Meloni guarda alle Politiche: “Continuerò a combattere”. E sfida la sinistra: “Non sanno neanche chi sarà il candidato premier”

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Giorgia Meloni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha trasformato la festa di Fratelli d’Italia al porto di Bari in un appuntamento di preparazione alla prossima campagna elettorale. Davanti a qualche migliaio di persone, ha rivendicato i 1.413 giorni di governo, il consenso superiore a quello dell’insediamento e la compattezza del centrodestra, indicando nella stabilità la principale garanzia per proseguire l’azione dell’esecutivo.

Il format ha seguito quello delle iniziative elettorali già sperimentate dal centrodestra: sul palco, accanto al simbolo di FdI e allo slogan “Il governo + stabile, l’Italia + forte”, si sono alternati studenti, imprenditori, rappresentanti delle forze dell’ordine e insegnanti. Dopo gli interventi politici di Raffaele Fitto, Maurizio Lupi e Antonio Tajani, collegato a distanza, e Matteo Salvini, intervenuto al telefono da un’autogrill in Toscana, la scena è passata alla premier.

Meloni ha aperto il suo intervento ringraziando la platea per l’accoglienza, ma ha spostato subito il discorso dal bilancio celebrativo alla prospettiva politica. “Il consenso è più alto di quello che avevamo il primo giorno di questo governo”, ha affermato, attribuendo il risultato alla capacità del centrodestra di restare unito non soltanto contro un avversario, ma attorno a un progetto comune.

La stabilità come risultato politico

La premier ha indicato nella durata dell’esecutivo uno dei principali risultati della legislatura. La stabilità, ha sostenuto, rappresenta “la prima grande riforma data alla nazione”, non un elemento accessorio ma uno strumento per proteggere i cittadini e garantire continuità alle decisioni del governo.

Il punto politico è anche un messaggio rivolto agli alleati. Meloni ha insistito sull’unità della coalizione, presentandola come una condizione necessaria per affrontare la prossima fase. “La famiglia” del centrodestra, ha spiegato, rimane insieme non “per battere lo stesso avversario ma per costruire le stesse idee”.

Il bilancio non è stato presentato come un punto d’arrivo. “L’obiettivo non è festeggiare”, ha precisato la premier, ma proseguire con “il peso della responsabilità” e con la “coscienza a posto”. Nel racconto dei quattro anni di governo ha inserito anche le difficoltà affrontate dall’esecutivo: “Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso”.

Meloni ha quindi elencato le principali rivendicazioni dell’esecutivo: lavoro, salari, fisco, sanità, contrasto all’immigrazione illegale, sicurezza, credibilità internazionale e conti pubblici. Su quest’ultimo punto ha contrapposto l’azione del governo a quella dei precedenti esecutivi, accusati di avere “devastato” i conti per finanziare la campagna elettorale.

Tra le priorità indicate per i prossimi mesi non è emerso un nuovo grande provvedimento simbolo. La premier ha citato invece l’estensione della Zes e nuovi interventi sul fronte dei carburanti. Le misure, ha precisato, saranno “mirate” perché il governo non può destinare risorse a chi non ne ha bisogno o a chi attraversa il confine per fare rifornimento.

Sul versante energetico Meloni ha confermato la linea favorevole al ritorno al nucleare e ha aggiunto un altro obiettivo: aumentare “la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari”. La scelta si inserisce nella strategia indicata dall’esecutivo per ridurre la vulnerabilità energetica del Paese.

Sicurezza, giustizia e violenza sulle donne

La sicurezza è stata uno dei passaggi più politici dell’intervento. Meloni ha riconosciuto che “ci si aspetta di più”, ma ha attribuito alla catena istituzionale una parte delle difficoltà nel trasformare le nuove norme in risultati concreti.

Il riferimento è al rapporto tra forze dell’ordine e magistratura. “Se noi facciamo le leggi, le forze dell’ordine fanno il loro lavoro e poi dopo 48 ore il giudice rimette in libertà un uomo accusato di aver violentato una ragazzina di 13 anni, la catena si spezza”, ha affermato.

La premier ha ribadito anche la linea del governo contro il fondamentalismo e ha collegato il tema della sicurezza a quello della violenza sulle donne. Nel passaggio dedicato al femminicidio ha chiamato in causa Roberto Vannacci, dopo l’uccisione di Lorena: “L’orrore che ha strappato ieri la vita a Lorena ci stringe il cuore e ci ricorda che il femminicidio esiste e come se esiste”.

Il tema della sicurezza, dunque, è stato utilizzato anche per riaffermare una delle principali direttrici politiche della maggioranza: più strumenti repressivi, maggiore efficacia della risposta dello Stato e una critica al funzionamento della catena giudiziaria quando le persone accusate di reati gravi tornano rapidamente in libertà.

Il confronto con l’opposizione

La parte più direttamente elettorale è arrivata quando Meloni ha rivolto il discorso alla sinistra. Il tono si è fatto ironico, con gli “auguri” all’opposizione per essere, nella sua definizione, “la più longeva della storia della Repubblica”: “Altri 10 mila di questi giorni”.

Il riferimento alle prossime Politiche è diventato esplicito sulla legge elettorale. Meloni ha confermato che sarà prevista l’indicazione del candidato premier, trasformando il tema della leadership in un argomento di confronto con il centrosinistra. Se si chiede alla sinistra chi sia il candidato, ha ironizzato, “vanno nel panico”.

La premier ha poi attaccato l’opposizione sulla difficoltà di trovare una linea comune, ricordando anche il dibattito sulle primarie. Ha accusato la sinistra di avere “orrore” degli operai, con un riferimento a Stefano Bonaccini, e di utilizzare “l’antifascismo come arma di distrazione di massa per agguantare il potere”.

Il bersaglio non è stato soltanto il Partito democratico, ma più in generale la difficoltà del campo progressista di presentarsi come alternativa unitaria al centrodestra. La leadership e la legge elettorale diventano così, nel discorso della premier, due terreni sui quali misurare la capacità dell’opposizione di costruire una proposta competitiva.

Meloni ha insistito sulla contrapposizione attraverso una serie di battute sui governi precedenti: “Si stava meglio”, ha ironizzato, quando il salario era “minimo davvero”, i banchi a rotelle arrivavano in orario e si poteva lasciare la porta aperta perché, anche chiudendola, “la occupavano comunque”.

Il messaggio agli alleati guarda al voto

Il finale ha riportato il discorso sul futuro. Dopo il bilancio dell’azione di governo e l’attacco all’opposizione, Meloni ha chiesto alla propria maggioranza di considerare i risultati ottenuti come la base per una nuova fase.

“Se siamo arrivati fin qui, significa che possiamo ancora andare avanti”, ha affermato. Il messaggio non riguarda soltanto la prosecuzione dell’attuale legislatura, ma la costruzione del consenso necessario ad affrontare il prossimo appuntamento elettorale.

“Continuo a credere che le pagine più belle debbano essere ancora scritte”, ha aggiunto la premier, promettendo di continuare “a combattere, a scommettere, a rilanciare”, anche quando fermarsi sarebbe più semplice e quando il percorso sarebbe difficile.

A Bari il centrodestra ha quindi utilizzato un appuntamento di partito come una prova generale della fase politica successiva: bilancio dei risultati, rivendicazione della stabilità, indicazione delle priorità dell’esecutivo e confronto diretto con l’opposizione. La campagna elettorale non è ancora iniziata, ma il linguaggio scelto dalla premier è già quello della competizione nazionale.