I riformisti aprono la sfida a Elly Schlein sull’identità del Partito Democratico. La corrente dem s’è riunita oggi alla casa del popolo di Coiano, alle porte di Prato, ponendo tre condizioni a Schlein in vista dell’assemblea del “correntone” prevista a Montepulciano dal 23 al 25 ottobre. L’appuntamento è stato pensato come lancio di “idee e proposte”, ma si è trasformato soprattutto nella fissazione di alcuni paletti interni.
Il primo riguarda l’identità del partito. “Il Pd deve fare il Pd”, “non deve perdere identità”, “non deve annacquare i propri valori”: le parole d’ordine circolate a Coiano puntano tutte nella stessa direzione, quella di non cedere a “estremizzazioni” nel rapporto con le altre forze del campo largo. La senatrice Lia Quartapelle ha inquadrato il bersaglio indicando Giuseppe Conte: il leader M5s, ha osservato, “non può infliggerci tutte le politiche del M5s” perché “sa anche lui che sono slogan”.
Il pressing sulle correnti interne
Il messaggio è indirizzato al campo largo, ma prima ancora alla maggioranza interna del Pd guidata da Schlein. La senatrice Simona Malpezzi ha chiesto alle diverse aree del partito di non rivendicare “posti”, ma di portare proposte capaci di “allargare” il Pd e conquistare elettori moderati.
A chiudere l’assise è stato Lorenzo Guerini, con un passaggio che ha reso esplicito il destinatario polemico. “Non accettiamo lezioni di unità da chi se ne è andato”, ha dichiarato, rivendicando che l’area riformista “è rimasta” nel partito e vuole “aiutare il Pd a vincere contro l’onda nera della destra”. Il riferimento a chi ha lasciato il Pd non ha lasciato margini di ambiguità tra i presenti.
La linea rossa sull’Ucraina
La prima delle condizioni poste dai riformisti riguarda il sostegno a Kiev. Per Giorgio Gori, Lia Quartapelle, Lorenzo Guerini e Graziano Delrio, l’appoggio militare all’Ucraina resta un principio “non negoziabile” e non “trattabile al tavolo del programma” con le altre forze della coalizione. L’obiettivo dichiarato è arrivare “alla pace e non alla resa alle pretese di Putin”.
Su questo punto, riferiscono i riformisti, l’unico terreno di mediazione possibile con gli alleati del campo largo consiste nel sostenere che abbandonare ora il sostegno a Kiev allontanerebbe, non avvicinerebbe, una soluzione negoziale.
Il nodo del ddl antisemitismo
La seconda condizione riguarda il disegno di legge sull’antisemitismo, in discussione alla Camera la prossima settimana. Il tema, oltre al merito del provvedimento, fotografa le divisioni interne al Pd tra riformisti e ala più vicina al campo largo.
Lele Fiano ha collegato direttamente la propria permanenza nel partito all’esito del voto: una conferma del “no” del Pd al ddl, ha spiegato, rappresenterebbe un confine “invalicabile”. Giorgio Gori ha invitato il partito a non superare quella soglia.
Il terzo paletto riguarda le regole congressuali. I riformisti chiedono primarie aperte ai gazebo, non online, e a doppio turno, sul modello già seguito nel 2012 con la segreteria di Pier Luigi Bersani e successivamente con quella di Enrico Letta.
Gori si è chiesto pubblicamente quale senso avrebbero eventuali “norme ad personam” pensate per restringere la platea dei candidati, rilanciando implicitamente l’ipotesi di una propria candidatura riformista alle prossime primarie, pur precisando che non è “il tema di oggi”.
La linea di Guerini sull’alleanza
Sul rapporto con le altre forze del campo largo, Guerini ha posto un’ulteriore condizione: l’alleanza “va fatta”, ma non può reggersi su una logica di “prendere o lasciare” né su un’esasperazione dei nodi critici per ottenere vantaggi personali o di partito.
Gori, in un passaggio che suona come contrappunto alla linea “testardamente unitaria” della segretaria Schlein, ha aggiunto che “l’unità va bene” ma non al prezzo di rinunciare ai valori del Pd, perché una competizione a chi si colloca più a sinistra “lascerebbe spazi a una destra che non merita nulla”.
L’assemblea di Coiano viene letta dai partecipanti come prova generale in vista di Montepulciano, dove dal 23 al 25 ottobre si riunirà il “correntone” dem. I riformisti ribadiscono di non cercare “posti” né “riconoscimenti” interni, ma di voler condizionare la linea del partito sui tre dossier indicati.
Non sono ancora stati resi noti i tempi con cui Schlein e la maggioranza dem intendono rispondere ai paletti posti da Coiano, né se il tema delle primarie sarà affrontato formalmente prima di Montepulciano.

