E ora Zelensky attacca l’Europa: “Troppo frammentata, non sa difendersi”

Volodymyr Zelensky (foto x.com_ZelenskyyUa)

Volodymyr Zelensky (foto x.com/ZelenskyyUa)

Un monito durissimo, una frustrazione palpabile. Dal palco del World Economic Forum di Davos, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha puntato il dito contro i leader europei, accusandoli di immobilismo e inerzia di fronte a un mondo diventato “molto più duro e crudele”.

Dopo l’incontro con Donald Trump, definito “buono” nonostante le iniziali titubanze, Zelensky ha usato il suo discorso per lanciare un grido d’allarme: l’Europa, alleata cruciale, è paralizzata da divisioni interne e non è ancora in grado di essere un attore unitario e determinato. Un continente che, a suo dire, rischia ruoli secondari mentre la Russia avanza.

La critica è netta, senza sconti. “L’Europa resta un bellissimo ma frammentato caleidoscopio di piccole e medie potenze”, ha affermato il leader ucraino, sottolineando come troppo spesso “gli europei si rivoltino gli uni contro gli altri”.

Questo atteggiamento, secondo Zelensky, genera infinite discussioni, non detti e una mancanza di franchezza che impedisce al Vecchio Continente di trovare soluzioni concrete e di agire con una voce sola. “Troppo spesso leader, partiti, movimenti e comunità si combattono a vicenda, invece di unirsi per fermare la Russia”, ha aggiunto, dipingendo il quadro di un’Unione Europea che, pur avendo tutte le carte in regola per essere una “grande potenza”, sembra ancora “più una questione di geografia, storia, tradizione, non una vera forza politica”.

Il confronto con Washington e il nodo sicurezza

Il pragmatismo decisionale degli Stati Uniti, emerso anche nel colloquio con Trump, funge da contrappunto all’immobilismo percepito di Bruxelles. Zelensky ha esortato l’Europa a non “degradarsi” accettando “ruoli secondari”, quando invece ha la possibilità storica di diventare una potenza coesa. La ricetta, secondo il presidente, è chiara e perentoria: servono armi e intraprendenza.

Senza questi due elementi, in un panorama geopolitico in rapida e pericolosa evoluzione, nessuno – nemmeno la NATO – potrà garantire la sicurezza europea in modo certo. “La NATO esiste perché oggi si dà per scontato che gli Stati Uniti interverranno. Ma se gli Stati Uniti non dovessero intervenire, chi difenderebbe, per esempio, la Lituania?”, si è chiesto Zelensky, sollevando una questione fondamentale sulla reale solidità del paracadute difensivo atlantico e spingendo per una maggiore assunzione di responsabilità autonoma da parte degli Stati europei.

L’annuncio del vertice a tre e le strategie

La partecipazione di Zelensky a Davos non era scontata. Il presidente aveva spiegato di non voler essere presente in assenza di un annuncio significativo. La chiamata diretta di Trump lo ha convinto a cambiare idea, trasformando il palco svizzero in una cassa di risonanza globale per il suo j’accuse all’Europa “volenterosa” ma troppo timida e divisa. Proprio all’ombra dell’incontro con Trump, è arrivato un annuncio concreto: sarà organizzato un primo vertice trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti negli Emirati Arabi Uniti.

Un possibile canale dialogo, che però non smorza la perentorietà dell’appello lanciato in Svizzera. Zelensky chiede all’Europa di compiere un salto di qualità, di tradire la retorica unitaria in una capacità operativa e decisionale rapida e determinata. La posta in gioco, ha ricordato, è la stessa sopravvivenza di un ordine basato sulle regole, che Mosca sta sfidando apertamente con le armi. Il tempo a disposizione del “caleidoscopio” europeo per trovare un’unica immagine, coerente e forte, sembra sempre più poco.