Oceani sempre più caldi, gli esperti avvertono sui possibili effetti dei prossimi mesi
Un’estesa area di oceano eccezionalmente caldo, sviluppatasi tra Asia e Americhe, sta modificando la circolazione atmosferica su scala planetaria. Gli scienziati indicano possibili ripercussioni nei prossimi mesi, dal rafforzamento di tifoni e ondate di calore fino all’aumento del rischio di alluvioni, incendi e innalzamento del livello del mare.
Una delle più vaste ondate di calore marine mai osservate nel Pacifico sta attirando l’attenzione della comunità scientifica internazionale per le sue possibili conseguenze sul clima globale. L’anomalia, che secondo quanto riportato dal Washington Post interessa un’area superiore a otto volte la superficie degli Stati Uniti continentali, si estende dalle Filippine fino alle coste del Perù, raggiungendo a nord le Hawaii e la California e coprendo circa il 13,5% della superficie terrestre.
La formazione di questa enorme massa di acque anormalmente calde rappresenta un fenomeno di particolare rilevanza perché interessa uno dei principali motori della circolazione atmosferica mondiale. Gli esperti ritengono infatti che il calore accumulato nell’oceano possa modificare nei prossimi mesi la distribuzione delle precipitazioni, l’intensità delle tempeste tropicali e la frequenza degli eventi meteorologici estremi in numerose regioni del pianeta.
Origine della vasta anomalia
Le ondate di calore marine sono episodi caratterizzati da un riscaldamento intenso, persistente e diffuso delle acque oceaniche. Possono interessare esclusivamente gli strati superficiali oppure estendersi in profondità e vengono classificate su una scala da uno a cinque in base alla loro intensità e durata.
L’attuale anomalia del Pacifico nasce dalla fusione di due distinti episodi di riscaldamento: uno sviluppatosi nel Pacifico settentrionale e un secondo associato all’evoluzione di un super El Niño lungo la fascia equatoriale. La convergenza dei due fenomeni ha prodotto un’unica gigantesca area di acque eccezionalmente calde, destinata, secondo i climatologi, a influenzare la circolazione atmosferica per un periodo prolungato.
Il climatologo Dillon Amaya, impegnato nel monitoraggio dell’anomalia al largo della California, sottolinea che “mesi e mesi di calore potrebbero significare impatti netti questo inverno e la prossima primavera”.
Prime conseguenze già osservabili
Gli effetti della massa d’acqua surriscaldata potrebbero manifestarsi già nelle prossime settimane. Tra i fenomeni monitorati dagli esperti figura il super tifone Bavi, che dovrebbe rafforzarsi grazie alle temperature eccezionalmente elevate del Pacifico occidentale.
Secondo le previsioni, il ciclone tropicale transiterà in prossimità delle Marianne Settentrionali, a nord di Guam, con possibili ripercussioni anche su Taiwan e sulla Cina orientale nella seconda parte della settimana. L’energia fornita dalle acque calde rappresenta uno dei principali fattori che alimentano intensità e persistenza dei tifoni, aumentando il potenziale distruttivo dei sistemi ciclonici.
Parallelamente, i temporali sviluppatisi sopra l’area oceanica surriscaldata potrebbero alterare la circolazione atmosferica fino al Nord America, favorendo la formazione di una robusta cupola di calore sugli Stati Uniti occidentali nella seconda metà di luglio. Una configurazione di questo tipo tende a intrappolare masse d’aria calda per diversi giorni, aumentando il rischio di temperature record, siccità e incendi boschivi.
Le preoccupazioni per la California
Tra le aree considerate maggiormente esposte figura la California, dove gli effetti dell’anomalia potrebbero estendersi ben oltre la stagione estiva.
Il climatologo Daniel Swain avverte che le temperature eccezionalmente elevate delle acque del Pacifico potrebbero determinare un innalzamento del livello del mare compreso tra 15 e 60 centimetri lungo la costa californiana. Durante l’autunno e l’inverno, i venti associati alle tempeste potrebbero spingere ulteriormente l’acqua verso la terraferma, aumentando il rischio di mareggiate e inondazioni costiere.
“Questo è il momento per i governi locali, le contee e lo Stato di iniziare a prepararsi a una probabilità significativa di livelli del mare molto più alti della media, inondazioni costiere più dirompenti e livelli dell’acqua potenzialmente da record durante le tempeste invernali e le maree eccezionali”, afferma Swain.
Le possibili criticità riguardano infrastrutture costiere, aree urbane a bassa quota e sistemi di protezione dalle maree, già sottoposti negli ultimi anni a una crescente pressione dovuta all’innalzamento del livello medio degli oceani.
Possibili ripercussioni sull’intero emisfero
Gli effetti dell’anomalia non si limiterebbero alla costa occidentale americana. Il progressivo rilascio nell’atmosfera dell’enorme quantità di energia accumulata dal Pacifico potrebbe rafforzare la corrente a getto subtropicale durante l’autunno e l’inverno.
Una simile configurazione favorirebbe la formazione di un vero e proprio corridoio per le perturbazioni sugli Stati Uniti meridionali e orientali, aumentando la probabilità di precipitazioni intense, alluvioni improvvise, temporali violenti e fenomeni convettivi di elevata intensità.
L’aumento delle temperature marine determina inoltre una maggiore evaporazione e, di conseguenza, un incremento del contenuto di vapore acqueo nell’atmosfera, elemento fondamentale nello sviluppo degli eventi meteorologici estremi.
“Le quantità di vapore acqueo vanno per lo più di pari passo con le temperature superficiali del mare”, osserva il climatologo Kevin Trenberth, evidenziando il legame diretto tra oceani più caldi e precipitazioni più intense.
Il Mediterraneo segue la stessa tendenza
Il fenomeno non riguarda esclusivamente il Pacifico. Una nuova ondata di calore marina si è sviluppata recentemente anche nelle acque europee, Mediterraneo compreso, dopo la intensa cupola di calore che a giugno ha interessato gran parte dell’Europa meridionale.
Le temperature marine superiori alla media contribuiscono a mantenere elevate quelle atmosferiche, alimentando la persistenza del caldo previsto almeno fino alla metà di luglio. Il Mediterraneo, già considerato uno dei principali “hotspot” del cambiamento climatico, mostra una crescente frequenza di episodi di riscaldamento anomalo con effetti sia sugli ecosistemi sia sulla dinamica delle precipitazioni.
Una tendenza che si consolida negli ultimi decenni
L’attuale episodio si inserisce in un quadro di progressiva espansione delle ondate di calore marine osservato dagli scienziati negli ultimi quarant’anni.
Dalla fine degli anni Ottanta la quota della superficie oceanica globale interessata da questi fenomeni è passata da circa il 9% a oltre il 30%. Ancora più marcata è la crescita degli eventi classificati tra la categoria 2 e la categoria 5, aumentati di quasi sei volte nello stesso periodo.
Attualmente oltre il 37% degli oceani del pianeta è interessato da almeno un’ondata di calore marina. Se l’anomalia del Pacifico dovesse continuare a intensificarsi nei prossimi mesi, secondo gli esperti potrebbe essere stabilito un nuovo record storico già entro quest’anno o nel corso del prossimo, confermando una tendenza che viene osservata con crescente attenzione dalla comunità scientifica per le implicazioni sul clima, sugli ecosistemi marini e sulla gestione dei rischi naturali.
