Gualtieri (Conte due) a chiuderla. Ma anche la premier Giorgia Meloni che a partire dal 2019 ha definito la riforma del Mes “negativa per gli interessi italiani”, ora si trova in imbarazzo di fronte al pressing per la sottoscrizione della riforma. L’Ue, tuttavia, chiede che l’Italia rispetti gli impegni presi in sede internazionale come hanno fatto tutti gli altri 19 Paesi. Senza l’ok italiano la riforma rimane incompiuta e lascia le banche senza “backstop” in caso di shock. Per l’Italia, infine resta il nodo dell’alto debito, destinato a peggiorare con il Superbonus. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è già detto a favore di un rientro, ma il tema resta trovare una via perché il taglio sia responsabile, serio ma realistico. Ma sui paletti dell’Ue sulla spesa per tener sotto controllo i conti pubblici non vi è accordo.

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