Lega, Salvini convoca il congresso straordinario e sfida i nordisti
Il segretario annuncia a Pontida la richiesta di una verifica della fiducia interna. Il Consiglio federale dovrà definire domani modalità e tempi dell’assise prevista a ottobre.
Matteo Salvini
Matteo Salvini ha annunciato a Pontida la convocazione di un congresso straordinario della Lega a ottobre, chiedendo al partito di verificare la fiducia nella sua leadership e mettendo così fine alla lunga trattativa interna sulle richieste dell’ala nordista. “Domani convocherò il Consiglio federale della Lega e proporrò nel mese di ottobre di convocare un congresso straordinario della Lega per decidere insieme come marciare uniti e compatti”, ha dichiarato dal palco.
La decisione è arrivata al termine del raduno, dopo una giornata nella quale governatori e dirigenti dell’area settentrionale avevano riproposto le loro richieste sulla struttura e sulla linea politica del partito. Salvini ha scelto di accelerare senza attendere un nuovo ciclo di mediazioni. Secondo quanto riferito dalle agenzie, la mossa non era stata anticipata neppure ai dirigenti più vicini al segretario.
Il passaggio decisivo sarà ora il Consiglio federale convocato per il 21 settembre. Sarà quell’organismo a definire le modalità del congresso straordinario; non è ancora stabilito se l’assise avrà carattere elettivo o prevalentemente programmatico. La distinzione è centrale perché dall’assetto congressuale dipenderà anche il tipo di confronto sulla leadership e sulla linea politica.
Salvini ha presentato la scelta come una richiesta di unità, ma l’effetto politico immediato è quello di costringere le diverse componenti della Lega a uscire dalla fase delle dichiarazioni e a misurarsi in una sede formale. “Non voglio divisioni, voglio unità, serenità, determinazione, compattezza”, ha affermato il segretario.
Il confronto passa dalla linea politica
La fronda settentrionale arriva al congresso dopo avere chiesto una Lega più collegiale e maggiormente ancorata al federalismo. Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda, ha indicato proprio il congresso come il luogo nel quale confrontare le diverse sensibilità. “Spero che sia l’occasione per cui si possa dire quello che si pensa liberamente e confrontarsi come è giusto che sia in un movimento democratico”, ha dichiarato.
Romeo ha anche sintetizzato la richiesta dell’area settentrionale: una Lega unita, ma organizzata come una confederazione capace di rappresentare Nord, Centro e Sud. Nel suo intervento ha insistito sulla necessità di una maggiore condivisione delle responsabilità e ha definito il federalismo una linea politica attuale, non un ritorno nostalgico alle origini.
La posizione dei governatori è stata espressa con particolare nettezza da Attilio Fontana e Luca Zaia. Il presidente lombardo ha difeso il federalismo come elemento identitario della Lega e ha rivendicato il diritto dei territori a intervenire sulle scelte del partito. Zaia ha invece sostenuto la necessità di mantenere centrale la questione settentrionale dentro un progetto nazionale.
Zaia ha inoltre escluso, almeno pubblicamente, l’idea di una successione immediata alla guida del partito. Alla domanda sulla leadership ha risposto che “c’è già un segretario”, mentre sulle divergenze interne ha sostenuto che le diverse posizioni fanno parte della pluralità della Lega.
Salvini chiude la fase delle mediazioni
Il segretario ha risposto alla richiesta di maggiore autonomia interna fissando un principio diverso: la Lega, nella sua impostazione, deve presentarsi come una forza unica, capace di tenere insieme le diverse articolazioni territoriali. “La Lega vince solo se unita, da Nord a Sud”, ha affermato a Pontida.
La linea indicata da Salvini combina l’autonomismo sul piano nazionale con una collocazione sovranista in Europa. Nel suo intervento ha collegato questa impostazione ai temi che intende portare nel confronto con gli alleati: pensioni, fisco, sicurezza, cittadinanza e contrasto a quella che definisce “islamizzazione”. Ha inoltre indicato Silvia Sardone come candidata della Lega alle prossime elezioni comunali di Milano.
Il segretario ha attribuito alle divisioni interne una parte delle difficoltà del partito e ha chiesto di interrompere il confronto pubblico tra correnti. “Basta autolesionismo, basta farci del male da soli”, ha dichiarato, chiedendo che eventuali dissensi vengano affrontati nelle sedi della Lega.
La verifica congressuale diventa così il punto di passaggio della strategia di Salvini. Il leader ha esplicitamente collegato l’assise alla propria permanenza alla guida del partito: “Torno ai militanti, ai delegati e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia”.
I governatori ora devono scegliere
L’accelerazione modifica anche la posizione dei governatori che finora avevano mantenuto una linea di confronto senza trasformare la contestazione in una sfida aperta alla segreteria. Fontana, Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti hanno lasciato Pontida senza rilasciare dichiarazioni dopo l’annuncio di Salvini, mentre Romeo ha accolto la convocazione come occasione per portare il confronto dentro il partito.
Il nodo riguarda quindi sia la leadership sia la definizione della Lega che uscirà dal congresso. Da una parte c’è la linea di Salvini, che punta su un partito nazionale, autonomista in Italia e sovranista in Europa; dall’altra le richieste dei dirigenti settentrionali per una maggiore collegialità e per un rilancio del federalismo. Le due impostazioni non sono ancora state ricomposte.
Il Consiglio federale dovrà stabilire le regole dell’assise e chiarire soprattutto se il congresso sarà elettivo. Solo a quel punto sarà possibile capire se il confronto resterà circoscritto alla linea politica oppure investirà direttamente gli equilibri della leadership. Per ora Salvini ha scelto di mettere la propria segreteria davanti al giudizio del congresso.
