Conte alza il muro sulla guerra e divide il centrosinistra

Il leader del M5S, a Milano per la chiusura di Nova 2026, mette il veto sulla continuità con la linea del governo Meloni: niente nuove forniture militari a Kiev e no al riarmo europeo. Una posizione destinata a pesare sul confronto con gli alleati progressisti.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

Il leader del M5S, a Milano per la chiusura di Nova 2026, mette il veto sulla continuità con la linea del governo Meloni: niente nuove forniture militari a Kiev e no al riarmo europeo. Una posizione destinata a pesare sul confronto con gli alleati progressisti.

I 17 mila partecipanti al percorso Nova hanno contribuito alla definizione delle proposte che il Movimento intende sottoporre alla coalizione, mentre il voto degli iscritti ha superato il 90% sui principali punti di politica estera.

Conte ha chiuso Nova 2026 al World Join Center di Milano indicando nel voto della base il mandato per aprire il confronto con il centrosinistra. Il punto politicamente più netto riguarda la guerra in Ucraina: il 91,7% degli iscritti ha approvato la posizione contraria alla prosecuzione dell’invio di armi, mentre il 94,1% ha respinto il piano di riarmo europeo e il 91,8% l’aumento della spesa per la difesa.

Il leader del M5S ha collegato questa linea alla prospettiva di governo. “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire la politica internazionale del governo Meloni: non a noi”, ha dichiarato dal palco. La posizione non è quindi presentata soltanto come un punto del programma del Movimento, ma come una condizione del confronto con le altre forze progressiste.

Il documento di Nova propone una svolta negoziale sulla guerra e sostiene che continuare a inviare armi all’Ucraina allontani la pace. Sul piano europeo il M5S si pronuncia contro il piano Rearm Europe e contro l’obiettivo di portare al 5% del Pil la spesa per la difesa in ambito Nato, chiedendo invece una politica estera comune e una difesa europea accompagnata da un maggiore controllo del Parlamento europeo.

La piattaforma per il confronto con gli alleati

La consultazione ha prodotto percentuali elevate anche sugli altri punti di politica internazionale. Il principio del primato del diritto internazionale ha raccolto il 98,3% dei voti favorevoli, mentre la proposta di una conferenza internazionale sulla questione palestinese e il riconoscimento dello Stato di Palestina ha raggiunto il 97,9%.

Conte ha ribadito dal palco anche la posizione del Movimento su Israele. Ha annunciato, in caso di governo, l’intenzione di promuovere sanzioni contro i responsabili delle violazioni contestate e il riconoscimento dello Stato palestinese, oltre alla revisione dei rapporti di cooperazione con Israele. Le formulazioni del programma attribuiscono al M5S anche l’obiettivo di superare nell’Unione europea lo status di partner privilegiato di Israele.

La piattaforma non si limita alla politica estera. Sul terreno economico il Movimento propone una maggiore progressività dell’Irpef, una riduzione della pressione fiscale sul lavoro, un prelievo sulle rendite e sugli extraprofitti di alcuni settori, il rilancio del salario minimo e il “Reddito 2.0”, attraverso una revisione degli attuali strumenti di sostegno al reddito.

Nel programma compaiono inoltre il rafforzamento della sanità pubblica, nuove misure per il lavoro, interventi sulla casa e sulla scuola, la riduzione dell’Iva sui carburanti, un piano per le fonti rinnovabili e una serie di proposte sulla regolazione dell’intelligenza artificiale e delle grandi piattaforme digitali.

Il confronto diretto con Meloni

Conte ha usato una parte consistente del discorso per contestare l’azione del governo. Ha accusato la maggioranza di non avere risolto i problemi della sicurezza e dell’immigrazione e ha attaccato la politica estera dell’esecutivo, collegandola alla posizione italiana sulla guerra a Gaza e ai rapporti con Israele.

Sul bollo auto e moto, il leader del M5S ha ripreso una precedente polemica con Giorgia Meloni e ha ironizzato sul riferimento a “Cetto Laqualunque” rivolto dalla premier a Pasquale Tridico per una proposta sulla fiscalità automobilistica in Calabria. “Al governo chi abbiamo? Cettina Laqualunque?”, ha detto Conte, secondo quanto riportato dalla cronaca dell’intervento.

La parte programmatica dedicata alle istituzioni contiene una serie di proposte di segno opposto rispetto a riforme approvate dall’attuale maggioranza. Il M5S propone di ripristinare alcune funzioni della Corte dei conti, reintrodurre l’abuso d’ufficio con una nuova formulazione e cancellare norme che, secondo il Movimento, limitano strumenti investigativi e intercettazioni. Conte ha annunciato anche l’abrogazione delle cosiddette “leggi bavaglio”.

Il nome della coalizione e il nodo della leadership

Il passaggio più significativo sul terreno della coalizione riguarda il nome proposto da Conte: “Alleanza per la Costituzione”. Il leader pentastellato sostiene che le proposte emerse da Nova abbiano come elemento comune l’attuazione dei principi costituzionali e il rafforzamento della democrazia.

È una proposta destinata al confronto con gli altri partiti del centrosinistra, non una denominazione già assunta dalla coalizione. Conte la presenta infatti come un’offerta politica al tavolo degli alleati, nello stesso momento in cui rivendica per il Movimento un ruolo nella definizione del programma comune.

Il percorso Nova ha coinvolto, secondo i dati diffusi dal Movimento, circa 17 mila persone tra iscritti e non iscritti, con una quota di non iscritti indicata da Conte come vicina alla metà. Il dato viene utilizzato dal leader per sostenere l’idea di un progetto che superi i confini organizzativi del M5S.

Conte ha insistito anche sull’assenza del simbolo del Movimento nella scenografia dell’evento. “Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S”, ha affermato. Il messaggio si inserisce nella costruzione di una proposta che il leader vuole presentare agli elettori progressisti oltre la sola base pentastellata.

Primarie, elezioni e composizione delle liste

Il percorso evocato a Milano è quello che passa dal confronto nella coalizione, dalle eventuali primarie e quindi dalle elezioni. Conte non ha formalizzato una candidatura nel senso tecnico del termine, ma il suo intervento ha collocato il Movimento dentro una prospettiva nella quale la leadership del centrosinistra sarà uno dei nodi da affrontare.

La partita riguarda anche la composizione delle future liste. Accanto alla fiducia espressa pubblicamente dai dirigenti e dai parlamentari presenti alla manifestazione, nel Movimento emerge il problema degli equilibri tra parlamentari uscenti, ex parlamentari, dirigenti territoriali e amministratori locali. È il passaggio organizzativo che seguirebbe alla definizione della coalizione e della legge elettorale.

Conte ha cercato intanto di allargare il perimetro del Movimento anche attraverso un richiamo ad Alessandro Di Battista, invitato nei giorni precedenti a tornare a condividere battaglie comuni. La strategia indicata a Nova punta quindi su due direzioni parallele: consolidare il consenso interno e presentare agli alleati un pacchetto programmatico già definito su alcuni temi divisivi.

Il messaggio conclusivo è rivolto anche agli elettori che non partecipano al voto. “Dobbiamo dire la nostra e dire non ci stiamo, dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa”, ha affermato Conte, collegando la partecipazione politica alla possibilità di incidere sulle scelte future.

Nova consegna dunque al M5S una piattaforma precisa per il confronto con il centrosinistra. La questione Ucraina, il riarmo europeo, Gaza, le politiche economiche e le riforme istituzionali costituiscono i punti sui quali Conte intende misurare la distanza dagli alleati. La fase successiva sarà quella della trattativa: il programma del Movimento dovrà confrontarsi con le posizioni delle altre forze della coalizione prima di poter diventare un programma comune.