Renzi rilancia il centro: “Casa riformista per battere Meloni”

Matteo Renzi

Matteo Renzi

A Milano Matteo Renzi riunisce l’assemblea nazionale di Italia Viva e rilancia la “Casa riformista” come perno del centrosinistra. Nessun veto, nessuna resa dei conti, un solo obiettivo dichiarato: costruire una gamba di centro larga e competitiva per mandare a casa Giorgia Meloni. I numeri, assicura l’ex premier, ci sono. A patto di smettere di litigare e tornare a parlare di contenuti.

Renzi sceglie il capoluogo lombardo non a caso. È qui che Italia Viva prova a rimettere ordine nel campo riformista, chiedendo a tutti di entrare “senza protagonismi e senza pretendere nulla”. Il messaggio è netto: o si costruisce un fronte credibile, oppure il centrosinistra si condanna all’irrilevanza. La Casa riformista, insiste, è “fondamentale” per vincere le elezioni e per contendere a Meloni Palazzo Chigi.

Un fronte largo senza veti incrociati

Secondo Renzi, l’operazione è possibile soprattutto se alla destra della premier nascerà un nuovo soggetto politico, magari guidato da Roberto Vannacci o da altre figure fuori dall’attuale perimetro del centrodestra. Un’ipotesi che, a suo avviso, potrebbe sottrarre almeno tre punti percentuali a Fratelli d’Italia e agli alleati. Ma la vera condizione resta l’unità: “Nessuno, nel centrosinistra o tra i centristi, può permettersi il lusso di litigare”.

La posta in gioco, avverte, va ben oltre le prossime elezioni politiche. In ballo c’è il futuro del governo e anche la scelta del successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Per questo Renzi definisce “folle” l’idea di riaprire la stagione dei veti e dei rancori. Serve piuttosto una nuova “Margherita 4.0”, capace di mettere insieme sindaci, amministratori locali e quelle energie che non si riconoscono più nell’attuale Partito democratico.

Sul palco e in sala i segnali non mancano. Interviene Benedetto Della Vedova di +Europa, tra il pubblico c’è la deputata dem Marianna Madia. Presenze che Renzi legge come un primo passo verso un’area riformista più ampia e organizzata, chiamata a fare da collante tra centro e sinistra.

Contenuti prima delle leadership personali

Oltre al metodo, c’è il merito. Renzi invita l’opposizione a smettere di “piangersi addosso” e a concentrarsi su pochi temi chiave: cultura, sicurezza, economia. Se il centrosinistra saprà farlo, sostiene, Meloni non reggerà l’urto. Altrimenti il Paese si dovrà rassegnare ad altri cinque anni di governo di destra. La premier, osserva, rivendica la durata del suo esecutivo come un punto di forza, ma rischia che diventi il suo principale punto debole: “Dopo quattro anni qualcuno chiederà conto di cosa è stato fatto”.

Il ragionamento si fa particolarmente duro sul tema della sicurezza. Renzi parla di un problema “più grave di quanto sembri” e accusa il governo di scaricare responsabilità su sindaci e opposizioni. Attacca frontalmente l’esecutivo: “È il governo degli sciacalli, che usa la cronaca nera per aumentare i reati e tiene 500 poliziotti in Albania sapendo che non servono a nulla”. L’invito al centrosinistra è perentorio: niente timidezze, è il momento di andare all’attacco e chiedere conto di coltelli nelle scuole e carenze di organico nelle città.

Milano laboratorio politico e scontro nel Pd

I temi trovano sponda nel sindaco di Milano Beppe Sala, ospite della convention. Renzi lo difende apertamente e coglie l’occasione per colpire il Pd milanese, colpevole – a suo dire – di aver evocato una discontinuità con l’attuale giunta in vista delle comunali del 2027. “A Milano vinciamo da quindici anni, la discontinuità è se perdiamo”, afferma, indicando in Matteo Salvini il vero nome del cambiamento. Un errore, accusa, “da dilettanti della politica”.

Sala incassa la difesa e rilancia con prudenza. Parla di tempi e di metodo, sconsigliando di aprire ora il capitolo della leadership. Prima viene il programma, avverte, e deve essere essenziale: cinque punti chiari, non duecento pagine. L’obiettivo resta uno solo, vincere, resistendo alla tentazione di un’opposizione comoda e sterile.

Una sfida aperta al governo Meloni

La giornata milanese di Renzi si chiude così, con una sfida aperta al governo e un appello a tutto il campo riformista. Mettere da parte i personalismi, costruire un progetto credibile e parlare agli elettori sui temi concreti. Solo così, sostiene l’ex premier, la Casa riformista potrà diventare la leva decisiva per cambiare gli equilibri politici del Paese.