Conte propone “Alleanza per la Costituzione”, il centrosinistra si divide anche sul nome della coalizione

Il presidente del M5s avanza un’acronimo macchinoso per il fronte progressista, mentre i potenziali alleati tra ironie e distinguo rilanciano suggestioni alternative e rivendicano la priorità del programma.

giuseppe_conte e Schlein

Giuseppe Conte e Elly Schlein

Il dibattito sul nome della coalizione di centrosinistra si riaccende con una nuova proposta destinata a scatenare le reazioni degli alleati. Dopo aver accantonato l’infelice formula di “Campo largo”, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha messo sul tavolo una nuova definizione: “Alleanza per la Costituzione e la democrazia”.

L’acronimo che ne deriva, Acd, ha già sollevato più di una perplessità tra i partner della futura alleanza. La questione, tuttavia, non è meramente lessicale. Nelle intenzioni dell’ex presidente del Consiglio, il riferimento alla Carta fondamentale dovrebbe rappresentare il collante ideologico di un fronte che si prepara a sfidare il centrodestra di Giorgia Meloni nelle prossime tornate elettorali.

La reazione degli alleati

La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha accolto con cautela la proposta, senza però nascondere alcune riserve sul nome scelto. “La Costituzione resta il faro della coalizione”, ha ripetuto la leader dem, che tuttavia avrebbe gradito un esplicito richiamo al lavoro, tema centrale della sua azione politica. Nel partito di maggioranza relativa del fronte progressista, l’iniziativa di Conte non ha entusiasmato: l’idea di un’acronimo considerato poco efficace ha fatto storcere il naso a più di un dirigente.

“È un po’ troppo lungo e impronunciabile”, ha commentato Angelo Bonelli, portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha prontamente avanzato una controproposta: “Alleanza per la pace e l’ambiente, APA”. Bonelli ha però subito precisato che la diatriba sui nomi non deve nascondere l’urgenza di affrontare i temi sostanziali: “Il punto vero resta il programma che ci stiamo impegnando a scrivere”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è collocato Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico, il quale ha definito l’idea di Conte “un’ottima proposta per unire tutta la nostra coalizione”, salvo poi aggiungere che “ce ne saranno tante altre”. Per Onorato, così come per gli altri esponenti dell’area centrista, la priorità resta la costruzione di una “gamba di centro” dell’alleanza, un lavoro che Progetto Civico sta già portando avanti con altre formazioni come Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e il Psi di Enzo Maraio.

L’ironia di Calenda e le critiche interne

Come prevedibile, la proposta di Conte ha scatenato l’ironia dei competitor. Carlo Calenda, segretario di Azione, non ha perso l’occasione per prendersi gioco dei rivali: “Bello questo concorso, posso partecipare? Propongo Alleanza Populisti Antioccidentali, è più corrispondente al vero”, ha scritto il leader di Azione, che proprio ieri aveva ipotizzato un suo ingresso nel campo progressista a precise condizioni, salvo poi scontrarsi con le prime indiscrezioni sul mancato spazio per il suo partito. Lo scontro con il M5s, in particolare, rischia di compromettere l’operazione di allargamento del perimetro, che Schlein continua a considerare prioritaria.

Le critiche alla proposta di Conte non sono arrivate solo dall’opposizione interna al centrosinistra. Lo stesso fronte potenzialmente alleato mostra crepe. L’ex ministro Vincenzo Spadafora, leader di Primavera, ha preso di mira il tentativo di Progetto Civico di aggregare le forze centriste: “Onorato non sta costruendo un processo aperto. Sta provando a imporre una leadership prima di aver aperto una discussione vera”. La tensione tra le anime della coalizione si fa sentire, tanto che gli stessi promotori del progetto originario, Pd, M5s e Avs, sembrano voler blindare il nucleo dell’alleanza, escludendo di fatto le formazioni più piccole.

La strategia di Conte

La mossa di Conte ha una chiara matrice politica. Dopo la rottura con il Movimento 5 Stelle, che ha riconsegnato all’ex presidente del Consiglio la leadership del partito, il tentativo è quello di riposizionarsi come perno di un’alleanza alternativa al centrodestra. La scelta di richiamarsi alla Costituzione non è casuale: in un momento di forte tensione sul tema della giustizia e delle riforme istituzionali, il richiamo alla Carta rappresenta un tentativo di marcare una differenza netta con la maggioranza guidata da Giorgia Meloni. Nel campo dell’opposizione, il partito di Conte si propone come garante di un presidio democratico, interpretato anche alla luce delle recenti polemiche sull’autonomia differenziata e sul premierato.

La questione del nome e il programma

Dietro la disputa sul nome, si gioca una partita più complessa sul perimetro e l’identità della coalizione. La segretaria Schlein, che da mesi cerca di consolidare un’alleanza che tenga insieme anime diverse, è consapevole che la definizione non può essere un’operazione di marketing. Per questo, pur mostrando apertura verso la proposta di Conte, ha ribadito che “è il programma il vero discrimine”. La prossima settimana, con gli eventi in programma a Napoli e Padova, sarà il banco di prova per verificare se le divergenze sul nome si tradurranno in una più sostanziale divisione sui contenuti.

L’asse Schlein-Conte

L’asse tra il Pd e il Movimento 5 Stelle si è rafforzato nelle settimane successive alle elezioni europee. I due partiti hanno già lavorato a una piattaforma comune su alcuni temi chiave: il lavoro, la sanità pubblica e la transizione ecologica. L’obiettivo è quello di presentarsi alle prossime elezioni regionali in Puglia e in Campania con un programma condiviso. La questione del nome resta un nodo, ma nelle intenzioni dei vertici non deve diventare un ostacolo insormontabile. La vera sfida sarà quella di tenere insieme le istanze di un elettorato che va dal centro alla sinistra radicale, senza disperdere il consenso. “Il nome è solo un simbolo”, ha detto Schlein, “ciò che conta è la sostanza delle politiche che metteremo in campo”.

L’incognita del centro

La partita più delicata si gioca sul centro, dove le formazioni minori (Progetto Civico, Più Europa e il Psi) chiedono spazi e visibilità in cambio del loro sostegno. Il voto delle europee ha dimostrato che l’elettorato moderato è in cerca di una nuova rappresentanza, e il centrosinistra non può permettersi di disperdere questi consensi.

Il problema è che la competizione interna, tra i litigi sui nomi e le questioni di leadership, rischia di allontanare proprio quelle forze che sarebbero decisive per allargare il perimetro. Il nodo della leadership, in particolare, rimane irrisolto: se Conte appare come il candidato naturale per la guida della coalizione, il suo ruolo non è ancora stato formalmente riconosciuto dagli altri partiti. La proposta di un’alleanza “per la Costituzione” potrebbe essere anche un modo per rivendicare il suo ruolo di perno dell’opposizione.