Il Consiglio dei ministri approva la riforma della Corte dei conti: è scontro con i magistrati contabili
L’esecutivo licenzia in via preliminare il decreto legislativo attuativo della delega del 2026. L’associazione di categoria denuncia la compressione dell’autonomia, Palazzo Chigi difende il testo nato dal tavolo tecnico e apre alle Camere.
Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo per il riordino delle funzioni della Corte dei conti e della responsabilità per danno erariale. L’atto attiva l’attuazione della legge delega numero 1 del 2026, ma incassa l’immediata opposizione dei giudici contabili.
L’Associazione Magistrati della Corte dei conti ha espresso rammarico per la decisione dell’esecutivo, definendo la riforma un rischio per l’indipendenza della magistratura. In una nota ufficiale, l’organismo rappresentativo ha dichiarato: “Con l’esame in prima lettura in Consiglio dei ministri del decreto legislativo sulla riorganizzazione della Corte dei conti, il Governo prosegue sulla strada della compressione dell’autonomia della Magistratura e dell’indebolimento delle garanzie poste a tutela dei cittadini”. L’associazione ha preannunciato ulteriori iniziative pubbliche per illustrare alla collettività le ricadute del provvedimento sui meccanismi di controllo contabile.
Palazzo Chigi e il tavolo tecnico
Fonti della Presidenza del Consiglio hanno respinto le critiche, sottolineando che il testo rispecchia il lavoro svolto all’interno di un tavolo tecnico condiviso. La redazione della norma ha visto la partecipazione di una delegazione dell’istituto presieduta dal Procuratore generale, su designazione del Vertice della Corte. Secondo l’esecutivo, l’apporto tecnico fornito dai magistrati ha contribuito alla definizione della maggior parte delle disposizioni contenute nello schema unico di decreto legislativo.
Palazzo Chigi ha ribadito che il percorso istruttorio ha garantito il pieno rispetto istituzionale della Magistratura contabile, consentendo la rappresentazione delle diverse istanze nell’ambito dei criteri fissati dalla legge delega 1/2026. La Presidenza ha assicurato che l’iter proseguirà attraverso i passaggi formali previsti dalla procedura legislativa.
Il ruolo delle Camere
Lo schema di decreto sarà trasmesso alla Conferenza unificata, alla Conferenza Stato-Regioni e alle commissioni parlamentari competenti per l’acquisizione dei pareri prescritti. L’esecutivo si è impegnato a concedere ai diversi organi tempi congrui per la valutazione delle norme, riservandosi di esaminare i rilievi ricevuti per apportare eventuali correzioni al testo finale entro i limiti stabiliti dalla delega.
Il vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ha confermato l’orientamento dell’esecutivo verso un confronto con le rappresentanze della magistratura. Sisto ha precisato che spetterà al ministro Carlo Nordio e al sottosegretario Alfredo Mantovano stabilire le modalità e i tempi di un eventuale incontro con i magistrati contabili.
Il governo punta a completare l’iter della legge delega mantenendo fermo l’impianto generale della riforma. La possibilità di modifiche resta subordinata all’esito delle audizioni parlamentari e all’intesa con gli enti territoriali, nel tentativo di ricomporre la frattura con l’Associazione Magistrati prima dell’approvazione definitiva in Consiglio dei ministri.
