Tutti insieme alla festa di Avs, ma il campo largo è ancora da costruire: Conte detta le condizioni, Schlein cerca l’unità e Renzi resta fuori

Angelo Bonelli, Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni

Angelo Bonelli, Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni

La festa di Avs doveva essere la fotografia del campo largo che riparte dopo la pausa estiva. Pd, M5s e Alleanza Verdi-Sinistra tornano a sedersi sullo stesso palco, cercano di parlare di programma e rinviano la partita più delicata, quella della leadership. Ma proprio dalla serata organizzata da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni emerge l’immagine di un’alleanza ancora divisa. E con un’assenza che pesa: Matteo Renzi. Italia Viva non è nel perimetro della festa e Giuseppe Conte mette nero su bianco la sua diffidenza verso l’ex premier, chiedendo garanzie perché non ci siano “compagni di viaggio» pronti a cambiare strada per convenienza politica.

“L’alternativa c’è», dice Fratoianni prima ancora che inizi il dibattito. Ma stabilire quale sia questa alternativa, chi debba guidarla e soprattutto chi possa farne parte è tutt’altro che risolto. Sul palco tutti scelgono di non affrontare direttamente la successione al comando, preferendo il programma. Bonelli invita ad accelerare: “Sbrigamose». È una tregua tattica, non la soluzione delle differenze.

La leadership resta il primo nodo

Elly Schlein mantiene la sua linea: due possibilità, un accordo per indicare come leader chi prenderà un voto in più oppure le primarie, alle quali la segretaria del Pd si dice ancora disponibile. Nessun “terzo nome», nessun accordo chiuso nelle stanze della coalizione.

Il problema è che la questione della leadership non è l’unica a dividere gli alleati. Anzi, forse è soltanto quella che per ora preferiscono non affrontare. Schlein prova a ridimensionare le distanze ricordando che le cose che uniscono il centrosinistra sono molte di più di quelle che lo separano. Ma alcune delle differenze riguardano questioni politiche decisive.

Ucraina, la distanza tra Conte e Schlein

Il terreno più evidente è quello della guerra in Ucraina. Conte non arretra: “Non cambio idea, io sono coerente». Per il leader M5s non saranno le armi a risolvere il conflitto e occorre puntare sulla “svolta negoziale». Fratoianni cerca una formula che tenga insieme le posizioni, sostenendo che nessuno sul palco è filo-Putin e che tutti riconoscono l’aggressione russa e il diritto dell’Ucraina a essere sostenuta. Ma aggiunge la domanda destinata a riaprire la discussione: “È sicuro che il modo più efficace sia continuare a inviare armi?».

Schlein condivide la necessità di una grande iniziativa diplomatica europea, ma introduce una differenza sostanziale: Putin, ricorda, ha respinto anche il piano di pace proposto da Kiev. Per questo il sostegno all’Ucraina resta per il Pd un punto da discutere, ma non da archiviare attraverso una generica richiesta di negoziato.

La segretaria dem sa che queste differenze possono diventare un problema elettorale. “Dovremo discutere anche su questo fino allo sfinimento», avverte, perché sarebbe “imperdonabile dividersi» e consegnare un’altra vittoria alla destra.

E Renzi rimane fuori dalla fotografia

È però sul perimetro dell’alleanza che emerge con maggiore nettezza l’altra frattura, quella che riguarda Renzi. Conte non lo nomina soltanto per dire che non si fida: pone una condizione politica. Servono “garanzie» e “affidabilità» per evitare che qualcuno possa “scartare con disinvoltura» per ragioni personali o partitiche.

Schlein non risponde direttamente a Conte e non pronuncia il nome di Renzi. Parla invece di “coerenza del programma» e rivendica il lavoro comune già fatto nei territori. È una formula che lascia aperta la porta del confronto, ma non modifica la fotografia della serata: al tavolo ci sono Pd, M5s e Avs; Renzi resta fuori.

Ed è proprio questa esclusione a rendere meno credibile l’idea di un campo largo già costruito. Perché mentre Schlein insiste sulla necessità di non ripetere gli errori del passato – “Giorgia Meloni ha vinto perché il campo progressista era diviso» – Conte delimita il campo e pone condizioni agli eventuali compagni di viaggio. Il messaggio è contraddittorio: bisogna unirsi per battere la destra, ma non tutti quelli che potrebbero contribuire all’operazione sono considerati parte dell’alleanza.

La promessa di ottobre

La serata finisce con Schlein, Bonelli e Fratoianni a cena e con l’impegno annunciato da Bonelli a trasformare ottobre nel mese della consultazione popolare sul programma. È il tentativo di partire dalle cose da fare per evitare di impantanarsi subito nella questione del leader.

Ma il problema del campo largo non è soltanto scrivere un programma. È stabilire chi ne farà parte, su quali posizioni e con quale candidato alla guida. La festa di Avs consegna dunque una fotografia meno rassicurante di quella che i protagonisti avrebbero voluto: Pd, M5s e Avs provano a mostrarsi uniti, ma restano distanze sull’Ucraina, sulla leadership e soprattutto sul perimetro dell’alleanza. E Matteo Renzi, dalla fotografia, è già stato tagliato fuori.