Commissione Covid, l’audizione di Conte diventa una farsa: rinvii, dimissioni e bagarre ma la verità può attendere
Tra sconvocazioni dell’ultimo minuto, accuse incrociate e urla in Aula con espulsioni, la tanto attesa audizione dell’ex Premier si trasforma in un teatrino politico. E il confronto sui fatti dell’emergenza sanitaria slitta ancora.
Giuseppe Conte
L’audizione di Giuseppe Conte in Commissione d’inchiesta sul Covid doveva essere il momento della verità, la sede formale in cui l’ex presidente del Consiglio avrebbe finalmente risposto alle domande sulla gestione della pandemia e “spazzato via tutto il fango”, come da lui stesso dichiarato. E invece, la vicenda si è trasformata nell’ennesima commedia degli errori e dei rinvii, assumendo contorni sempre più simili a una farsa in cui la verità sul Covid resta puntualmente sullo sfondo.
La mossa dell’ex premier
Alla vigilia dell’appuntamento fissato per domani, 4 agosto alle 9.30, Giuseppe Conte ha annunciato con una lettera al Presidente della Camera Lorenzo Fontana e con un post sui social le proprie dimissioni dalla stessa Commissione d’inchiesta.
Una scelta formalmente motivata dall’esigenza di “evitare ogni possibile situazione di incompatibilità”, dal momento che l’audizione lo vedeva convocato proprio nella veste di Premier dell’epoca. L’ex leader del M5s si diceva pronto a parlare per mettere fine alle speculazioni. Tuttavia, il palcoscenico si è sgretolato nel giro di poche ore.
La sconvocazione e il rimpallo di responsabilità
A smontare il quadro è arrivata la nota del presidente della Commissione, il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, che ha sconvocato l’audizione a causa dei concomitanti lavori parlamentari di Camera e Senato. Ne è nato un immediato rimpallo di colpe.
La versione della Commissione (FdI): Lisei ha precisato che la segreteria di Conte era stata avvisata già nei giorni precedenti dell’impossibilità di svolgere un’audizione lunga e complessa durante sessioni di votazione in Aula. Nonostante i solleciti a fornire altre date utili, non vi sarebbe stata alcuna disponibilità da parte del leader M5s, portando così alla sconvocazione inevitabile.
La replica del M5s: I pentastellati parlano invece di un “bluff smascherato” e accusano la maggioranza di scappare di fronte al confronto non appena Conte si è detto pronto a riferire.
Chaos e bagarre alla Camera
Il cortocircuito politico si è immediatamente trasferito nell’Emiciclo di Montecitorio, dove il dibattito è degenerato in scontro aperto. Il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi ha accusato FdI di fare “solo chiacchiere e propaganda”. Di contro, la deputata di FdI Alice Buonguerrieri ha attaccato duramente il leader pentastellato parlando di “saga dei Giuseppi” e sostenendo che le dimissioni siano arrivate solo perché “messo con le spalle al muro”.
I toni accesi e l’uso di epiteti hanno scatenato le proteste vehementi dei deputati del Movimento 5 Stelle. La situazione è precipitata quando il vicepresidente della Camera, il pentastellato Sergio Costa, è stato costretto a espellere il deputato M5s Leonardo Donno per proteste continuate. Di fronte al rifiuto di Donno di abbandonare l’Aula, la seduta è stata sospesa.
Una verità che continua a slittare
Il risultato di questo scontro istituzionale è un desolante nulla di fatto. Tra accuse reciproche di scappare dal confronto, manovre tattiche sulle date e gazzarre parlamentari, l’audizione di Conte slitta a data da destinarsi.
Ciò che doveva essere un passaggio di trasparenza e responsabilità di fronte ai cittadini italiani sulla gestione dell’emergenza pandemica continua così a impantanarsi in una palude di polemiche di parte, confermando l’impressione di una Commissione trasformata in un’arena di scontro politico dove la ricerca della verità resta, ancora una volta, rinviata.
