Da Maldini a Bergomi, il calcio italiano rende omaggio a Franco Baresi

Baresi funerali

Franco Baresi è stato salutato oggi a Milano da migliaia di tifosi accorsi in piazza Sant’Ambrogio per i funerali dell’ex capitano del Milan e della Nazionale. Il feretro è arrivato tra gli applausi e il coro “Un capitano, c’è solo un capitano”, mentre un grande striscione affisso su un palazzo dava voce alla piazza: “Leggenda immortale, inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare. Ciao capitano”. Nella basilica, insieme alla famiglia, si sono ritrovati compagni di squadra, avversari, dirigenti e protagonisti di diverse generazioni del calcio italiano.

Tra i primi ad arrivare Paolo Maldini, Marco van Basten, Roberto Donadoni, Demetrio Albertini, Alessandro Costacurta, Clarence Seedorf, Maurizio Ganz, Filippo Galli, Mauro Tassotti, Marco Simone, Alberico Evani, Giovanni Galli, Massimo Ambrosini, Giancarlo Antognoni, Aldo Serena, Gianluca Pagliuca, Daniele Massaro, Dejan Savicevic, Nelson Dida, Roberto Baggio e Claudio Ranieri. Con loro anche Marco Borriello, Giovanni Stroppa, Nevio Scala, Marco Parolo e Giuseppe Bergomi.

 

 

Alla cerimonia hanno partecipato anche i vertici del Milan e dell’Inter. Presenti il presidente rossonero Paolo Scaroni, il proprietario Gerry Cardinale e il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta. In piazza sono arrivati inoltre il ministro per lo Sport Andrea Abodi, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, l’assessore regionale lombardo Romano La Russa e l’attaccante del Milan Christian Pulisic.

Un omaggio oltre i colori

L’omaggio a Baresi ha superato i confini della tifoseria rossonera. In piazza è comparso anche uno stendardo della Fiorentina, mentre l’arrivo di Beppe Bergomi, storico capitano dell’Inter, è stato accolto dagli applausi dei sostenitori milanisti. Una risposta coerente con il rapporto costruito negli anni tra i due ex difensori, protagonisti di una rivalità che non ha cancellato il rispetto reciproco.

Diversa l’accoglienza riservata a Gerry Cardinale e Paolo Scaroni, accompagnati dai fischi di una parte dei tifosi. Quando è arrivato il feretro, però, la contestazione ha lasciato spazio a un applauso lungo e compatto. Il centro della piazza è tornato così a essere il ricordo dell’ex numero 6, la cui maglia è stata ritirata dal Milan.

 

 

Umberto Cairo, presidente di Rcs MediaGroup, ha ricordato Baresi come “uno straordinario calciatore, un grande capitano del Milan, una grande bandiera”. Cairo ne ha sottolineato anche il tratto personale: “Era una persona umile, che sapeva accettare la sconfitta, un grande esempio per tutti”. La partecipazione alla cerimonia, ha aggiunto, dimostra quanto fosse profondo il legame con il pubblico: “La presenza di tutta questa gente, il 4 agosto, lo dimostra”.

L’ultimo incontro con Bergomi

Il rapporto con Bergomi ha rappresentato uno dei fili più forti della giornata. L’ultima volta che i due erano entrati insieme a San Siro tenevano la Fiamma olimpica destinata ai Giochi di Milano Cortina 2026. Baresi era già malato. Bergomi, invece, ricorda quella scena anche per un dettaglio che rovescia i ruoli di una vita: “Forse per la prima volta nella vita sono stato io a guidarlo”.

Per decenni erano stati avversari nel derby e compagni in Nazionale. Baresi era il “Piscinin”, il ragazzo dal fisico esile diventato il numero 6 simbolo del Milan. Bergomi era lo “Zio”, il giovane che sembrava più adulto della sua età. In totale si affrontarono trenta volte nel derby di Milano.

Bergomi ha ricordato anche la dimensione più quotidiana di quella rivalità: “Ci scambiavamo i gagliardetti all’inizio, poi però eravamo distanti”. Una volta, ha raccontato, fu proprio lui a commettere un fallo su Baresi, rimediando anche un’ammonizione. La rivalità restava dentro il campo; fuori, il rapporto è diventato nel tempo quello tra due uomini legati alla stessa storia calcistica.

 

 

Fu il figlio di Baresi a chiedere a Bergomi di leggere durante i funerali. “È stata una grande emozione”, ha raccontato l’ex capitano dell’Inter. Lo stesso Bergomi aveva partecipato alla partita d’addio di Baresi, nella serata in cui il Milan ritirò la maglia numero 6.

Dalla Nazionale ai derby

Baresi e Bergomi condivisero anche la Nazionale. Furono entrambi campioni del mondo nel 1982, anche se Baresi non scese in campo nella competizione e rimase il sostituto di Gaetano Scirea. Agli Europei del 1988 e ai Mondiali di Italia ’90, invece, furono entrambi titolari.

Proprio il Mondiale giocato in casa resta uno dei ricordi più nitidi per Bergomi: “Zenga in porta. Io, Franco, Maldini e Ferri nella linea a quattro: era una difesa tutta Inter e Milan”. Una fotografia di un calcio nel quale le rivalità cittadine convivevano con la presenza di giocatori capaci di diventare riferimenti della Nazionale.

Bergomi ha legato il ricordo di Baresi anche al tema delle bandiere, una figura che nel calcio contemporaneo appare sempre più difficile da ritrovare. “Franco è partito da Travagliato, un piccolo paesino, e non ha mai mollato il Milan, anche nella sofferenza”, ha sottolineato. Per l’ex capitano nerazzurro, la sua storia si riassume in “passione, fatica, poche parole ma sintetiche e un comportamento esemplare”.

Il ricordo di un calcio diverso

L’immagine di Bergomi accolto dagli applausi dei tifosi milanisti ha dato alla giornata un significato che va oltre il rapporto tra Milan e Inter. Anche l’ex capitano nerazzurro ha sottolineato il rispetto che, nonostante la rivalità, ha accompagnato i derby: “I derby di Milano sono sempre stati vissuti in maniera diversa, con tanto rispetto”.

 

 

Il messaggio rivolto alle nuove generazioni riguarda proprio quella cultura sportiva. “Il talento da solo non basta”, ha spiegato Bergomi, indicando in Baresi un modello costruito attraverso continuità, sacrificio e appartenenza. La sua vicenda, ha aggiunto, dimostra che chi cresce nel settore giovanile di un grande club deve puntare non soltanto alle vittorie, ma alla possibilità di lasciare una traccia.

La piazza Sant’Ambrogio ha raccolto intanto l’omaggio dei tifosi, dei compagni, degli avversari e delle istituzioni. La presenza di un simbolo della Fiorentina accanto ai colori rossoneri e gli applausi a Bergomi hanno confermato una partecipazione che ha attraversato le appartenenze calcistiche. Al centro è rimasta la figura di Baresi, legata al Milan per tutta la carriera e riconosciuta come una delle bandiere della storia del calcio italiano.