Pattinaggio, l’oro nell’inseguimento che nessuno si aspettava. Malfatti, Giovannini e Ghiotto sul podio

Partiti in svantaggio nella finale olimpica di Milano Cortina, i tre pattinatori azzurri annientano la resistenza statunitense e portano a casa il titolo con un margine di 4,51 secondi.

Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti

Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti

Ci sono vittorie che si archiviano e vittorie che si raccontano. Quella di Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti sulla pista olimpica di Milano Cortina appartiene alla seconda categoria. Sette decimi di svantaggio all’avvio, nella finale del pattinaggio di velocità inseguimento uomini, gli Stati Uniti in fuga, il cronometro che gira senza pietà: il terzetto azzurro ha trasformato un inseguimento in una lezione di carattere. Al traguardo, il distacco era di 4,51 secondi — ma in favore dell’Italia. Il tempo registrato, 3:39.20, certifica la superiorità tecnica e atletica di una squadra che su questa pista, davanti a questo pubblico, non poteva permettersi di perdere.

La dinamica della gara è eloquente nella sua semplicità. L’inseguimento a squadre — disciplina che richiede sincronia perfetta, gestione del ritmo e nervi saldi — premia chi sa aspettare e chi sa colpire nel momento giusto. Gli azzurri hanno fatto entrambe le cose. Hanno assorbito il vantaggio iniziale degli avversari senza accelerazioni sconsiderate, hanno trovato la velocità giusta nella seconda metà della prova e hanno chiuso con un margine che, in questa disciplina, equivale a un dominio. Quattro secondi e mezzo, sul ghiaccio, sono un’eternità.

La nona volta sul gradino più alto

L’oro nell’inseguimento maschile è la nona medaglia d’oro di questi Giochi per la delegazione italiana. Un numero che merita qualche riflessione. La nona affermazione individuale o di squadra in una singola edizione olimpica invernale rappresenta, per l’Italia, un traguardo di rara consistenza. Il medagliere complessivo — ventiquattro podi — fotografa una squadra che ha saputo distribuire le proprie eccellenze su più discipline, senza affidarsi al genio solitario di un singolo campione.

Ghiotto, Giovannini e Malfatti non sono nomi nuovi al grande appuntamento. Davide Ghiotto, in particolare, è da anni il punto di riferimento del pattinaggio di velocità italiano: una carriera costruita sulla solidità tecnica e sulla capacità di alzare il livello nelle occasioni che contano. Accanto a lui, Giovannini e Malfatti hanno completato un tridente equilibrato, in cui nessuno ha ceduto al momento decisivo. È questa la vera cifra della vittoria: non la singola prestazione di un fuoriclasse, ma la tenuta collettiva di un gruppo.

Nella finale B, il bronzo va alla Cina

A margine della finale principale, si è disputata anche la finale B tra Olanda e Cina. Ad avere la meglio sono stati i cinesi, che si sono aggiudicati il bronzo. Un risultato che ridefinisce gli equilibri di una disciplina tradizionalmente dominata dalle scuole del Nord Europa e del Nord America, e che conferma la crescita costante del pattinaggio asiatico nelle competizioni di vertice.

La vittoria azzurra, però, occupa giustamente il centro della scena. È la sintesi migliore di una spedizione olimpica che si disputa in casa, con tutto il peso e l’opportunità che questo comporta. Gareggiare davanti al proprio pubblico è un privilegio che può diventare un fardello. Ghiotto, Giovannini e Malfatti lo hanno trasformato in carburante.