Riforma della giustizia, il giorno del voto è arrivato: cosa c’è scritto davvero sulla scheda
Domenica 22 e lunedì 23 marzo cinquantuno milioni di aventi diritto si esprimono sulla riforma che modifica l’ordinamento giudiziario: in ballo la separazione delle carriere, due Csm distinti e una nuova corte disciplinare, con uno spoglio che inizia subito dopo la chiusura delle urne.
Il referendum sulla riforma della magistratura si chiude lunedì 23 marzo alle 15, ma la partita politica è già aperta. Qualunque sia l’esito, il voto segna la fine della tregua e l’avvio di una stagione densa: chiarimenti interni alla maggioranza, discussione sulla legge elettorale, e il cantiere ancora incompiuto di un’alternativa unitaria al governo Meloni.
Sono poco meno di cinquantuno milioni e mezzo gli italiani con diritto di voto — cinque milioni e mezzo residenti all’estero. Oggi, domenica 22 marzo i seggi sono aperti dalle 7 alle 23; lunedì 23 dalle 7 alle 15. Per votare occorrono tessera elettorale e documento d’identità. Chi avesse smarrito la tessera può richiedere un duplicato o un attestato sostitutivo presso gli uffici municipali, aperti anche nei giorni del voto. La consultazione è valida indipendentemente dall’affluenza: non è previsto alcun quorum.
Il quesito e la posta in gioco
Il testo sulla scheda recita: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione […] con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”. Tradotto: si chiede agli elettori di confermare o respingere la legge Nordio, approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025.
La riforma interviene su sette articoli della Carta. I punti salienti: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, finora liberi di passare da una funzione all’altra; l’istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura, uno per i giudicanti e uno per i requirenti; la creazione di un’Alta Corte disciplinare, alla quale vengono trasferiti i poteri sanzionatori attualmente in capo al Csm; l’introduzione del sorteggio per la composizione di questi organismi. Chi vota “Sì” conferma la riforma; chi vota “No” la respinge. Il risultato è vincolante a prescindere da quante persone si rechino alle urne.

L’ultimo giorno di campagna, tra silenzi e strappi
Le ultime ore prima del voto sono state quelle del silenzio elettorale, rotto senza troppe remore. Matteo Salvini ha postato sui social una locandina con la scritta “Sì”. Sul fronte opposto, l’auto di Cesare Parodi, presidente dell’Anm e sostenitore del “No”, è stata danneggiata sotto la sua abitazione torinese: finestrino in frantumi, nulla asportato dall’abitacolo. Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha reso noti i messaggi ricevuti sotto un post referendario — tra cui auguri di morte — definendoli “gravi e inaccettabili”.
Le ultime dichiarazioni rilevanti sono arrivate via interviste. Giorgia Meloni, parlando a “Il Secolo d’Italia”, ha sostenuto che la riforma introduce per la prima volta un sistema disciplinare “terzo e imparziale” per i magistrati, alternativo al Csm “eletto su base correntizia.” La segretaria del Pd Elly Schlein, su “La Repubblica”, ha chiesto di votare “No” per evitare una riforma che a suo giudizio “indebolisce la magistratura” e “sfregia la Costituzione.” Arianna Meloni, responsabile della segreteria di Fdi, ha avvertito su “Il Giornale” che chi punta a usare il referendum come “spallata al governo” si ritroverà con il medesimo esecutivo e una giustizia ancora alle prese con le proprie fragilità strutturali.
Dopo il voto, l’agenda che nessuno vuole aprire
Chiuse le urne, la politica dovrà affrontare tutto ciò che è stato deliberatamente rinviato. Nella maggioranza, il primo nodo è quello legato ai presunti rapporti del sottosegretario Andrea Delmastro con figure vicine al clan Senese: un tema che la campagna referendaria ha tenuto sotto traccia, ma che tornerà in primo piano. Il secondo è la legge elettorale. La proposta con il meccanismo delle preferenze è già depositata in Parlamento; dopo Pasqua potrebbe cominciare l’iter in commissione Affari costituzionali della Camera. L’ipotesi delle preferenze ha già creato qualche nervosismo nella coalizione.
Il campo progressista, a sua volta, deve sciogliere nodi non meno complessi. Il M5s ha in programma una fase di ascolto dei propri simpatizzanti, che potrebbe protrarsi fino all’estate: il che significa che il tavolo sul programma comune del centrosinistra non si apre presto. Nel Pd e in Avs c’è chi vuole accelerare. Ma l’agenda è ingombra anche di questioni di perimetro: non è chiaro se al tavolo siederanno anche Più Europa e Italia Viva; Azione sembra orientata a restare fuori.
Rimane poi la questione più delicata: chi sfiderà Meloni per Palazzo Chigi. Il tema rimanda inevitabilmente alle primarie, con l’ipotesi di un accordo tra leader di partito che al momento appare poco praticabile. Sullo sfondo, il Pd dovrà anche gestire le tensioni interne generate da chi — tra ex parlamentari ed esponenti come l’europarlamentare Pina Picierno — ha sostenuto il “Sì” in aperto contrasto con la linea ufficiale del partito.
In Veneto si vota anche per la Camera
In concomitanza con il referendum, i cittadini di due collegi veneti sono chiamati anche alle elezioni politiche suppletive per la Camera dei deputati. I seggi in questione sostituiscono quelli lasciati vacanti da Alberto Stefani, dimessosi il 9 dicembre 2025 dopo l’elezione a presidente del Veneto, e da Massimo Bitonci, che ha lasciato il 28 dicembre successivo a seguito della nomina ad assessore regionale.
I due collegi appartengono all’ottava Circoscrizione Veneto 2. Il primo, Veneto 2-01 con centro a Rovigo, comprende l’intera provincia di Rovigo e 36 Comuni del padovano, tra cui Monselice, Este e Montagnana. Vi concorrono Alberto Di Rubba per il centrodestra, Giacomo Bovolenta per il centrosinistra e Giuseppe Padoan con Italia Resiste Libera. Il secondo, Veneto 2-02 con riferimento a Selvazzano Dentro, include 41 Comuni della provincia di Padova, tra i quali Cittadella, Camposampiero e Vigonza. In questo caso i candidati sono quattro: Giulio Centenaro per il centrodestra, Antonino Stivanello per il centrosinistra, Andrea Paccagnella del movimento Ora! e Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia. I residenti in questi Comuni esprimono dunque un doppio voto: referendario e politico.
