Short track, staffetta femminile: un argento che pesa come l’oro. Fontana nella storia
Arianna Fontana, Elisa Confortola, Chiara Betti, Arianna Sighel e Gloria Ioriatti salgono sul podio al Forum di Assago; con il quattordicesimo alloro olimpico la valtellinese cancella il nome di Mangiarotti dai libri dei primati nazionali.
Chiara Betti, Elisa Confortola, Arianna Sighel e Arianna Fontana
Ci sono momenti in cui il cronometro si ferma e lo sport smette di essere soltanto sport. Al Forum di Assago — ribattezzato per l’occasione Milano Ice Skating Arena — mercoledì sera è accaduto qualcosa di questo genere. Arianna Fontana ha tagliato il traguardo della staffetta femminile dei 3000 metri di short track con il secondo tempo della gara, alle spalle della Corea del Sud oro e davanti al Canada bronzo, e nel contempo ha cancellato dai libri dei primati il nome di Edoardo Mangiarotti. Tredici medaglie olimpiche, quelle dello schermidore milanese, conquistate tra il 1936 e il 1960 e rimaste intatte per sessantacinque anni. Quattordici, adesso, quelle della pattinatrice di Bormio. Un confine che sembrava remoto, quasi metafisico, è diventato realtà concreta in una manciata di giri sul ghiaccio.
La gara, in sé, ha avuto la sua parte di dramma. L’Olanda, accreditata dai pronostici come favorita principale, è uscita di scena per una caduta avvenuta poco oltre la metà della prova. Il vuoto lasciato dalle olandesi ha riorganizzato gli equilibri in pista, ma il quintetto azzurro — composto da Arianna Sighel, Gloria Ioriatti, Elisa Confortola, Arianna Fontana e Chiara Betti — non ha avuto bisogno di attendere la sfortuna altrui per meritare il podio. Ha skattato con ordine, ha amministrato le energie, ha difeso la posizione con la lucidità di una squadra che conosce i propri mezzi.
Il peso di un numero: quattordici
Quattordici medaglie olimpiche non si sommano per accidente. Fontana ha esordito ai Giochi nel 2006, a Torino, a quattordici anni. Da allora ha attraversato sei edizioni, cambiato allenatori, attraversato stagioni difficili, subìto infortuni, resistito alle pressioni di un ambiente che in Italia tende a consumare i propri campioni prima che abbiano finito di esprimersi. Questa Olimpiade milanese è già la terza medaglia in questa sola edizione: oro nella staffetta mista, argento nei 500 metri individuali, argento ora nella staffetta femminile. Non è accumulo: è continuità. È la qualità più rara nello sport ad alto livello.
Mangiarotti, al confronto, aveva costruito il suo palmares in un’epoca in cui i Giochi si svolgevano con cadenza quadriennale senza eccezioni e le discipline olimpiche erano meno affollate di atlete di caratura mondiale. Non si tratta di sminuire il grande schermidore — sarebbe operazione sciocca e ingrata — ma di contestualizzare la dimensione dell’impresa di Fontana. Lo short track è uno sport in cui l’imprevisto è strutturale, in cui una caduta, un contatto, una penalità possono annullare in un secondo il lavoro di anni. Vincere con questa frequenza, in questo contesto, richiede qualcosa che va oltre il talento tecnico.
La serata amara di Pietro Sighel
Non tutto, nella stessa serata, ha regalato soddisfazioni. Pietro Sighel — fratello di Arianna — è rimasto fuori dalla finale dei 500 metri maschili. La sua semifinale si è chiusa con il tempo peggiore del gruppo, e la delusione ha trovato sfogo nel pubblico: un sonoro coro di fischi ha accolto la comunicazione che nessuna penalità sarebbe stata comminata per il contatto che aveva compromesso la sua gara. La pista è la stessa per tutti; le notti, però, non lo sono. Mentre sua sorella saliva sul podio, Pietro Sighel raccoglieva i cocci di una finale mancata.
Meloni ad Assago: la politica sugli spalti
In tribuna, ad assistere alla gara della staffetta femminile, c’era la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al termine della prova, Meloni è scesa negli spogliatoi insieme al presidente del Coni Luciano Buonfiglio e ha salutato di persona le cinque atlete. «Sono molto emozionata. È stata una gran bella emozione», ha detto. Parole semplici, non elaborate, che in certi contesti funzionano meglio di qualunque discorso. La premier ha poi assicurato alle pattinatrici che sarebbe rimasta fino alla cerimonia di premiazione.
La presenza dei vertici istituzionali alle grandi manifestazioni sportive è prassi consolidata e, in sé, priva di rilievo giornalistico autonomo. Quel che conta, stasera, è la gara. E la gara dice che l’Italia ha una pattinatrice che non ha ancora finito di sorprendere.
