La Camera ai tempi del Coronavirus tra divieti e burocrazia

La Camera ai tempi del Coronavirus tra divieti e burocrazia
Il Transatlantico, non è solo un corridoio di Palazzo Montecitorio, ma è un vero e proprio salone, situato accanto all’Aula del Camera
5 aprile 2020

“Transatlantico ora”. Solo due parole accompagnano la foto che il deputato di Forza Italia Antonio Palmieri ha pubblicato su twitter per mostrare il capanello di colleghi nel Transatlantico di Montecitorio, il corridoio antistante l’Aula. Palmieri non è l’unico a domandarsi se le sedute di Montecitorio, fortemente volute da alcuni gruppi parlamentari, non siano forse inopportune per il rischio di diffusione del virus. Oggi ad esempio il deputato Pd Stefano Ceccanti ha riproposto l’interrogativo su facebook: “Si può ritenere questa forma di presenza fisica in termini di sistema davvero conforme a ragionevolezza, per le centinaia di persone coinvolte ?- chiede Ceccanti – Credo francamente di No e inviterei tutti a pensarci seriamente, soprattutto le Giunte per il Regolamento di Camera e Senato, a partire da queste evidenze empiriche che riguardano le persone”.

I dubbi stanno venendo anche ad alcuni dipendenti che segnalano, ad esempio, la farraginosità delle regole messe in atto dall’amministrazione per avere i dispositivi di sicurezza: ossia le mascherine. Per ottenerle infatti, si apprende, il personale di Montecitorio deve seguire una precisa e meticolosa procedura: inviare una mail all’ufficio preposto il giorno precedente a quello in cui si intende andare a lavorare di persona nel proprio ufficio. Senza la richiesta via mail non si avrà diritto alla mascherina, viene specificato. E per ritirarla? “La mascherina potrà essere ritirata (esclusivamente dalle 9 alle 10,30) presso l’infermeria”. Dunque i dipendenti entrano nel Palazzo senza protezione per raggiungere il luogo in cui avviene la distribuzione: la sede dell’infermeria, che si trova alle spalle dell’emiciclo e per raggiungere la quale occorre attraversare anche il Transatlantico. Quanto allo smart working, la Camera non sembra aver adottato un criterio univoco e valido per tutti. A quanto viene riferito infatti sono i capi dei servizi a stabilire autonomamente se tenere aperti o meno i loro uffici. Questo vuol dire che non esiste un contingentamento delle presenze del personale, come è stato fatto per i deputati, per assicurare le distanze di sicurezza. Il tutto è affidato al buon senso dei responsabili delle commissioni.

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