Crisi istituzionale alla Rai: Floridia e le opposizioni si dimettono, il centrodestra denuncia il boicottaggio della sinistra sulla presidenza
La presidente della Commissione di Vigilanza rassegna le dimissioni ai vertici di Camera e Senato seguita dai commissari della minoranza, mentre la maggioranza di centrodestra accusa il centrosinistra di aver sequestrato l’organo di garanzia per pura sete di poltrone e per bloccare la nomina dei vertici di viale Mazzini.
La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai entra formalmente in una crisi istituzionale senza precedenti. La presidente Barbara Floridia (M5S) ha rassegnato oggi le proprie dimissioni definitive ai presidenti del Senato e della Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Una decisione seguita a ruota dall’abbandono in blocco di tutti i commissari dei partiti di minoranza, determinando la totale paralisi dell’organo di garanzia. La mossa, tuttavia, ha innescato l’immediata e dura reazione della maggioranza di centrodestra, che ha denunciato una strategia ostruzionistica del centrosinistra volto a tenere in ostaggio la governance del servizio pubblico radiotelevisivo per meri calcoli di potere e per conservare vecchie rendite di posizione.
Lo stallo sulla presidenza di viale Mazzini
L’atto d’accusa sollevato dai componenti di centrodestra della Commissione ribalta la narrazione delle opposizioni, svelando la natura politica del blocco che da mesi congela i lavori ordinari. Al centro della contesa vi è il mancato raggiungimento del quorum dei due terzi necessario in Commissione per ratificare la nomina della candidata del centrodestra alla presidenza della Rai, già regolarmente designata dal Consiglio di amministrazione di viale Mazzini. Una situazione definita anomala dalla maggioranza, che fa notare come persino per la massima carica dello Stato, il Presidente della Repubblica, sia prevista l’elezione a maggioranza assoluta dopo i primi tre scrutini, mentre l’attuale normativa sulla Rai concede un diritto di veto sistematico alle minoranze.
Secondo i rappresentanti di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, le forze di centrosinistra hanno sfruttato cinicamente questa asimmetria legislativa, inscenando una “vergognosa pantomima” per mascherare l’incapacità di accettare l’esito delle urne e il cambio di governo espresso dal corpo elettorale. Lo stallo e il conseguente blocco delle audizioni non sarebbero quindi imputabili a ragioni istituzionali, bensì a una “smania di continuare a monopolizzare il servizio pubblico” e a un'”avidità di poltrone” da parte delle opposizioni.
Le ragioni di Barbara Floridia
Dalla sponda opposta, Barbara Floridia ha motivato la propria scelta attraverso un lungo intervento sui canali social, definendo il proprio passo indietro come una decisione “sofferta ma necessaria e inevitabile”. L’esponente del Movimento 5 Stelle ha denunciato una presunta indisponibilità al dialogo e il “boicottaggio sistematico” della commissione. “Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni”, ha dichiarato Floridia, sostenendo che le forze di governo abbiano esautorato l’organo parlamentare per coprire scelte editoriali prese direttamente all’interno dell’esecutivo.
Floridia ha sollevato anche la questione del mancato adeguamento dell’Italia al regolamento europeo Media Freedom Act, in vigore da un anno, paventando il rischio di una procedura d’infrazione per il Paese. Nel suo duro atto di sottomissione, l’ex presidente ha parlato di una gestione della Rai che avrebbe “mortificato il merito, la qualità e l’indipendenza”, portando a un calo degli ascolti e all’allontanamento di noti professionisti televisivi. “Non considerate queste dimissioni una resa. Io le considero un atto di libertà e di denuncia”, ha concluso.
Le dimissioni in blocco della minoranza
Contestualmente all’addio di Floridia, i capigruppo delle opposizioni hanno formalizzato il proprio recesso con effetto immediato. Stefano Graziano per il Partito Democratico, Dario Carotenuto per il Movimento 5 Stelle, Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro per Alleanza Verdi e Sinistra, e Maria Elena Boschi per Italia Viva hanno diffuso una nota congiunta per spiegare la scelta di abbandonare i lavori parlamentari.
“È un atto politico necessario, conseguenza della paralisi che da mesi impedisce alla Commissione di svolgere il proprio ruolo di garanzia”, si legge nel documento sottoscritto dalle minoranze, che definiscono la situazione una “scelta maturata dopo i ripetuti appelli, rimasti inascoltati, ai Presidenti delle Camere e nonostante il richiamo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella”. Secondo i firmatari, l’approvazione dei nuovi palinsesti televisivi confermerebbe una gestione tesa a ridurre il pluralismo e ad aumentare i contratti esterni, rendendo la permanenza in Commissione una forma di avallo a un uso “partitico” della televisione di Stato.
Verso la riforma della legge Rai
La reazione del centrodestra apre la strada a una rapida riconfigurazione degli equilibri istituzionali. I componenti della maggioranza hanno infatti manifestato l’intenzione di superare la crisi in tempi brevi attraverso la costituzione di una nuova Commissione e l’individuazione di una nuova presidenza, al fine di sbloccare la nomina del vertice Rai e riprendere il ciclo ordinario di audizioni interrotto dalle dimissioni.
Sullo sfondo resta l’iniziativa legislativa intrapresa dai partiti di governo per modificare la legge di riforma della Rai, giudicata obsoleta e vulnerabile all’ostruzionismo delle opposizioni proprio nella parte che vincola l’elezione del presidente ai due terzi dei consensi in Commissione di Vigilanza. L’obiettivo dichiarato del centrodestra è neutralizzare quello che viene definito il “sequestro irresponsabile da parte della sinistra”, restituendo efficienza a viale Mazzini attraverso meccanismi decisionali più fluidi e allineati agli standard delle principali democrazie occidentali.
