Xi Jinping prepara il quarto mandato al Congresso 2027 smantellando i contrappesi post-Mao

Xi Jinping

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Nel suo quattordicesimo anno alla guida del Partito comunista cinese, il leader 73enne Xi Jinping accelera la concentrazione personale del potere per ottenere un quarto mandato da segretario generale e prolungare il proprio controllo sulla Repubblica popolare almeno fino agli anni Trenta. L’operazione passa attraverso purghe continue, promozione di fedelissimi e progressiva erosione delle regole introdotte dopo la morte di Mao Zedong per impedire il ritorno al potere di un solo uomo.

La campagna anticorruzione avviata nel 2012 ha assunto una funzione sempre più politica. Oltre a funzionari civili, apparati finanziari, imprese di Stato e ministeri, ha investito in profondità l’Esercito popolare di liberazione. Negli ultimi anni sono stati rimossi o colpiti da inchieste ministri degli Esteri, della Difesa e dell’Agricoltura, generali e alti dirigenti. La Commissione centrale per l’ispezione disciplinare ha punito nel 2025 quasi un milione di persone, un record. Alle accuse classiche di corruzione si affiancano sempre più spesso quelle di “slealtà”, formazione di fazioni e mancata applicazione delle direttive centrali.

Il messaggio della scure

Nessuna posizione, nemmeno ai vertici, garantisce immunità. La logica non riproduce la violenza di massa delle purghe staliniane o della Rivoluzione culturale maoista: mancano mobilitazioni di piazza e terrore collettivo. Prevale invece l’eliminazione sistematica di rivali reali o potenziali, l’obbligo di dimostrare fedeltà e la dipendenza delle promozioni dalla vicinanza al leader. Il culto della personalità intorno al “Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” rafforza il quadro, presentandolo come fondamento della rinascita nazionale.

Il nodo centrale resta la successione. Nel 2018 Xi ha fatto cancellare dalla Costituzione il limite dei due mandati presidenziali. Nel 2022 ha ottenuto il terzo mandato da segretario generale, rompendo la prassi post-Mao. Oggi nel Comitato permanente del Politburo non figura alcun dirigente abbastanza giovane ed esperto da configurarsi come erede naturale. I principali collaboratori sono uomini anziani, politicamente legati a lui e dunque poco minacciosi.

Cai Qi e la formazione dei nuovi quadri

Il caso di Cai Qi è emblematico. Settantenne, quinto nella gerarchia del Partito, membro del Comitato permanente e direttore dell’Ufficio generale, Cai è stato nominato alla guida della Scuola centrale del Partito, l’istituzione chiave per la formazione dei quadri in vista del Congresso 2027. L’incarico gli consente di selezionare e orientare la nuova generazione di funzionari secondo criteri di fedeltà ideologica al leader.

La traiettoria di Cai riassume la trasformazione del sistema. In passato si era distinto come funzionario relativamente aperto, attivo sui social e attento alle segnalazioni dei cittadini. Trasferito a Pechino, è diventato uno degli esecutori più rigorosi della linea di Xi. Da segretario del partito nella capitale nel 2017 guidò una dura campagna contro i migranti interni, formalmente giustificata con ragioni di sicurezza abitativa ma percepita come espulsione di massa dei lavoratori poveri.

La concentrazione del potere si riflette anche sulle politiche pubbliche. Xi ha riportato sotto il proprio controllo diretto dossier come sicurezza nazionale, industria, tecnologia e pianificazione economica, un tempo più distribuiti. La preparazione dei piani quinquennali appare oggi più chiusa rispetto al passato, con minori contributi da istituzioni straniere ed esperti esterni. La leadership insiste su autosufficienza tecnologica, manifattura avanzata e sicurezza, mostrando riluttanza a una svolta decisa verso il sostegno della domanda interna nonostante segnali di deflazione e debolezza dei consumi.

Forza e vulnerabilità del sistema Xi

La forza di Xi risiede nella capacità di ridurre il rischio di sfide immediate. Il rovescio della medaglia è l’aumento della probabilità di errori non corretti e di paralisi burocratica: quando dissentire diventa rischioso, i funzionari tendono a eseguire, rinviare o nascondere i problemi. L’assenza di un successore chiaro rende ogni passaggio futuro potenzialmente destabilizzante.

Il paradosso della fase attuale è evidente. Xi appare più forte che mai, ma il sistema che sta costruendo dipende in misura crescente dalla sua persona, dalla sua capacità decisionale e dalla sua sopravvivenza politica. La trasformazione della disciplina in strumento di governo e della fedeltà in moneta politica richiama, secondo diversi studiosi del potere autoritario, logiche già viste con Stalin e Mao. Il punto debole di lungo periodo potrebbe rivelarsi proprio l’assenza di contrappesi istituzionali e di una successione ordinata.