Sandro Mazzola muore a 83 anni, l’Inter perde la sua grande bandiera. Il calcio italiano ricorda il suo campione
I funerali si terranno lunedì 21 settembre a Milano. Il mondo del calcio si è unito al cordoglio per il fuoriclasse nerazzurro, vincitore di quattro scudetti e due Coppe dei Campioni.
Sandro Mazzola
Sandro Mazzola è morto a 83 anni. L’annuncio è arrivato dall’Inter, il club al quale il grande numero 10 nerazzurro aveva legato tutta la carriera professionistica. “È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra”, ha scritto la società nel comunicare la scomparsa. Con lui se ne va uno dei protagonisti della Grande Inter di Helenio Herrera e uno dei giocatori che hanno definito il calcio italiano tra gli anni Sessanta e Settanta.
Mazzola era nato a Cassano d’Adda nel 1942. Aveva portato per tutta la vita un cognome che, nel calcio italiano, era già una storia prima ancora che lui cominciasse a scriverne una propria. Suo padre era Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino, morto nella tragedia di Superga del 1949. Sandro aveva soltanto sette anni.
Quel cognome avrebbe potuto rappresentare un’eredità difficile da sostenere. Mazzola, invece, costruì progressivamente una carriera autonoma, fino a diventare a sua volta un riferimento della storia del calcio italiano. Il suo percorso si sviluppò quasi interamente sotto il segno dell’Inter, società nella quale sarebbe rimasto per tutta la carriera da calciatore.
Dalle giovanili alla Grande Inter
Mazzola entrò nel settore giovanile dell’Inter e fu seguito da figure centrali della storia nerazzurra. Tra queste Benito Lorenzi, mentre Giuseppe Meazza contribuì alla sua formazione nelle giovanili. Il debutto nella prima squadra arrivò nel 1960, quando Mazzola aveva appena 18 anni.
Da quel momento la sua carriera si identificò con quella dell’Inter. Dal debutto fino al ritiro, nel 1977, raccolse 565 presenze e 160 gol. Numeri che raccontano una continuità fuori dal comune, ma che da soli non spiegano il ruolo assunto da Mazzola nella storia del club.
La sua stagione più importante coincise con quella della Grande Inter allenata da Helenio Herrera. In una squadra costruita attorno a un sistema tattico rigoroso, Mazzola rappresentò una delle principali soluzioni offensive. Il suo calcio univa tecnica, capacità realizzativa e lettura delle situazioni di gioco.
Con l’Inter vinse quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Fu uno dei protagonisti della squadra che portò il club ai vertici del calcio europeo e mondiale.
La prima grande consacrazione internazionale arrivò nella finale di Coppa dei Campioni del 1964, disputata a Vienna contro il Real Madrid. Mazzola segnò due gol nella vittoria dell’Inter contro la squadra spagnola di Ferenc Puskás e Alfredo Di Stéfano. Erano due dei suoi idoli d’infanzia. La partita rappresentò uno dei momenti fondativi della Grande Inter e della carriera internazionale di Mazzola.
Un anno dopo sarebbe arrivata un’altra Coppa dei Campioni, insieme alla conferma dell’Inter ai vertici del calcio europeo. Il club nerazzurro avrebbe poi conquistato anche due Coppe Intercontinentali, completando il ciclo che trasformò quella squadra in una delle formazioni più riconoscibili della sua epoca.
Il secondo posto nel Pallone d’Oro
La dimensione internazionale della carriera di Mazzola trovò una conferma anche a livello individuale. Nel 1971 il giocatore dell’Inter si classificò secondo nella votazione per il Pallone d’Oro, alle spalle di Johan Cruijff.
Fu il punto più alto della sua carriera individuale in una graduatoria che riuniva i principali protagonisti del calcio europeo. Mazzola era ormai riconosciuto non soltanto come il numero 10 dell’Inter, ma come uno dei grandi giocatori del suo tempo.
Il suo nome rimase così legato a una generazione di campioni che comprendeva, tra gli altri, lo stesso Cruijff, Di Stéfano, Puskás e Pelé. Con alcuni di loro Mazzola si confrontò direttamente sui campi internazionali; altri erano diventati per lui riferimenti tecnici e modelli durante gli anni della formazione.
La sua carriera rimase comunque profondamente legata alla maglia nerazzurra. Dal 1960 al 1977 Mazzola non cambiò club, diventando una delle figure attraverso le quali l’Inter avrebbe costruito la propria identità sportiva.
La Nazionale e la staffetta con Rivera
Anche la Nazionale occupò una parte decisiva della sua storia sportiva. Mazzola totalizzò 70 presenze e 22 reti con l’Italia e fu tra i protagonisti della vittoria agli Europei del 1968.
La sua vicenda in azzurro è però soprattutto associata al Mondiale del 1970 in Messico. Quella Nazionale arrivò fino alla finale contro il Brasile di Pelé, dopo una serie di partite che sarebbero entrate nella memoria del calcio italiano.
Al centro dell’attenzione ci fu anche la “staffetta” con Gianni Rivera. Mazzola e il fantasista del Milan rappresentavano due interpretazioni differenti del ruolo e due grandi riferimenti del calcio italiano dell’epoca. Il loro impiego alternato divenne uno dei temi più discussi di quella Nazionale.
Il confronto non riguardava soltanto le caratteristiche dei due giocatori. Inter e Milan erano i due grandi club di Milano e la contrapposizione tra i rispettivi numeri 10 finì per assumere una dimensione anche giornalistica e popolare. L’Italia si divise tra i sostenitori di Rivera e quelli di Mazzola.
La finale di Messico 1970 contro il Brasile chiuse quel torneo con la sconfitta degli azzurri. Ma Mazzola aveva già consolidato il proprio posto tra i protagonisti della Nazionale e del calcio internazionale.
Il peso del cognome di Valentino
La storia di Sandro Mazzola non può essere separata da quella del padre Valentino. Quando il Grande Torino scomparve a Superga, Sandro aveva sette anni. Il padre era stato il capitano e il simbolo della squadra che dominava il calcio italiano.
Sandro crebbe quindi dentro una memoria sportiva che aveva assunto una dimensione nazionale. Il cognome Mazzola era già conosciuto in tutta Italia prima che lui cominciasse la propria carriera.
Nel corso degli anni, tuttavia, Sandro trasformò quel cognome in una storia distinta. Il suo percorso non fu quello del figlio di un grande campione che prova a ripetere le imprese del padre. Fu quello di un giocatore che costruì una propria identità attraverso l’Inter, la Nazionale e una stagione del calcio italiano profondamente diversa da quella del Grande Torino.
La sua carriera avrebbe così finito per affiancare, senza sovrapporla, quella del padre. Valentino rimase il capitano del Grande Torino; Sandro divenne il numero 10 della Grande Inter.
Il ricordo di Zenga
Tra le prime reazioni alla morte è arrivata quella di Walter Zenga, che aveva conosciuto Mazzola durante gli anni trascorsi nelle giovanili dell’Inter e poi quando l’ex numero 10 aveva assunto incarichi dirigenziali nel club.
” S andro per noi era un idolo assoluto. Quando lo vedevi, a noi giovani, veniva pure paura a salutarlo”, ha raccontato Zenga a Sky Sport. L’ex portiere ha ricordato la figura di Mazzola come un riferimento per i giovani dell’Inter.
“Quando vedevi certe icone ti emozionavi. Lui era il punto di riferimento”, ha aggiunto Zenga, ricordando anche il legame di Mazzola con la maglia nerazzurra.
Nel suo ricordo è comparso anche Giacinto Facchetti, altro grande protagonista della storia dell’Inter. Zenga ha sottolineato come entrambi avessero rappresentato il club prima in campo e poi, in forme diverse, anche fuori dal terreno di gioco.
Il cordoglio delle istituzioni
Il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi ha ricordato Mazzola sottolineando il rapporto tra il calciatore e il padre Valentino. “Di lui rimarrà tutto quello che ha saputo dare, con l’esempio, il comportamento e le parole”, ha scritto Abodi, richiamando le due maglie che hanno segnato la vita sportiva di Mazzola: l’azzurro e il nerazzurro.
Abodi ha ricordato anche una delle ultime interviste di Mazzola e il suo invito a garantire ai giovani le opportunità che lui aveva ricevuto quando aveva cominciato a giocare.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso il proprio cordoglio. “Con la scomparsa di Sandro Mazzola, perdiamo un grande campione e una delle figure più amate nella storia del calcio italiano”, ha scritto sui social, ricordando il titolo europeo conquistato nel 1968 e il legame con la storia del padre Valentino.
Il Milan ha dedicato un messaggio al suo storico avversario. Il club rossonero ha definito Mazzola un “rivale storico e leale”, ricordandone il ruolo nella storia dell’Inter e della Nazionale.
Il cordoglio ha quindi attraversato il mondo del calcio senza fermarsi alla sola comunità nerazzurra. Mazzola apparteneva alla storia dell’Inter, ma anche a quella della Nazionale italiana e di una generazione di calciatori diventata patrimonio comune del calcio italiano.
Il minuto di silenzio sui campi
La morte di Mazzola sarà ricordata anche durante le manifestazioni sportive del fine settimana. Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha invitato le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva a far osservare un minuto di silenzio in occasione degli eventi sportivi in programma in Italia.
La Figc ha comunicato che un minuto di raccoglimento sarà osservato nelle gare di tutte le competizioni previste nel fine settimana. Le bandiere saranno inoltre esposte a mezz’asta nella sede della Federazione a Roma e al Centro Tecnico Federale di Coverciano.
La Federazione ha ricostruito in una nota i principali passaggi della carriera di Mazzola: la maglia dell’Inter indossata dal 1961 al 1977, i quattro scudetti, le due Coppe dei Campioni e le due Coppe Intercontinentali. In Nazionale, invece, 70 presenze e 22 reti, il titolo europeo del 1968, tre partecipazioni alla Coppa del Mondo e la finale di Messico 1970.
Nel 2014 Mazzola era entrato nella Hall of Fame del Calcio Italiano, un riconoscimento che aveva formalizzato il posto occupato dalla sua carriera nella storia del movimento calcistico nazionale.
I funerali a Sant’Ambrogio
I funerali di Sandro Mazzola saranno celebrati lunedì 21 settembre alle 14.45 nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano. La stessa chiesa aveva ospitato, il 4 agosto, i funerali di Franco Baresi, altra bandiera della storia calcistica milanese.
La scelta della basilica milanese accompagnerà l’ultimo saluto a un giocatore che per quasi vent’anni ha rappresentato una delle due grandi squadre della città e che ha attraversato una delle stagioni più importanti del calcio italiano.
La sua carriera si è conclusa nel 1977, ma il rapporto con l’Inter è proseguito anche dopo il ritiro. Mazzola è rimasto una presenza riconoscibile nella vita del club e uno dei riferimenti della sua memoria sportiva.
La morte arriva a distanza di decenni dalla conclusione della sua carriera, ma il suo nome resta legato a un gruppo preciso di immagini: la maglia numero 10 dell’Inter, le vittorie della squadra di Herrera, le due reti contro il Real Madrid nella finale del 1964, il confronto con Rivera e la Nazionale del 1970, fino alla vittoria europea del 1968.
Mazzola ha attraversato quasi vent’anni di calcio mantenendo un legame esclusivo con l’Inter. Ha giocato 565 partite e segnato 160 gol, ha conquistato trofei nazionali e internazionali e ha rappresentato l’Italia in tre edizioni della Coppa del Mondo.
La sua storia sportiva si è così affiancata a quella del padre Valentino, ma senza esserne una semplice continuazione. Valentino era stato il capitano del Grande Torino. Sandro è diventato il simbolo della Grande Inter.
È questa la doppia memoria che accompagna la scomparsa di Mazzola: quella di un figlio che ha portato per tutta la vita il peso di un cognome già leggendario e quella di un campione che, nel calcio italiano, ha costruito una storia propria.
