Sicurezza e legge elettorale: la doppia scommessa di Meloni per il 2026
Stretta sulle baby gang e riforma del voto in arrivo
Giorgia Meloni
La presidente del Consiglio annuncia nuovi provvedimenti contro la criminalità giovanile e rilancia sul proporzionale con premio di maggioranza. Alle opposizioni l’ultimatum: “Confronto o si va avanti da soli”. Obiettivo dichiarato: arrivare a fine legislatura e presentarsi agli elettori con un bilancio complessivo
Roma – Sicurezza e legge elettorale. Sono questi i due fronti su cui Giorgia Meloni ha deciso di giocare la partita del 2026, anno che porterà dritto alle elezioni politiche.
La presidente del Consiglio lo annuncia nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dall’Ordine dei giornalisti e dall’Associazione stampa parlamentare: “Abbiamo lavorato moltissimo in questi tre anni, anni di lassismo non sono facili da cancellare, ma i risultati per me non sono sufficienti”. Dal decreto anti rave del primo giorno di governo a oggi, la linea non è cambiata. Anzi, si rafforza in vista della prossima campagna elettorale.
I numeri, in parte, le danno ragione. Nei primi dieci mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5% rispetto all’anno precedente. Un dato positivo, ma non abbastanza per chi ha fatto della sicurezza uno dei pilastri della propria azione di governo. “Questo deve essere l’anno in cui si cambia passo su questa materia, in cui si fa molto di più”, incalza Meloni. L’annuncio più concreto riguarda le baby gang, fenomeno ormai “fuori controllo” secondo Palazzo Chigi. Un nuovo provvedimento verrà presentato nei prossimi Consigli dei ministri.
La competizione interna tra Lega e Fratelli d’Italia
Dentro la maggioranza la partita è chiara. Gli episodi di cronaca alimentano una diffusa percezione di insicurezza tra i cittadini. Una percezione che potrebbe costare cara alle urne, soprattutto per una coalizione di destra che ha fatto del “law and order” la propria bandiera. E in una fase in cui gli interventi sul fronte economico sono più complicati, la sicurezza diventa il terreno su cui giocarsi il consenso. Non a caso è già partita una competizione interna tra Lega e Fratelli d’Italia su chi ha più a cuore il problema. Una gara che accompagnerà la marcia di avvicinamento al voto.
Perché di voto si parla, eccome. Ma non subito. Meloni smentisce i retroscena che la descrivono tentata dall’ipotesi di elezioni anticipate entro l’anno. “Il mio obiettivo è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, facendo una cosa che non è mai stata possibile per i nostri predecessori: presentarsi ai cittadini per essere giudicati sul totale del suo lavoro”. Tradotto: c’è tempo fino al 2027, e la premier intende sfruttarlo tutto.
Il proporzionale con premio: la sfida alle opposizioni
Nel frattempo, però, Meloni vuole cambiare le regole del gioco. Il centrodestra lavora a una riforma elettorale: proporzionale con premio di maggioranza. Una proposta su cui la presidente del Consiglio è pronta a sfidare le opposizioni. Il messaggio è netto: disponibilità al confronto, ma se arriva una chiusura pregiudiziale si va avanti comunque. “Non ci possono essere chiusure pregiudiziali: se c’è un dibattito faremo di tutto perché le norme siano condivise”, spiega. Ma subito dopo aggiunge: “Se c’è una chiusura pregiudiziale non escludo che si debba comunque chiedere al Parlamento a maggioranza di risolvere questo problema”.
La premier difende il sistema allo studio sostenendo che non svantaggerebbe affatto i partiti di minoranza. Anzi, potrebbe addirittura favorirli. “È una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida: sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l’opposizione che per la maggioranza”, sostiene Meloni. Secondo la sua analisi, con questa legge elettorale “la partita è più che aperta” e il campo avverso potrebbe ottenere “una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l’attuale legge”.
Governabilità e potere ai cittadini: gli argomenti di Palazzo Chigi
Il ragionamento di Meloni punta dritto al tema della governabilità. “Il tema non è solo vincere ma riuscire a governare”, sottolinea. L’obiettivo dichiarato è dare ai cittadini “un potere reale”, evitare che le maggioranze vengano “ricomposte nel palazzo” dopo il voto. “È importante che chi ha preso un voto in più possa governare”, ribadisce.
Le interlocuzioni con le opposizioni sono già in corso, anche se non è la premier in prima persona a occuparsene. Ma l’intenzione di portare a casa il risultato è evidente. La legislatura ha ancora oltre un anno di strada davanti. Tempo sufficiente, secondo Palazzo Chigi, per cambiare le regole, consolidare i risultati sulla sicurezza e presentarsi agli elettori con un bilancio complessivo da sottoporre al loro giudizio.
