Hormuz bloccato, Qatar fermo, basi colpite: l’Iran esegue il copione di Khamenei punto per punto

Un insider del regime ha svelato al Financial Times i dettagli di una strategia concepita dopo la guerra di giugno: destabilizzare il Medio Oriente, fare impennare i prezzi globali dell’energia, delegare ai comandanti sul terreno la piena autonomia decisionale per resistere agli assassinii mirati.

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L’Iran ha già acceso il fuoco. Il piano era pronto, i comandi decentrati, i proxy attivati: la macchina da guerra messa a punto da Khamenei gira da sola, indipendentemente dalla sopravvivenza dei suoi architetti. È quanto emerge dalle rivelazioni di un “insider del regime” di Teheran, che ha parlato al Financial Times, descrivendo con precisione la strategia elaborata dall’Ayatollah Ali Khamenei e dai vertici militari per destabilizzare il Medio Oriente, colpire i mercati globali e aumentare la pressione su Stati Uniti e Israele.

Dopo giugno, il piano dettagliato

Tutto ha avuto origine dalla guerra dei dodici giorni combattuta contro Israele lo scorso giugno. Khamenei — ucciso nella prima ondata di attacchi su Teheran sabato — e i suoi luogotenenti avevano avviato subito dopo la redazione di un piano “dettagliato”: attacchi a infrastrutture energetiche, azioni capaci di causare gravi interruzioni al traffico aereo regionale, pressione coordinata su più fronti. “Non avevamo altra scelta che intensificare e appiccare un grande incendio perché tutti vedano”, ha dichiarato la fonte al quotidiano britannico.

La morte della Guida suprema e di vari alti funzionari militari e dell’intelligence non ha fermato nulla. Il piano è stato lanciato lo stesso. L’ayatollah Alireza Arafi, membro del consiglio ad interim istituito dopo l’eliminazione di Khamenei, ha affermato in un videomessaggio che “questa guerra prosegue con la progettazione” della Guida. Una continuità ideologica e operativa rivendicata pubblicamente, senza ambiguità.

 

Il Golfo colpito, i mercati in fiamme

Alla riapertura dei mercati, ieri, Teheran ha tradotto il piano in azione. Droni iraniani hanno colpito un impianto chiave per il gas in Qatar e una delle principali raffinerie saudite. Il Qatar, tra i maggiori esportatori mondiali di gas naturale liquefatto, ha sospeso le forniture. I prezzi di petrolio e gas hanno subito un’impennata immediata. Il traffico nello Stretto di Hormuz — snodo di circa un quinto dell’energia mondiale — si è fermato.

L’elenco delle operazioni dal giorno dell’attacco su Teheran è lungo. Droni hanno colpito hotel, aeroporti e porti negli Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq, Oman e Bahrain. Missili e droni sono stati lanciati contro basi statunitensi nella regione e contro una base britannica a Cipro. Il Pentagono ha riferito che le difese aeree del Kuwait avrebbero abbattuto per errore tre jet americani: una dinamica che testimonia la saturazione e la confusione operativa prodotta dall’offensiva.

Decentralizzazione: il segreto della resilienza

La chiave architettonica dell’intera strategia è la decentralizzazione del comando. Parte del disegno, scrive il Financial Times, consiste nell’evitare la paralisi decisionale in caso di assassinii mirati ai vertici. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato ad Al Jazeera che le unità “agiscono sulla base di istruzioni generali ricevute in anticipo”. Tradotto: ogni comandante sul campo sa già cosa fare, senza attendere ordini dall’alto.

L’insider è esplicito nel marcare la differenza rispetto a giugno: allora “il comando arrivava dall’alto”, oggi le forze operano “in totale coordinamento” sulla base di direttive preimpostate. Un sistema concepito per sopravvivere alla decapitazione della catena di comando. È la risposta strutturale alle campagne di eliminazione mirata condotte da Israele negli ultimi anni.

I proxy attivati, la risposta occidentale

Il conflitto si è allargato attraverso i movimenti alleati. Hezbollah ha lanciato missili verso il nord di Israele. Milizie irachene hanno colpito una base statunitense nel nord dell’Iraq e rivendicato attacchi all’aeroporto di Baghdad. Sostenitori filo-iraniani hanno tentato di assaltare la Green Zone di Baghdad.

Ali Larijani, potente alto funzionario che orchestrerebbe oggi la sicurezza, ha scritto su X che l’Iran “si è preparato a una lunga guerra”. Sul fronte occidentale, il Regno Unito ha annunciato che consentirà agli Stati Uniti di usare le proprie basi — tra cui RAF Fairford e Diego Garcia — per operazioni contro Teheran. La guerra non è più regionale soltanto nella geografia. Lo è anche negli attori.