Cina stringe controllo politico su forze armate mentre l’inchiesta anticorruzione decapita i vertici militari

Nuove norme disciplinari entreranno in vigore dal primo marzo per rispondere alle “criticità emerse”, secondo quanto annunciato dal quotidiano ufficiale dell’Esercito popolare di liberazione sabato scorso.

Xi Jinping

Xi Jinping

La Commissione militare centrale cinese ha approvato una revisione delle norme disciplinari destinate ai membri del Partito comunista nell’Esercito popolare di liberazione. La decisione, resa nota sabato dal PLA Daily, giornale ufficiale delle forze armate, giunge in un momento di forte tensione interna ai vertici militari. Le modifiche entreranno in vigore dal primo marzo e rispondono, secondo la formulazione utilizzata dal quotidiano, alla necessità di “affrontare attivamente le principali criticità emerse nella pratica dell’applicazione disciplinare”. Una lingua cifrata che tradisce l’urgenza politica dell’operazione.

Il PLA Daily non ha fornito dettagli sul contenuto specifico delle revisioni. L’annuncio, tuttavia, acquista un significato inequivocabile se letto alla luce degli eventi recenti. Due settimane fa è stata resa pubblica l’apertura di un’inchiesta per corruzione ai danni di Zhang Youxia, primo vicepresidente della Commissione militare centrale, e di Liu Zhenli, capo del Dipartimento di stato maggiore congiunto dello stesso organismo. Si tratta di figure di rango elevato, inserite nel cuore del sistema di comando. La loro caduta in disgrazia non può essere ridotta a episodio isolato.

L’inchiesta decapita i vertici della Commissione

Gli osservatori concordano nel ritenere che le revisioni disciplinari rappresentino un tentativo di arginare le falle nella struttura di controllo interno. Gli investigatori stanno conducendo accertamenti approfonditi sui casi di corruzione all’interno dell’esercito e trasmettono le conclusioni direttamente al presidente Xi Jinping, che ricopre anche la carica di capo della Commissione militare centrale. La situazione ai vertici dell’organismo appare oggi fortemente compromessa. Dei membri della Commissione, rimangono in carica soltanto Xi stesso e Zhang Shengmin, vicepresidente incaricato di guidare la campagna anticorruzione nelle forze armate. Tutti gli altri sono stati rimossi o sono sotto inchiesta.

La concentrazione del potere decisionale in così poche mani sottolinea l’ampiezza della crisi in atto. La Commissione militare centrale è l’organo supremo di comando delle forze armate cinesi. La sua composizione riflette gli equilibri politici all’interno del Partito comunista. L’azzeramento progressivo della sua struttura dirigenziale costituisce un segnale inequivocabile della volontà di Xi di imporre un controllo diretto e verticale sull’apparato militare. La retorica ufficiale parla di lotta alla corruzione. La sostanza è un riassetto dei rapporti di forza.

Nuove regole per “la nuova era”

Il PLA Daily ha specificato che le revisioni “riassumono e codificano l’esperienza maturata nell’applicazione della disciplina militare nella nuova era”. L’espressione “nuova era” è un riferimento esplicito al periodo successivo all’ascesa al potere di Xi Jinping, avvenuta nel 2012. Da allora, il presidente ha lanciato una serie di campagne anticorruzione che hanno investito sia l’amministrazione civile sia le forze armate. Migliaia di funzionari sono stati rimossi, processati, condannati. Ufficialmente, l’obiettivo è purificare il Partito e rafforzarne la credibilità. In realtà, le campagne hanno permesso a Xi di eliminare avversari politici e consolidare il proprio potere personale.

Le nuove norme, secondo il quotidiano, “stabiliscono standard e regole più rigorosi, definiscono in modo stringente responsabilità e autorità, migliorano le norme procedurali e rafforzano i controlli e gli equilibri sul potere”. Si tratta di una formulazione volutamente generica, che tuttavia lascia trasparire l’intenzione di irrigidire i meccanismi di vigilanza interna. L’obiettivo dichiarato è prevenire abusi. L’effetto concreto sarà probabilmente un ulteriore accentramento decisionale. In un sistema dove il Partito controlla l’esercito e il presidente controlla il Partito, ogni riforma disciplinare si traduce inevitabilmente in un rafforzamento del controllo verticale.