Un silenzio carico di dolore e la schiena dritta di chi, pur nella devastazione personale, accetta di farsi carico dello sdegno pubblico. Jacques Moretti, proprietario de “Le Constellation”, è entrato questa mattina nel campus universitario di Sion trasformato in aula giudiziaria. Al suo fianco, l’avvocato. Davanti a lui, la vice procuratrice generale Catherine Seppey e una selva di legali che rappresentano le famiglie delle 41 vittime e dei 115 feriti del rogo di Capodanno. Moretti è presente per seguire l’audizione di Christophe Balet, il funzionario comunale responsabile della sicurezza antincendio di Crans-Montana, interrogato per la prima volta nella sua nuova veste: quella di indagato.
“Non smettiamo mai di pensare alle vittime, nemmeno per un istante. Siamo distrutti”. Poche parole, asciutte, pronunciate all’arrivo. Poi, una dichiarazione più ampia, consegnata ai giornalisti. Un atto di responsabilità e insieme di sofferenza. “È molto difficile. Ci sono state così tante bugie”, ha ammesso Moretti. “Ma ancora una volta abbiamo accettato di essere il volto della rabbia, perché quello che stiamo passando non è niente in confronto a ciò che le famiglie stanno vivendo. E comprendo la loro, di rabbia”. Una posizione netta: “Le vittime hanno il diritto di dire tutto, perché sono vittime. E lo accetto”. Il suo impegno, e quello della compagna Jessica, anche lei accusata, è di “essere presenti al procedimento, di non sottrarci alle nostre responsabilità e di contribuire alle indagini”. È per questo che è lì. Spera che le indagini “contribuiscano ad accertare i fatti e a far luce”.
Le accuse e il nodo della documentazione
Moretti e la compagna sono accusati, come Balet, di “omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo”. L’udienza di oggi è un tassello fondamentale. Christophe Balet, in carica dal 2014, è l’uomo che lo scorso 3 gennaio ha trasmesso agli inquirenti l’intero dossier storico sul “Constellation”. Un pacchetto di documenti che racchiude la vita dell’edificio dalla sua costruzione nel 1967 a oggi: mappe, planimetrie, lettere, tutta la trafila amministrativa. Quel dossier è ora al centro delle indagini condotte sia dalla procura svizzera che da quella italiana.
La Procura di Roma, infatti, che indaga per la morte dei 6 connazionali, ha già attivato una rogatoria internazionale per ottenere tutta la documentazione tecnica e sugli indagati. Il prossimo passo cruciale è fissato per il 19 febbraio: in quella data i magistrati italiani e quelli vallesani si incontreranno per coordinare le attività e discutere la creazione di una squadra investigativa comune tra i Paesi coinvolti. Solo quando le condizioni fisiche lo permetteranno, saranno ascoltati anche i sopravvissuti ancora ricoverati.
I risarcimenti e la visita di Parmelin
Intanto, procedono i primi gesti concreti di sostegno alle vittime. Il Canton Vallese ha già stanziato e iniziato a erogare le prime indennità d’urgenza: una somma una tantum di circa 10mila euro è stata versata a 48 tra ricoverati e famiglie delle vittime. I beneficiari sono distribuiti in quattro Paesi: 34 in Svizzera, sette in Francia, sei in Italia e uno in Belgio. Un primo segnale, in attesa dell’evoluzione delle cause civili che inevitabilmente seguiranno.
Nel pomeriggio, la solidarietà istituzionale è arrivata direttamente dal livello più alto della Confederazione. Il presidente svizzero Guy Parmelin, a Milano per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali 2026, ha voluto deviare il suo programma per una visita privata all’ospedale Niguarda. Nell’unità di terapia intensiva e nel Centro Grandi Ustioni, Parmelin ha portato il suo saluto e la sua vicinanza agli otto feriti della tragedia del “Constellation” ancora ricoverati nella struttura milanese. Un gesto di compassione ufficiale che chiude una giornata segnata dal rigore della giustizia e dal lutto ancora fresco di una comunità internazionale.