Russia, Cina e Iran lanciano nuova cooperazione navale, le tre potenze sfidano l’ordine marittimo atlantico
Le esercitazioni “Cintura di sicurezza marittima 2026”, avviate su impulso iraniano, mirano a consolidare un fronte navale autonomo dalle strutture di sicurezza occidentali.
Lo stretto di Hormuz, passaggio obbligato per quasi un terzo del petrolio mondiale trasportato via mare, è diventato teatro di una manovra politica tanto calcolata quanto simbolica. Russia, Cina e Iran hanno schierato unità navali per le esercitazioni “Cintura di sicurezza marittima 2026”, confermando una tendenza ormai strutturale: la costruzione di un sistema di sicurezza marittima autonomo dall’egemonia occidentale. Il consigliere presidenziale russo Nikolai Patrushev ha definito esplicitamente l’obiettivo: contrastare il predominio atlantico sugli oceani e promuovere un ordine multipolare. Non si tratta di una semplice esibizione di forza. È una dichiarazione programmatica.
Obiettivo: un ordine oceanico multipolare
Patrushev ha parlato chiaro: il futuro della sicurezza marittima deve passare attraverso i Brics, ora estesi a nuovi membri, tra cui anche gli Emirati arabi uniti. La dimensione navale di questo blocco economico-politico, finora marginale, viene ora esplicitamente richiesta da Mosca come asse strategico.
A gennaio, nell’Atlantico meridionale, si è già svolta la prima esercitazione dei Brics ampliati, “Volontà di pace 2026”, con la partecipazione di Sudafrica, Emirati, Iran, Cina e Russia. Lì, come qui, l’enfasi è posta sulla protezione delle rotte commerciali, definite “sempre più vulnerabili”. La formula è studiata per attrarre Paesi non allineati, preoccupati dall’instabilità e dalla dipendenza da assetti di sicurezza occidentali.
Dalla pirateria al controllo strategico
Le manovre trilaterali nello stretto di Hormuz non si limitano a scenari convenzionali. I partecipanti testano procedure di ricerca e soccorso, coordinamento tattico rapido, risposta a minacce ibride. Ufficialmente, l’obiettivo è combattere pirateria e terrorismo marittimo. In realtà, si tratta di affinare meccanismi di intervento congiunto in una zona dove ogni movimento navale ha implicazioni geopolitiche immediate.
Lo stretto è un punto di strozzatura: chi lo controlla, o anche solo vi esercita influenza costante, detiene un potere di ricatto strategico di primo piano. Le autorità di Mosca, Pechino e Teheran presentano l’iniziativa come cooperazione regionale per la tutela delle linee di navigazione internazionali. Ma la scelta del luogo, la tempistica e la composizione dell’alleanza raccontano una storia diversa.
Un appuntamento ormai regolare
Queste esercitazioni non nascono oggi. Lanciate nel 2019 su iniziativa iraniana, sono diventate un appuntamento fisso, cresciuto in complessità e portata. Ogni edizione aggiunge capacità operative, integra nuove tecnologie, affina linguaggi comuni tra marine che tradizionalmente operavano in contesti separati. La continuità è significativa: indica un impegno duraturo, non una reazione episodica.
E soprattutto, testimonia la volontà di Teheran di uscire dall’isolamento diplomatico attraverso partnership militari strutturate, mentre Mosca e Pechino cercano punti di leva fuori dal proprio cortile strategico. Il messaggio è chiaro. Mentre l’Occidente fatica a mantenere coese le proprie alleanze, un altro blocco si organizza con metodo. Non urla. Si prepara.
