Vertice Ue a Bruxelles, l’ultimo di Angela Merkel

Vertice Ue a Bruxelles, l’ultimo di Angela Merkel
Angela Merkel
21 ottobre 2021

Il Consiglio europeo che inizia domani alle 15 a Bruxelles, a cui per l’Italia parteciperà il premier Mario Draghi, segnerà la fine di un’era: l’era, durata 16 anni, della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha marcato tante scelte dell’Ue, dai negoziati sul Trattato di Lisbona a quelli sul primo grande pacchetto climatico dell’Unione, il 20-20-20, dalle famigerate politiche d’austerità durante la crisi del debito sovrano alla svolta del 2020, con le decisioni coraggiose sul “Next Generation EU” e sul Green Deal.

Sono 107 i vertici europei a cui ha partecipato, contando quello di domani e tutti gli informali e le videoconferenze durante l’emergenza sanitaria della pandemia. Durante il Consiglio europeo vi sarà una foto ricordo che sarà soprattutto la foto d’addio per Merkel e per un altro primo ministro che lascia la scena, lo svedese Stefan Lofven, il cui governo è stato sfiduciato a giugno. Lofven era premier dall’ottobre 2014. A parte questo, al vertice dei capi di Stato e di governo non soni previste decisioni importanti, ma soprattutto discussioni che dovrebbero far emergere le diverse posizioni dei Ventisette su alcuni temi caldi, in particolare la risposta all’impennata dei prezzi dell’energia e l’impatto che possono avere sull’attuazione del Green Deal, e poi la questione della sfida polacca al primato del diritto comunitario sul diritto nazionale, che è stata introdotta in agenda dalla lettera d’invito ai leader del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, con la bizzarra e vaga formula “toccheremo anche l’argomento dei recenti sviluppi relativi allo stato di diritto” (“We will also touch upon recent developments related to the Rule of Law”).

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In realtà, Michel, che non ha ancora detto una sola parola sulla sentenza del Tribunale costituzionale polacco che ha messo in questione l’intero ordine giuridico europeo, avrebbe preferito evitare di coinvolgere ora i leader su questo tema divisivo e spinoso, lasciando interamente alla Commissione, nel suo ruolo di guardiana dei Trattati Ue, la responsabilità di dare un’appropriata risposta giuridica alla Polonia. La questione è resa ancora più complicata dal ricorso contro la stessa Commissione lanciato oggi dal Parlamento europeo per non aver ancora attivato le procedure previste dal nuovo regolamento sulla tutela del bilancio comunitario (che bloccherebbe i fondi Ue destinati a paesi che non rispettano lo stato di diritto). L’Esecutivo Ue non sta facendo altro che rispettare l’accordo del dicembre scorso con cui Polonia e Ungheria hanno tolto il veto che bloccava il “Next Generation EU”, in cambio dell’assicurazione che le procedure non sarebbero state lanciate, fino alla sentenza con cui la Corte di Giustizia risponderà ai loro ricorsi contro il regolamento.

La discussione sulla questione polacca e sullo stato di diritto, che è stata introdotta in agenda perché lo hanno chiesto alcuni leader durante i colloqui con Michel per la preparazione del vertice, potrà comunque servire alla Commissione per verificare su quale grado di appoggio possa contare da parte dei capi di Stato e di governo prima di dare la sua risposta formale alla sfida di Varsavia. Oltre alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e ai leader più sensibili alla questione, dovrebbe intervenire nella discussione il premier polacco Mateusz Morawiecki. Molto probabilmente, von der Leyen e Morawiecki ribadiranno quanto hanno già detto nel dibattito all’Europarlamento di martedì, a Strasburgo. Non è prevista, comunque, una conclusione formale sul tema nel documento finale del Consiglio europeo. Sui prezzi dell’energia, ci sono gruppi di paesi che sostengono esigenze diverse: Francia, Spagna, Portogallo e Ungheria chiedono di sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, una misura che altri Stati membri e la Commissione non vedono favorevolmente perché scardinerebbe l’attuale sistema di formazione dei prezzi sul mercato dell’energia (e si teme anche che possa penalizzare gli investimenti nelle rinnovabili).

Un altro gruppo (Spagna, Polonia, Ungheria, Bulgaria) chiede di valutare se non vi siano speculazioni in corso nel sistema Ets di scambio dei permessi di emissione di CO2 (la “borsa delle emissioni), e criticano l’allargamento dell’Ets proposto dalla Commissione ai settori del riscaldamento/raffreddamento domestico e dei carburanti per i trasporti su strada, temendo che possa provocare un’ulteriore aumento dei prezzi per i consumatori finali. C’è poi l’offensiva francese a favore di un rilancio degli investimenti nel nucleare, appoggiata da diversi paesi dell’Est e dalla Finlandia, ma osteggiata da altri Stati membri tra cui Germania, Austria, Irlanda, Lussemburgo e Spagna. La maggioranza dei Ventisette sostiene comunque la tesi della Commissione, secondo cui la fiammata dei prezzi dipende da un forte aumento della domanda (anche da parte della Cina) a cui non corrisponde un adeguato aumento delle forniture di gas da parte dei paesi produttori, e non è causata dal Green Deal (che bisogna semmai accelerare per aumentare l’indipendenza energetica dell’Europa).

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Le conclusioni dei leader saranno al centro di un Consiglio Ue straordinario dei ministri dell’Energia, che è stato convocato per il 26 ottobre a Lussemburgo. Gli altri temi che verranno discussi dai leader nella prima giornata del vertice Ue riguardano la situazione della pandemia di Covid-19, la conferenza Onu sul clima di Glasgow (Cop26) e quella sulla biodiversità (Cop15), le relazioni esterne e una discussione strategica sul commercio internazionale. Riguardo alla pandemia, i Ventisette prenderanno atto del miglioramento netto della situazione nei paesi, come l’Italia, che hanno raggiunto un’alta percentuale della propria popolazione vaccinata, e del preoccupate peggioramento, invece, negli Stati membri che sono rimasti a un livello più basso, come la Romania (37%) e la Lettonia (50%). Venerdì il vertice si occuperà di immigrazione e della transizione digitale. Riguardo all’immigrazione, i Ventisette discuteranno della “dimensione esterna”, ovvero gli accordi dell’Ue con i paesi di origine e di transito dei migranti per cercare di limitare le partenze.

Come stabilito nella precedente riunione del Consiglio europeo del 24 e 25 giugno scorsi, e come aveva chiesto in particolare l’Italia, la Commissione ha approntato otto piani d’azione che riguardano questi paesi terzi (tra cui, ad esempio, Afghanistan, Marocco, Tunisia, Libia, Bosnia). Ora bisognerà mettere a punto i finanziamenti per questi piani. Infine, si parlerà della situazione sempre drammatica alle frontiere esterne di Polonia, Lettonia e Lituania con la Bielorussia, dove il regime di Aleksander Lukashenko continua ad ammassare migranti come forma di pressione sull’Ue.

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