Salvatore Cuffaro resta ai domiciliari soltanto per il concorso truccato all’ospedale Villa Sofia
I magistrati del Riesame rigettano ogni istanza dei pubblici ministeri: niente aggravamenti né sequestri preventivi. L’impianto accusatorio su sanità e appalti pubblici esce ridimensionato dalla pronuncia palermitana.
Totò Cuffaro
La giustizia penale ha i suoi tempi, le sue liturgie, i suoi snodi processuali. E nella vicenda che vede protagonista Salvatore Cuffaro, già presidente della Regione siciliana, uno di questi passaggi decisivi si è consumato ieri nelle aule del Tribunale del Riesame di Palermo. I giudici hanno respinto in blocco l’appello con cui la Procura cercava di aggravare la posizione dell’ex governatore, attualmente agli arresti domiciliari. La richiesta dei pubblici ministeri mirava a estendere la misura cautelare anche ad altre ipotesi di corruzione e a contestare l’associazione a delinquere, ma il collegio ha confermato integralmente l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Carmen Salustro. Le tesi difensive degli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto hanno dunque trovato accoglimento.
Cuffaro rimane agli arresti domiciliari, ma soltanto per l’accusa relativa al concorso truccato all’ospedale Villa Sofia. Gli inquirenti volevano ripristinare, nella valutazione e nella durata delle misure cautelari, ulteriori contestazioni di corruzione e l’associazione per delinquere, giudicata però inammissibile dal Riesame. La corruzione che i magistrati intendevano ribadire era stata contestata, oltre che all’ex presidente, anche al deputato regionale della Democrazia Cristiana Carmelo Pace, all’imprenditore di Favara Alessandro Vetro e al direttore del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale Giovanni Tomasino. Tutti hanno evitato l’inasprimento della propria situazione processuale.
Rigettate le richieste su Dussmann
Il Tribunale ha inoltre respinto la domanda di sequestro preventivo di venticinquemila euro e la richiesta di riqualificazione della vicenda Dussmann, relativa all’appalto per i servizi dell’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa, da traffico di influenze illecite a corruzione. La decisione del giudice per le indagini preliminari resta quindi in piedi. L’appello dei pubblici ministeri è stato dichiarato inammissibile per quanto riguarda Vito Raso, mentre è stato rigettato per Antonio Abbonato, entrambi difesi dall’avvocato Marco Traina. Anche per Carmelo Pace, assistito da Lillo Fiorello e Rosaria Giacomazzo, il Riesame ha negato l’applicazione degli arresti domiciliari. Lo stesso vale per l’imprenditore Vetro, difeso da Giuseppe Barba, e per Tomasino, assistito da Luigi Mattei e Velio Sprio.
L’impianto accusatorio appare sensibilmente ridimensionato. I pubblici ministeri avrebbero voluto che la misura cautelare nei confronti di Cuffaro venisse applicata anche per altre contestazioni: l’associazione a delinquere attraverso cui l’ex governatore avrebbe gestito posizioni di potere nell’ambito della sanità, la consegna di denaro all’imprenditore Vetro affinché venisse favorito nell’aggiudicazione di alcune commesse pubbliche al Consorzio di bonifica, e la vicenda del concorso all’Asp di Siracusa con la complicità del direttore generale Alessandro Caltagirone. Per quest’ultima vicenda ha retto soltanto l’ipotesi del traffico di influenze, che di recente è stata contestata ad altri due indagati.
La reazione della Democrazia Cristiana
A commentare la decisione del Riesame è intervenuto il segretario nazionale della Democrazia Cristiana, Gianpiero Samorì. “Le accuse mosse a Totò Cuffaro, da parte della Procura, non reggono: è questo quanto emerge dalla decisione del Tribunale del Riesame che ieri ha respinto l’appello che mirava ad aggravare la posizione dell’ex segretario nazionale della DC e del capogruppo della DC all’Assemblea regionale siciliana, Carmelo Pace”. Samorì ha sottolineato che il Tribunale, respingendo tutte le istanze di ulteriori misure restrittive e le richieste di sequestri, ha ridimensionato le accuse avanzate dalla Procura. “L’impianto accusatorio appare sensibilmente indebolito”, ha aggiunto. La misura degli arresti domiciliari per Cuffaro rimane legata esclusivamente al caso del presunto concorso truccato presso l’ospedale Villa Sofia. Per questo capo di imputazione, saranno gli avvocati a valutare l’eventuale ricorso in Cassazione.
Il partito, nel rispetto delle istituzioni e delle regole processuali, auspica che il procedimento possa proseguire nell’osservanza della legge e delle garanzie costituzionali. “Riteniamo che, in questa fase, sia fondamentale mantenere un atteggiamento equilibrato e responsabile, confidando nel lavoro della magistratura e nel rispetto della presunzione di innocenza”, ha concluso Samorì. Anche Carmelo Pace ha espresso sollievo attraverso i canali sociali: “Dopo mesi di sofferenza, torna finalmente il sereno. Grazie all’avvocato Fiorello e all’avvocato Giacomazzo e a chi mi è stato accanto in un momento così delicato della mia vita. Guardiamo avanti con fiducia, insieme”. La vicenda giudiziaria prosegue, ma per gli indagati la situazione processuale appare meno gravosa di quanto la Procura avesse richiesto.
