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PoliticaPrimo Piano

Midterm: i democratici avanti alla Camera, il Senato si decide in otto Stati

Redazione
Pubblicato: 30 Ottobre 2026
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I democratici arrivano al voto del 3 novembre con un vantaggio per la Camera e con il controllo del Senato appeso a otto sfide. La Carolina del Nord è l’unico seggio repubblicano in cui sono nettamente favoriti.

Contents
  • La mappa delle sfide
  • Alaska, Iowa e Kansas
  • Maine, Michigan e Ohio
  • Texas e il voto latino
  • Regole del 3 novembre
  • Chi vota e come si registra
  • Schede postali e certificazione
  • Dati e controlli finali
  • Il contenzioso in California
  • Implicazioni per la maggioranza

La mappa delle sfide

Il Cook Political Report indica la Carolina del Nord come l’unica conquista netta per i democratici, con l’ex governatore Roy Cooper avanti sul repubblicano Michael Whatley. Le altre sette contese restano incerte: Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Ohio e Texas. Nel 2024 Trump ha vinto in sei di questi sette Stati, in cinque dei quali con un margine a doppia cifra.

Le medie del Washington Post sui sondaggi più recenti assegnano ai democratici un leggero vantaggio in tutte e sette le sfide incerte. Nella maggior parte dei casi il distacco rientra nel margine di errore. I repubblicani investono più risorse degli avversari in Texas e Ohio. Per strappare il controllo del Senato al Gop, i democratici devono conquistare almeno quattro seggi. Oggi i repubblicani hanno una maggioranza di 53 seggi contro 47.

Alaska, Iowa e Kansas

In Alaska l’ex deputata democratica Mary Peltola sfida il senatore repubblicano Dan Sullivan, che punta a un terzo mandato. Lo Stato è colpito dall’aumento dei prezzi del gasolio legato al conflitto con l’Iran e da altre difficoltà sul costo della vita. La corsa si è complicata per la candidatura di Daniel J. Sullivan Jr., insegnante in pensione, il cui nome compare sulla scheda per il sistema elettorale statale che ammette quattro candidati. I repubblicani hanno accusato l’insegnante di fungere da “esca” inserita dai democratici per confondere gli elettori. L’interessato ha respinto l’accusa. Nel 2024 Trump ha vinto in Alaska con 13 punti di vantaggio.

In Iowa la deputata repubblicana Ashley Hinson sfida il deputato statale democratico Josh Turek. Lo Stato ha votato due volte per Barack Obama ed è passato su posizioni più conservatrici con Trump. Hinson ha dichiarato: “Sosterro Trump sulla sicurezza delle frontiere, ma non esiterò a oppormi se riterrò le sue politiche inadatte per l’Iowa”. Turek, che corre in uno Stato senza senatori democratici da 16 anni, si è definito “orgogliosamente un moderato” e ha sostenuto di poter raggiungere accordi con Trump su diverse questioni. Gli agricoltori costituiscono un blocco elettorale rilevante e dipendono dal gasolio per i macchinari. Nella fase finale della campagna Trump ha annunciato 8 miliardi di dollari in pagamenti una tantum a favore degli agricoltori. Nel 2024 l’Iowa ha votato per Trump con un margine di 13,2 punti.

In Kansas nessuno dei due partiti considerava competitiva la sfida all’inizio dell’anno. Lo Stato non elegge un democratico al Senato dal 1932. I sondaggi indicano ora una gara serrata tra Adam Hamilton, democratico che si presenta come moderato, e il senatore repubblicano Roger Marshall. I repubblicani hanno accusato Hamilton, pastore metodista a capo della più grande chiesa dello Stato, di fingere di essere un moderato e hanno rilanciato sue vecchie dichiarazioni a sostegno del movimento Black Lives Matter e di un percorso verso la cittadinanza per gli immigrati privi di documenti. Nel 2024 Trump ha vinto in Kansas con 16 punti. I vertici del Partito Repubblicano hanno ammesso che la competizione è più serrata del previsto e hanno dirottato risorse dalla Carolina del Nord per sostenere Marshall, che nelle ultime settimane ha criticato l’operato dell’agenzia federale per l’immigrazione (Ice) nello Stato.

Maine, Michigan e Ohio

In Maine la senatrice repubblicana Susan Collins punta a un sesto mandato in uno Stato che nel 2024 ha votato contro Trump. La sfida è con Troy Jackson, democratico dell’area progressista ed ex presidente del Senato statale, entrato in corsa a luglio dopo il ritiro del candidato inizialmente designato, Graham Platner, per le accuse di violenza sessuale. Secondo i sondaggi la contesa è molto combattuta. Il Maine è lo Stato più esposto alla guerra commerciale con il Canada: la scorsa settimana l’amministrazione Trump ha annunciato la revoca, per alcuni prodotti a partire dal 30 ottobre, dei dazi al 50% imposti la scorsa estate, proprio per sostenere Collins.

In Michigan il progressista Abdul El-Sayed, figlio di genitori immigrati dall’Egitto ed ex funzionario della sanità pubblica, ha vinto le primarie di agosto e sfida l’ex deputato repubblicano Mike Rogers per un seggio attualmente in mano ai democratici. I repubblicani considerano il Michigan la migliore opportunità di conquista dopo che l’establishment democratico non è riuscito a imporre il proprio candidato. Nel fine settimana Trump e Barack Obama hanno fatto campagna nello Stato. Domenica a Port Huron Trump ha definito El-Sayed un “jihadista”. Rogers, ex agente dell’Fbi e per 14 anni alla Camera, ha cercato di prendere le distanze da Trump sulla guerra commerciale con il Canada, che crea problemi all’industria automobilistica. Nel 2024 Trump ha vinto in Michigan con un punto di scarto.

In Ohio il democratico Sherrod Brown punta a tornare al Senato dopo aver perso il seggio nel 2024. Sfida il senatore Jon Husted, nominato lo scorso anno per sostituire il vice presidente JD Vance. Il vincitore dovrà ripresentarsi alle urne nel 2028 per un mandato completo di sei anni. La sfida è tra le più costose del Paese, con oltre 360 milioni di dollari spesi dalle due parti. Brown ha speso milioni in spot contro il sostegno di Husted ai data center; Husted ha criticato Brown per una carriera politica iniziata più di 50 anni fa. Nel 2024 Trump ha vinto in Ohio con 11 punti.

Texas e il voto latino

In Texas i democratici non vincono un’elezione al Senato dal 1988. James Talarico, deputato locale, sfida il procuratore generale repubblicano Ken Paxton in uno Stato conservatore che negli ultimi anni ha più volte deluso le speranze democratiche. I repubblicani hanno già speso 300 milioni di dollari per mantenere il seggio, dopo che gli elettori hanno preferito Paxton al senatore in carica John Cornyn. Talarico ha definito Paxton “il politico più corrotto del Texas”. Paxton ha attaccato Talarico per aver invitato gli americani a ridurre il consumo di carne e le emissioni di gas serra. “Petrolio. Carne bovina. Uno stile di vita – recita uno spot di Paxton – ma il radicale James Talarico vuole dare tutto alle fiamme”. Nel 2024 Trump ha vinto in Texas con quasi 14 punti, ottenendo forte sostegno anche dalla comunità latina, circa un elettore su cinque. Le operazioni dell’agenzia per l’immigrazione e le dogane (Ice) potrebbero spingere parte di questi elettori verso Talarico.

Regole del 3 novembre

Le elezioni di midterm si svolgono martedì 3 novembre 2026 e rinnovano il Congresso, il Parlamento federale composto dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato. Non eleggono il presidente. Gli elettori rinnovano tutti i 435 seggi della Camera, i cui membri restano in carica due anni, e 35 dei 100 seggi del Senato: 33 rientrano nel ciclo elettorale, due sono suppletivi in Florida e Ohio dopo l’uscita dal Senato di Marco Rubio e JD Vance. In 36 Stati si vota anche per eleggere il governatore. Sono previste elezioni per le assemblee legislative statali e per altre cariche locali, oltre a referendum e quesiti dove previsti.

La Camera si elegge in 435 collegi, ciascuno dei quali assegna un rappresentante. Al Senato ogni Stato elegge due senatori, ma i mandati sono sfalsati e solo una parte dei seggi viene rinnovata ogni due anni. Il 3 novembre non si vota per il Senato federale in 15 Stati. Camera e Senato sono competizioni distinte, con candidati e risultati da verificare separatamente.

Chi vota e come si registra

Per votare alle elezioni federali occorre essere cittadini statunitensi, avere almeno 18 anni entro il giorno del voto e soddisfare i requisiti di residenza della giurisdizione. In 49 Stati è necessaria la registrazione nelle liste elettorali; il North Dakota è l’unico Stato senza registrazione generale. In 19 Stati e nel Distretto di Columbia ci si può registrare anche il giorno delle elezioni; altrove il termine scade settimane prima. Gli elettori devono verificare le regole del proprio Stato e aggiornare i dati di residenza.

La registrazione incide anche sulle primarie, che selezionano i candidati dei partiti. Nel 2026 la maggior parte delle primarie si è svolta tra marzo e settembre, con calendari diversi. Nelle primarie chiuse votano in genere solo gli elettori registrati con il partito interessato; in quelle aperte le regole consentono una partecipazione più ampia. Nelle elezioni generali gli elettori scelgono tra i candidati presenti sulla scheda indipendentemente dall’affiliazione partitica. La Louisiana costituisce un’eccezione per la Camera: il 3 novembre è previsto un voto aperto e, se nessuno raggiunge la maggioranza richiesta, un successivo appuntamento il 12 dicembre. La competizione per il Senato in Louisiana si svolge il 3 novembre.

I cittadini statunitensi all’estero possono votare per corrispondenza facendo riferimento allo Stato di residenza elettorale. Per avviare la procedura possono usare il Federal Post Card Application, il modulo federale per registrarsi e richiedere la scheda. Le scadenze dipendono dallo Stato. I residenti permanenti che non hanno acquisito la cittadinanza non possono votare per il Congresso. Per le persone condannate per reati le limitazioni variano in base alla legislazione statale, alla condanna e alla pena.

Schede postali e certificazione

Le norme sull’identificazione variano da Stato a Stato. Secondo la National Conference of State Legislatures, 36 Stati chiedono o impongono un documento o un’altra forma di identificazione al seggio; negli altri l’identità viene verificata con modalità differenti, per esempio attraverso la firma o i dati nelle liste. Se sorgono dubbi sull’identità o sull’iscrizione, è possibile esprimere una provisional ballot, una scheda provvisoria conservata separatamente. Il voto viene conteggiato solo dopo la verifica dei requisiti e dell’iscrizione.

Non esiste un unico sistema di voto. Gli elettori possono compilare schede cartacee a mano o usare dispositivi elettronici; sistemi e procedure dipendono dalle autorità statali e locali. Secondo la U.S. Election Assistance Commission, oltre il 98% delle giurisdizioni elettorali utilizza sistemi che producono una registrazione cartacea di ogni voto.

La maggior parte degli Stati consente il voto anticipato in presenza senza motivazione; Alabama, Mississippi e New Hampshire non offrono una forma generalizzata di voto anticipato, pur prevedendo possibilità di voto per assenti. In 29 Stati si può richiedere una scheda per corrispondenza senza motivazione; in 13 è necessario rientrare in una categoria prevista o indicare una giustificazione; in otto Stati le schede vengono inviate automaticamente a tutti gli elettori attivi registrati, come nel Distretto di Columbia. La restituzione può avvenire per posta, di persona o, dove consentito, tramite ballot drop box. La NCSL segnala che 29 Stati e il Distretto di Columbia le autorizzano esplicitamente per legge.

Trentacinque Stati richiedono che la scheda per posta arrivi entro il giorno delle elezioni; altri 15 Stati e il Distretto di Columbia accettano, a determinate condizioni, schede ricevute dopo, purché spedite entro la scadenza. Le schede consegnate a mano non possono essere restituite dopo il giorno del voto e in alcuni Stati devono arrivare prima. Per militari e cittadini all’estero valgono procedure dedicate, con scadenze legate allo Stato di riferimento.

Gli orari dei seggi sono fissati dalle leggi statali e possono variare anche tra località dello stesso Stato. Non esiste un unico orario nazionale di chiusura. La NCSL indica, per esempio, la chiusura alle 21.00 locali a New York, corrispondenti alle 3.00 del 4 novembre in Italia, e alle 20.00 locali in California, corrispondenti alle 5.00 del 4 novembre in Italia. Il giorno del voto l’Italia sarà avanti di sei ore rispetto alla costa orientale, sette rispetto alla zona centrale, otto rispetto alla zona montana, nove rispetto alla costa pacifica, dieci rispetto all’Alaska e undici rispetto alle Hawaii.

Dati e controlli finali

La chiusura dei seggi non coincide con la conclusione dello scrutinio. I risultati diffusi durante la notte elettorale sono provvisori: possono non comprendere tutte le schede valide, in particolare quelle inviate per posta, e vengono aggiornati mentre prosegue il conteggio. Le proiezioni dei mezzi di informazione si basano sui dati disponibili e sulle analisi delle singole competizioni, ma non equivalgono alla certificazione ufficiale.

In 44 Stati e nel Distretto di Columbia le autorità possono iniziare prima del giorno delle elezioni alcune operazioni sulle schede per corrispondenza, come la verifica delle buste e delle firme e la preparazione delle schede. In 33 Stati e nel Distretto è possibile, in determinate circostanze, avviare prima del voto la scansione delle schede. La scansione anticipata non consente di diffondere i risultati prima della chiusura dei seggi. Dopo il voto le autorità confrontano i risultati con il numero delle schede e degli elettori, verificano che tutte le schede valide siano state incluse e svolgono controlli e audit. Tutti i 50 Stati conducono audit successivi alle elezioni, secondo procedure diverse.

La certificazione è il passaggio con cui le autorità attestano ufficialmente il risultato dopo le verifiche. Le scadenze cambiano da Stato a Stato e possono essere influenzate da controlli, contestazioni o riconteggi. Non esiste una data nazionale unica. Se il margine tra i candidati è particolarmente ridotto, il risultato può essere sottoposto a riconteggio. Le leggi di 26 Stati e del Distretto di Columbia prevedono riconteggi automatici quando il margine rientra in determinate soglie; in 41 Stati e nel Distretto è possibile richiederne uno secondo le condizioni previste. Soglie, soggetti autorizzati e termini variano. In alcuni casi le contestazioni possono arrivare davanti a un tribunale e prolungare i tempi.

Il contenzioso in California

Il Dipartimento di Giustizia sostiene che oltre 20.000 persone che potrebbero non essere cittadine statunitensi risultino iscritte alle liste elettorali in California e ha chiesto che fossero separate le schede a loro associate. Il 29 ottobre 2026 un giudice federale ha respinto la richiesta, ritenendo che l’operazione potesse compromettere le procedure elettorali già in corso. Le autorità californiane hanno contestato l’affidabilità dell’elenco e la possibilità di individuare le schede interessate dopo l’avvio del conteggio. Il Dipartimento di Giustizia ha annunciato appello. La controversia non costituisce di per sé una prova che le persone segnalate abbiano votato illegalmente, ma mostra le difficoltà operative e giuridiche legate alla verifica delle liste e all’identificazione delle schede durante una consultazione.

L’amministrazione delle elezioni è affidata principalmente agli Stati e alle autorità locali, che applicano le rispettive leggi. La Federal Election Commission si occupa delle norme federali sul finanziamento delle campagne, ma non gestisce le procedure di voto, il conteggio o la certificazione dei risultati. Anche in una stessa elezione federale, le modalità pratiche possono quindi differire sensibilmente da uno Stato all’altro.

Implicazioni per la maggioranza

Il controllo della Camera e del Senato determina l’agenda legislativa del presidente e i margini di azione dell’amministrazione. I democratici devono conquistare quattro seggi per passare da 47 a 51 e ottenere la maggioranza al Senato. La Camera è considerata in vantaggio per l’opposizione, ma il Senato resta appeso a margini ridotti in otto Stati.

I risultati definitivi non arriveranno necessariamente la notte del 3 novembre. Le regole su voto postale, scansione anticipata, certificazione e riconteggio possono allungare i tempi in diverse competizioni. La contesa per la maggioranza al Senato si misura su margini che, secondo le medie dei sondaggi, in gran parte delle sfide restano dentro l’errore.

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