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Ocse taglia stime Pil e avverte Renzi: considerevoli rischi finanza

Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2016 11:40
Redazione
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L’Ocse ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica dell’Italia e globali, “alla luce dei recenti dati deludenti”. Ora sul 2016 stima un Pil italiano al più 1 per cento, ovvero 0,4 punti percentuali di crescita in meno rispetto alle previsioni del novembre scorso. Sull’economia globale il taglio è stato di 0,3 punti, al più 3 per cento di crescita 2016, e sull’area euro di 0,4 punti al più 1,4 per cento. E in un un parziale aggiornamento del rapporto semestrale di previsioni economiche, l’ente parigino mette in guardia dai “considerevoli” rischi sulla stabilità finanziaria. “A livello globale i mercati finanziari hanno rivalutato le prospettive di crescita, portando a cadute dei corsi azionari e ad aumenti della volatilità. Alcuni mercati emergenti risultano particolarmente vulnerabili a bruschi movimenti dei cambi valutari e agli effetti dell’elevato indebitamento interno”. Per questo, secondo l’organizzazione internazionale di studi economici, “è necessaria una forte risposta collettiva per rafforzare la domanda. Da sola la politica monetaria non basta: ora in molte economie le politiche di bilancio sono restrittive. Le riforme strutturali hanno perso slancio”. Invece bisogna agire su tutti e tre questi livelli, avverte l’Ocse per ottenere una crescita più forte e sostenibile.

In generale secondo l’ente parigino “la crescita sta rallentando in molte economie emergenti – prosegue l’Interim Economic Outlook, – con una ripresa modesta nelle economie avanzate mentre la debolezza dei prezzi deprime le esportazioni dei produttori di materie prime. Commercio e investimenti restano deboli, la domanda a rilento sta portando a bassa inflazione e ad aumenti inadeguati di lavoro e salari”. Quanto all’Europa deve accelerare il suo processo di integrazione e “parlare con una sola voce”, mentre “una preoccupazione cruciale è che l’area euro resti intrappolata nella bassa crescita e in una dinamica di bassa inflazione”, mentre il clima di fiducia resta troppo debole per innescare una ripartenza degli investimenti. “La bassa crescita – aggiunge l’Ocse – crea anche un legame negativo con il settore bancario come evidenziato dai recenti crolli dei titoli azionari e obbligazionari in Europa”. E di recente “i costi azionari delle banche europee sono finiti ai minimi vicini a quelli osservati durante la crisi del 2009”. Alcuni paesi Ue hanno varato riforme strutturali giudicate “importanti”, ma complessivamente i progressi dell’insieme dell’area euro sono stati lenti, in particolare sul mercato unico, mentre il piano Juncker sugli investimenti ancora non sforna i benefici promessi.

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