Blindato Delmastro prima delle vacanze: la maggioranza nega il sequestro delle chat
Il capogruppo Enrico Costa definisce inammissibili le carte inoltrate da Piazzale Clodio mentre la minoranza ipotizza il ricorso alla Consulta per violazione delle prerogative parlamentari.
Andrea Delmastro delle Vedove
La Camera dei deputati vota domani pomeriggio sull’autorizzazione al sequestro delle conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, presunto prestanome del clan Senese, dopo il no opposto dalla maggioranza di centrodestra a una nuova istruttoria della Giunta per le Autorizzazioni.
L’Assemblea di Montecitorio si esprimerà sul testo approvato a maggioranza lo scorso 22 luglio, respingendo l’acquisizione dei nuovi elementi d’indagine trasmessi dalla magistratura capitolina. Su richiesta delle forze d’opposizione, la votazione sul deputato di Fratelli d’Italia potrà svolgersi a scrutinio segreto.
Lo stop della Giunta al supplemento d’indagine
Il rinvio del voto, inizialmente previsto per la settimana precedente, era stato determinato da una nota formale inviata dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, al presidente della Camera Lorenzo Fontana.
La missiva conteneva allegata una documentazione integrativa volta a motivare la necessità di acquisire il materiale informatico custodito sui dispositivi dell’ex esponente del governo Meloni. La maggioranza ha tuttavia qualificato il deposito come irricevibile sul piano procedurale, impedendone l’esame di merito.
“Una documentazione inammissibile perché giunta tardivamente alla Camera”, ha dichiarato il capogruppo di Forza Italia in Giunta, Enrico Costa. “Se la Giunta avesse deciso un’ulteriore istruttoria si sarebbe creato un precedente, dando la possibilità a qualunque persona di procrastinare l’esame con un esito dilatorio”, ha precisato il deputato azzurro.
Il nodo regolamentare e lo scontro fra gli organi
La risoluzione del blocco procedurale ha richiesto l’intervento della Giunta per il Regolamento, convocata d’urgenza dal presidente Lorenzo Fontana su istanza delle forze di centrodestra.
L’organo supremo d’interpretazione delle norme di Montecitorio ha annullato la decisione presa dal presidente della Giunta per le Autorizzazioni, Devis Dori, che aveva inizialmente disposto l’accesso ai faldoni inviati dalla Procura per tutti i componenti del collegio.
Il voto a maggioranza espresso nella seduta serale della Giunta per il Regolamento ha riassegnato la competenza alla Giunta per le Autorizzazioni, che si è limitata a confermare il diniego al sequestro per rispettare la tempistica d’aula antecedente la sospensione dei lavori parlamentari.
Le minacce di ricorso alla Consulta
Il diniego di consultazione degli atti depositati dal procuratore Lo Voi ha provocato la reazione unitaria dei gruppi di opposizione, che contestano la regolarità formale dell’intera procedura delibera.
“Si è arrivati al paradosso di esprimere un voto sulla richiesta avanzata dalla Procura di Roma senza aver avuto accesso alla documentazione”, ha protestato il presidente della Giunta Devis Dori. “Esistono gli estremi per sollevare la questione davanti all’Alta Corte e in questa direzione faremo i necessari approfondimenti”, ha aggiunto l’esponente dei Verdi e Sinistra. Il nodo politico verte sulla conoscenza effettiva degli elementi conoscitivi inviati da Piazzale Clodio, la cui visione è stata preclusa ai commissari prima del voto decisivo.
Le accuse dell’opposizione sul contenuto dei messaggi
La posizione espresso dal relatore dell’atto d’autorizzazione ha alimentato i dubbi delle minoranze circa una possibile asymmetricità nell’accesso alle informazioni. “Le chat non aggiungono né tolgono nulla rispetto a quanto già deliberato”, ha affermato il relatore Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia.
La dichiarazione ha provocato la replica immediata del Partito Democratico, che ha chiesto chiarimenti sulla catena di custodia dei documenti giudiziari. “Come fanno a dirlo?”, si è chiesto il deputato democratico Federico Gianassi. “La maggioranza è a conoscenza del contenuto di quelle conversazioni, mentre ai parlamentari dell’opposizione chiamati a pronunciarsi ne è stata impedita la consultazione? Su questo aspetto occorre fare piena luce”, ha ribadito il rappresentante del Pd.
Scontro aperto sui confini dell’immunità
I toni del dibattito si sono inaspriti durante gli interventi dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle e delle repliche della maggioranza. “Hanno usato un organo di garanzia per aiutare la camorra e difendere un amico di partito”, ha sostenuto la deputata pentastellata Daniela Torto nel corso del suo intervento d’aula.
Le affermazioni hanno provocato la reazione dei rappresentanti del gruppo di Fratelli d’Italia, che hanno preannunciato tutele legali. “Sono frasi diffamatorie”, ha risposto il deputato di Fdi Dario Iaia, invitando la collega a rinunciare alle prerogative parlamentari. “Nel momento in cui si piega il diritto alle convenienze politiche si comincia ad aprire la porta alla barbarie e questo è ciò che sta avvenendo in quest’aula”, ha concluso l’esponente della maggioranza.
Gli scenari in vista della seduta d’Aula
L’approdo del testo nell’Aula di Montecitorio imporrà una verifica della tenuta della maggioranza di governo sotto il vincolo del voto segreto. Non sono stati ancora resi noti i dettagli relativi all’eventuale adozione di indicazioni di voto difformi all’interno dei singoli gruppi parlamentari o all’eventuale presenza di franchi tiratori nel centrodestra.
Il verdetto di Montecitorio definirà in via definitiva l’utilizzabilità processuale delle comunicazioni informatiche intercorse tra il deputato Andrea Delmastro ed i soggetti coinvolti nelle indagini della Procura di Roma.
