Politica

Smeriglio: “M5s rinuncia a Conte premier. Pd mai ruota di scorta”

E’ uno scrittore, ma soprattutto è un politico navigato. Massimiliano Smeriglio, esponente del Partito Democratico, ha già alle spalle un paio di legislature nazionali, ex vice presidente della Regione Lazio e dallo scorso maggio è europarlamentare. Ma soprattutto è uno zingarettiano della prima ora, consapevole che questa mediazione giallorossa “non è una passeggiata ma un grande sforzo e una grande responsabilità”.

Onorevole, la trattativa Pd-M5s per un eventuale nuovo governo appare in salita.

“Continuano ad essere ore faticose, e fa bene il nostro segretario Zingaretti a insistere sulla necessaria discontinuità rispetto al fallimento del governo del ‘cambiamento’ (Lega-M5s, ndr). Un fallimento registrato in questi quattordici mesi di propaganda e capri espiatori. Di certo, c’è un tema molto stringente che riguarda sia la parte programmatica, sia i nomi che dovranno comporre il nuovo governo”.

Appare direttamente proporzionale la “discontinuità” richiesta dal Pd e il nome di Conte come premier imposto dal M5S. Così però non si va da nessuna parte.

“Ciò è segno di stallo evidente. D’altronde, non abbiamo grandissime condizioni per avviare questa trattativa tranne proprio l’unica condizione relativa alla necessaria discontinuità, viceversa, gli italiani capirebbero poco l’idea di un governo in cui il Pd, la sinistra, potrebbero apparire la ruota di scorta di un esecutivo che ha bucato la propria possibilità, ovvero quello Lega-M5s”.

Per meglio capire, il Pd dice no a Conte o urne?

No. Dico – e chi parla è colui che da circa un anno crede al disgelo con i 5stelle, prendendomi una buona dose di strali da una parte anche del mio stesso partito – che queste ore sono decisive, ma ancora c’è tempo per fare di tutto per dare una possibilità al Paese di evitare le urne. Tuttavia, sono assolutamente convinto che in queste ore siamo in una fase in salita, come lei dice, fermo restando che si vivono evoluzioni ora per ora. Ma fino alla fine bisogna provarci con determinazione e non per fare un accordicchio, né per fare un governo istituzionale, buttando anche a mare l’idea ridicola dei contratti, ma bisogna provarci per fare un governo forte, politico fino in fondo e che si possa ritrovare intorno a cinque-sei punti fondamentali utili a migliorare la vita dei nostri concittadini”.

Siete disposti quindi a sposare l’idea dei renziani che pur di non votare chiedono un Conte-bis?

“Le discussioni sono in qualsiasi schieramento, quindi anche nel Pd. Come ci sono discussioni piuttosto accese e diverse opzioni all’interno del M5s. Potrebbero esserci candidature a premier come quella del presidente della Camera Fico, o figure terze autorevoli, autonome. In questo momento, Zingaretti ha un mandato pieno per cercare l’accordo. Quindi, inutile commentare le uscite, pur legittime, di singoli senatori e deputati. Il Pd deve essere compatto verso Zingaretti”.

Chiudere un accordo con un Conte-bis, però, sarebbe una disfatta per Zingaretti e l’intero Pd.

“In questo momento, mi pare che l’unica cosa certa che proprio il segretario continua a ribadire è che nulla di personale contro il professore Conte, ma non possiamo dare l’idea che non è successo niente ma bisogna lavorare sulla discontinuità”.

E’ d’accordo che l’esito delle prime consultazioni ha innervosito il Presidente Mattarella, noto tra le altre cose, proprio per la sua serenità che manifesta sempre pubblicamente?

“Il Presidente della Repubblica farà un secondo giro di consultazioni martedì, chiedendo conto a tutte le forze se esistono la volontà politica e i numeri per andare in Parlamento e avviare un nuovo corso. E se ciò non accadrà, penso che da mercoledì dovremo cominciare a pensare alle urne perché il Paese non si può permettere questo livello di indeterminatezza”.

L’ex ministro Calogero Mannino ha definito questa trattativa Pd-M5s “spettacolo di giocoliere impensabile nella Prima Repubblica”.

“Inutile ricordare che nella Prima Repubblica ne abbiamo visto di tutti i colori, quindi eviterei meccanismi nostalgici. Certo, nel nostro caso una stranezza c’è, ed è il fatto che il governo gialloverde è imploso dall’interno e non perché c’è stata una fortissima opposizione ma perché quelle due forze hanno culture e antropologie diverse. Anche nel nostro caso, Pd e M5s, sono due soggetti molto diversi, e quindi ora si tratta di capire se possono trovare un programma comune che abbia forti caratteristiche per governare il Paese”.

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