Arisa in lingerie sui social, la polemica sull’Ozempic torna al centro del dibattito pubblico
Arisa
Le fotografie in lingerie che Arisa – nome d’arte di Rosalba Pippa, 43 anni, cantante e personaggio televisivo tra i più noti del panorama italiano – ha pubblicato sui propri profili social hanno riaperto una polemica che la riguarda da mesi. La scelta dell’artista è stata quella del silenzio eloquente: un completo intimo color cipria, reggicalze, calze, e una didascalia ironica – “Tutto merito del mio outfit” – come unica risposta al dibattito pubblico sulla propria trasformazione fisica. Il risultato è stata un’ondata di reazioni che ha investito non soltanto la persona, ma un fenomeno ben più ampio: la diffusione dell’Ozempic tra i personaggi dello spettacolo e le sue implicazioni sul piano culturale, sanitario e mediatico.
La perdita di peso di Arisa era già diventata oggetto di attenzione negli ultimi mesi. Il cambiamento apparso nelle sue immagini pubbliche aveva spinto alcuni follower ad avanzare l’ipotesi di un ricorso al semaglutide, principio attivo del farmaco noto commercialmente come Ozempic. La cantante aveva risposto a quelle accuse con una smentita esplicita. Le nuove fotografie, invece di chiudere il capitolo, lo hanno riaperto con maggiore intensità.
Il farmaco e i suoi usi
L’Ozempic è il nome commerciale di un medicinale sviluppato dall’azienda farmaceutica danese Novo Nordisk, approvato inizialmente per il trattamento del diabete di tipo 2. Il suo principio attivo, il semaglutide, appartiene alla classe degli agonisti del recettore GLP-1: stimola la produzione di insulina in risposta ai pasti, riduce il glucagone e rallenta lo svuotamento gastrico, con un effetto diretto sulla riduzione dell’appetito. Proprio quest’ultimo meccanismo ha fatto sì che il farmaco – e altri della stessa classe, come il Wegovy, formulazione a dosaggio più elevato specificamente approvata per l’obesità – diventasse in pochi anni uno degli strumenti più discussi nel campo della gestione del peso corporeo.
Negli Stati Uniti, il ricorso all’Ozempic da parte di personaggi del mondo dello spettacolo è diventato oggetto di cronaca già a partire dal 2022. In Italia il fenomeno si è sviluppato più lentamente, ma ha acquisito visibilità crescente nel corso del 2023 e del 2024. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha in più occasioni sottolineato che il medicinale è prescrivibile soltanto per le indicazioni autorizzate – diabete di tipo 2 e, in formulazione diversa, obesità clinicamente rilevante – e che il suo uso al di fuori di questi contesti configura un impiego off-label che deve essere valutato caso per caso da un medico. La carenza del farmaco registrata in diversi Paesi europei tra il 2023 e il 2024 è stata in parte attribuita proprio alla domanda crescente generata dall’uso non terapeutico.
La retorica del corpo sotto esame
I commenti alle fotografie di Arisa hanno messo in evidenza due posizioni distinte e per certi versi inconciliabili. Da un lato, chi ha espresso preoccupazione per la rapida trasformazione del fisico della cantante: “Perché ti sei ridotta così, spero non sia grave”, scrive una fan. Altri sono stati più diretti: “Il petto è completamente svuotato, questo dimagrimento così veloce potrebbe essere causato dall’uso dell’Ozempic”. La critica più articolata, però, non riguarda soltanto la salute della persona, ma il messaggio che una figura pubblica con milioni di follower veicola attraverso la propria immagine.
“Non giudico la bellezza né il peso”, scrive un utente in un commento che ha ricevuto ampia condivisione. “Quello che giudico è il messaggio negativissimo che fa passare un personaggio pubblico seguito anche da tante ragazze che si ispirano alla sua immagine. Questo non è un dimagrimento né naturale né sano, piantiamola di raccontarci fandonie. Sbandierare un piacersi e accettarsi per poi ridursi una larva: ciaone body positivity”. Il riferimento alla body positivity è significativo: Arisa è stata in passato una delle voci più esplicite nel panorama dello spettacolo italiano sul tema dell’accettazione corporea, dichiarando in più interviste il proprio rifiuto dei canoni estetici dominanti e il rapporto complicato con il proprio corpo nel corso della vita.
L’accusa implicita in quei commenti è quella di una contraddizione tra il messaggio pubblicamente veicolato negli anni precedenti e la traiettoria recente. La questione non è nuova: il dibattito su cosa significhi promuovere l’accettazione di sé – e se questo concetto sia compatibile con una perdita di peso significativa, indipendentemente dalle modalità con cui è avvenuta – attraversa da tempo il discorso pubblico sui social media e ha alimentato una letteratura critica consistente sulla body positivity come categoria culturale e commerciale.
La difesa della cantante
Non tutti i commenti sono stati critici. Una parte consistente dei follower ha preso le difese di Arisa, richiamando il principio elementare del rispetto per le scelte altrui. “Nessuno dovrebbe permettersi di lasciare commenti sul fisico di una persona. Chi siamo noi per giudicare? Anche il dire ‘sei bella’ può pesare”. Qualcuno ha aggiunto: “Arisa lo sa come è. Ciao Arisa, anima raffinata, sensibile, meravigliosa artista: ti mando un abbraccio”. La distinzione che emerge da questi commenti è tra il giudizio del corpo – giudicato inappropriato a prescindere dal segno, positivo o negativo – e il rispetto per la soggettività della persona.
La cantante, per parte sua, ha scelto il silenzio. Diversamente da quanto accaduto in precedenti occasioni, in cui aveva risposto pubblicamente alle domande sul proprio peso e sull’eventuale uso dell’Ozempic, stavolta non è intervenuta. Una scelta che può essere letta in modi diversi: come rifiuto di alimentare la polemica, come stanchezza di fronte a un dibattito che si ripete, o come implicita comunicazione attraverso la sola pubblicazione delle immagini.
Il nodo degli influencer e della responsabilità pubblica
La vicenda solleva una questione più generale che riguarda il rapporto tra personaggi pubblici, uso di farmaci e comunicazione sui social media. Nel caso dell’Ozempic, la dinamica è particolarmente delicata per una serie di ragioni convergenti. In primo luogo, il farmaco agisce su parametri biologici complessi – l’asse insulina-glucagone, il ritmo di svuotamento gastrico, il senso di sazietà – e il suo uso al di fuori di un contesto di monitoraggio medico può comportare effetti collaterali significativi: nausea, vomito, diarrea, pancreatite, e, nei casi più gravi, alterazioni della funzionalità renale. In secondo luogo, la perdita di peso indotta dal semaglutide tende a interessare non soltanto il tessuto adiposo, ma anche la massa muscolare, con conseguenze che a lungo termine possono compromettere la salute metabolica e strutturale.
Questi elementi rendono problematica la normalizzazione implicita che avviene quando un personaggio con alta visibilità mostra una trasformazione corporea rapida senza fornire alcun contesto medico o sanitario. Il pubblico – in particolare quello più giovane – può recepire il cambiamento come un risultato accessibile e desiderabile, senza disporre degli strumenti per valutarne i rischi o le condizioni necessarie. La questione non riguarda Arisa in quanto individuo, ma il sistema di comunicazione entro cui il corpo dei personaggi pubblici viene esposto, commentato e consumato.
Il dibattito culturale oltre il caso singolo
La polemica suscitata dagli scatti di Arisa si inserisce in un dibattito culturale che nei Paesi anglosassoni è già oggetto di una riflessione strutturata. Negli Stati Uniti, diverse associazioni di professionisti della salute mentale hanno segnalato un aumento dei disturbi alimentari tra le fasce di popolazione che seguono con maggiore intensità i contenuti dei social media legati al corpo e all’estetica. L’introduzione di farmaci come l’Ozempic nel discorso pubblico – con la loro promessa di una perdita di peso rapida e relativamente indolore – ha aggiunto un elemento nuovo a un panorama già complesso.
In Italia il dibattito è meno avanzato sul piano istituzionale, ma le polemiche attorno ad Arisa mostrano che le stesse tensioni sono presenti. L’espressione “L’Ozempic ci sta rovinando”, apparsa in numerosi commenti, condensa un’ansia collettiva che non riguarda soltanto il farmaco in sé, ma il sistema di valori estetici che esso tende a rafforzare: un ideale di magrezza rapida e apparentemente accessibile, che rischia di erodere i progressi culturali faticosamente acquisiti sul tema dell’accettazione corporea. Allo stesso tempo, chi difende Arisa ricorda che il giudizio del corpo – in qualunque direzione – non è mai neutro, e che la trasformazione fisica di una persona rimane una questione privata, indipendentemente dalla sua notorietà.
La cantante, per ora, non ha scelto di intervenire nel merito. Le fotografie restano online, i commenti continuano ad accumularsi, e il dibattito – come spesso accade sui social – prosegue ben oltre la persona che ne è stata l’occasione.
