Olimpico addio: la Lazio sceglie il Flaminio. Lotito presenta un progetto da 480 milioni
Claudio Lotito
Il destino dello Stadio Flaminio, per anni confinato in un limbo di degrado e incuria, trova oggi una direttrice chiara. Il progetto di riqualificazione presentato a Formello dal presidente Claudio Lotito non è soltanto un’operazione immobiliare o sportiva, ma un atto di rigenerazione urbana dal valore di 480 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato è duplice: dotare la Lazio di una dimora moderna e restituire alla città un pezzo pregiato della sua storia architettonica.
La visione poggia sul rispetto integrale del manufatto originale, nato per le Olimpiadi del 1960, che verrà preservato e protetto da una nuova copertura esterna. Questa struttura, concepita come un guscio tecnologico, si svilupperà su telai distanziati dodici metri, garantendo la tutela della vecchia ossatura e, contemporaneamente, l’ampliamento della capienza fino a 50mila spettatori.
Una cittadella attiva tutto l’anno
L’impianto smetterà di essere un contenitore vuoto per sei giorni su sette. Il nuovo disegno prevede una “rifunzionalizzazione” profonda: palestre e piscine storiche saranno ripristinate, mentre nuovi spazi culturali e aree dedicate alla ristorazione renderanno il sito vivo durante l’intero arco solare. È il concetto di stadio moderno che si sgancia dalla sola celebrazione della partita domenicale per farsi centro di aggregazione sociale.
Nelle intenzioni della dirigenza biancoceleste, il Flaminio dovrà rappresentare un modello di equilibrio economico e responsabilità civile. La sfida è ambiziosa, specialmente in una città dove la burocrazia spesso frena l’iniziativa privata. Tuttavia, la solidità dell’investimento e la prospettiva di ospitare le competizioni continentali del 2032 conferiscono al piano un’autorevolezza che difficilmente potrà essere ignorata dalle istituzioni locali.
Nuove soluzioni per la viabilità
Uno dei nodi più intricati del quadrante nord della Capitale riguarda la congestione stradale. Il progetto affronta il problema con una strategia di delocalizzazione dei flussi: i parcheggi per i sostenitori non graveranno più sulle strade adiacenti allo stadio, ma saranno spostati in prossimità della caserma di viale Tor di Quinto. Da quel punto, un sistema di navette veloci e un percorso pedonale di venticinque minuti permetteranno l’afflusso regolato dei tifosi.
Fondamentale sarà il potenziamento del trasporto pubblico, con l’innesto della futura fermata della metropolitana “Apollo d’Oro” lungo il prolungamento della Linea C verso la Farnesina. Questo sistema di mobilità integrata, che include anche un ponte ciclopedonale e il rafforzamento della “mobilità dolce”, punta a trasformare l’intero rione in un’isola ambientale protetta dal traffico parassitario.
Una cintura verde contro l’inquinamento
La sostenibilità non è declinata solo in termini di trasporti, ma anche attraverso interventi diretti sul paesaggio. Il piano prevede la messa a dimora di una vasta cintura alberata intorno all’impianto e l’utilizzo di oltre 57mila metri quadrati di pavimentazioni innovative, studiate per abbattere la presenza di agenti inquinanti nell’aria. Anche l’impatto acustico, da sempre timore primario dei residenti, sarà mitigato da soluzioni tecnologiche di ultima generazione.
In questo quadro, il messaggio di Lotito alla tifoseria appare netto: la crescita del club passa inevitabilmente attraverso il rispetto delle regole e la solidità dei conti. Rendere la Lazio “immortale” significa dotarla di fondamenta fisiche e finanziarie capaci di resistere al tempo, trasformando un sogno identitario in una realtà di cemento, acciaio e verde pubblico.
