La Conferenza generale dei pesi e delle misure ha votato durante la 28ª riunione nei pressi di Parigi, la fine dei secondi intercalari: dal 20 maggio 2027 il Tempo coordinato universale scorrerà senza interruzioni, per evitare guasti informatici.
La riunione si è svolta a Versailles. La risoluzione sostituisce il secondo intercalare con l’ora intercalare: la correzione scatterà solo quando la distanza tra la scala atomica e l’orario astronomico raggiungerà 3.600 secondi, evenienza che gli specialisti collocano tra migliaia di anni. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulle modalità con cui verrà applicata l’eventuale correzione di un’ora.
Nel 2022 la stessa Conferenza aveva votato l’obiettivo di eliminare i secondi aggiuntivi entro il 2035. La scadenza si accorcia così di otto anni, con l’entrata in vigore fissata al 20 maggio 2027.
Guasti informatici e nuovi rischi
Il meccanismo in vigore dal 1972 serve ad allineare due misure distinte: il Tempo coordinato universale (UTC), basato sugli orologi atomici, e il tempo astronomico, legato alla rotazione naturale e instabile del pianeta. In oltre cinquant’anni sono stati inseriti 27 secondi aggiuntivi, l’ultimo alla fine del 2016. In ciascuna di quelle occasioni un minuto ha contenuto 61 secondi.
Il pubblico non si accorge di questi aggiustamenti, ma i sistemi tecnici sì. Computer, reti di telecomunicazione, navigazione satellitare e infrastrutture elettriche dipendono da una sincronizzazione accurata. Nel 2012 l’introduzione di un secondo aggiuntivo ha mandato in crash il sito di Reddit e ha causato problemi al sistema di prenotazione della compagnia aerea Qantas, lasciando a terra diversi passeggeri.
Sulla decisione pesa anche il comportamento recente della Terra. Le forze di marea la rallentano gradualmente su scale temporali lunghissime, ma negli ultimi anni la rotazione è risultata a tratti più rapida. Ne è derivata la prospettiva di un secondo negativo, cioè sottratto anziché aggiunto, che non è mai stato tentato: resta incerto con quale affidabilità i sistemi lo gestirebbero.
Dichiarazioni dei metrologi, dubbi di Mosca
Georgette Macdonald, direttrice generale del Centro di ricerca metrologica del Consiglio nazionale delle ricerche del Canada, ad Halifax, ha dichiarato: “Questa decisione garantirà la continuità e la rilevanza del sistema UTC per i secoli a venire”.
Noël Dimarcq, metrologo dell’Osservatorio della Costa Azzurra di Nizza e relatore ufficiale del provvedimento, ha aggiunto: “Ora disponiamo di una scala temporale di riferimento internazionale che sarà continua per i prossimi millenni”.
Tra i Paesi contrari potrebbe esserci la Russia. Il sistema di navigazione satellitare GLONASS è progettato in modo da includere i secondi aggiuntivi nella misurazione del tempo. Non sono ancora state rese note le posizioni ufficiali dei singoli Stati.
La CGPM riunisce i delegati degli Stati membri e degli Stati ed economie associati e si riunisce, di norma, una volta ogni quattro anni. Secondo l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure (BIPM) conta 69 Stati membri e 34 associati. Tra i partecipanti figurano Germania, Austria, Francia, Italia, Spagna, Svizzera, Regno Unito, Polonia, Ucraina, Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Messico, Perù, Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Indonesia, Thailandia, Sudafrica, Egitto, Marocco, Tunisia, Kenya, Australia e Nuova Zelanda.
Chi avvertirà davvero le conseguenze
Gli effetti maggiori riguarderanno i settori che richiedono un allineamento estremo con la rotazione terrestre: l’astronomia, la geodesia, disciplina che misura e mappa la Terra e ne stabilisce forma, dimensioni e campo gravitazionale, e alcune applicazioni satellitari. Per questi ambiti la conoscenza precisa della rotazione resterà indispensabile. Poiché la correzione non legherà più l’orario mondiale al moto del pianeta, la divergenza crescente dovrà essere calcolata separatamente, quando serve.
Per la vita quotidiana non cambia nulla. La modifica è tecnica e non va confusa con il passaggio tra ora legale e ora solare, che resta invariato: nel Regno Unito, secondo la guida del governo britannico, le lancette tornano indietro di un’ora domenica 25 ottobre 2026 alle 2:00, e il Paese continua a osservare il Greenwich Mean Time (UTC+0) in inverno e il British Summer Time (UTC+1) in estate.
L’obiettivo delle nuove regole è rendere la misurazione internazionale del tempo più semplice e affidabile nel lungo periodo. I sistemi digitali non dovranno più gestire secondi aggiuntivi introdotti a intervalli imprevedibili.

