Alluvione improvvisa nel nord del Nepal, quasi quattrocento dispersi. Soccorsi i due italiani coinvolti

L’ente statale nepalese incrocia i registri delle comitive internazionali mentre la sala operativa di Roma presidia i contatti con gli uffici di Calcutta e Pechino.

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I due cittadini italiani coinvolti nella frana provocata dalla piena del fiume Bhote Koshi, al confine tra Nepal e Tibet, sono in buone condizioni fisiche e ricevono assistenza diretta dalla rete diplomatica nazionale. Nel distretto montano di Rasuwa restano tuttavia disperse 384 persone, tra cui 291 stranieri e 93 nepalesi, secondo i dati ufficiali del Nepal Tourism Board.

A fornire il quadro sulla presenza italiana è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, durante un punto stampa al Meeting di Rimini. “I due italiani che risultano coinvolti nella frana sono in buone condizioni, vengono assistiti dalla nostra diplomazia”, ha dichiarato il titolare della Farnesina, precisando: “Non abbiamo notizie di altri italiani coinvolti e sia l’Unità di crisi della Farnesina che l’Ambasciata sono al lavoro e seguono minuto per minuto l’evolversi della situazione”.

I controlli del ministero si concentrano sui circa novanta connazionali che risultavano presenti tra Nepal e Tibet attraverso le registrazioni sul portale “Dove siamo nel mondo”. L’Unità di Crisi a Roma, il Consolato Onorario a Kathmandu, il Consolato Generale a Calcutta e l’Ambasciata a Pechino hanno attivato canali di contatto prioritari per completare le verifiche su chiunque si trovi nelle vallate himalayane.

Il bilancio dei dispersi internazionali

L’esondazione improvvisa del corso d’acqua ha travolto i sentieri di Rasuwa nelle prime ore del mattino, cogliendo di sorpresa le comitive di escursionisti lungo le principali rotte montane. Il Nepal Tourism Board, la Polizia turistica e le forze di sicurezza locali coordinano le ricerche sul campo con i residenti e le guide per circoscrivere l’area d’impatto.

La lista preliminare dei dispersi include 105 cittadini indiani, 37 indiani non residenti e decine di viaggiatori provenienti da Australia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Malesia, Regno Unito e Sudafrica. Le autorità di Kathmandu stanno esaminando i registri di confine per identificare con certezza la nazionalità di ulteriori trekker non ancora rintracciati.

Le persone disperse facevano capo a dieci operatori commerciali autorizzati: 92 con Trekkers Society, 71 con Samrat Tours & Travels e 55 con Leaf Holiday. Figurano inoltre 52 clienti di Himalayan Glacier, 31 di Kailash Journey, 27 di Fishtail Tours & Travels, 20 di Alpine Eco Trek, 17 di Kathmandu Holiday Tours & Travels, 12 di Richa Tours & Travels e 7 di Explore Vacation.

L’allerta della diplomazia italiana

L’autorità turistica nepalese ha ribadito che il computo resta provvisorio, invitando i turisti della zona a interrompere gli itinerari non sicuri e a seguire scrupolosamente le istruzioni delle squadre di soccorso.

La Farnesina ha raccomandato ai cittadini presenti sul territorio di segnalare la propria posizione tramite l’applicazione mobile “Viaggiare Sicuri” o iscrivendosi sul portale “Dove siamo nel mondo”. Per qualsiasi emergenza restano attivi i recapiti dell’Unità di Crisi a Roma (+39 06 36225), del Consolato Onorario a Kathmandu (+977 14538388 / +977 14529089), della sede consolare di Calcutta (+91 9831212216) e dell’Ambasciata a Pechino (+86 139 0103 2957).

Articolo aggiornato alle 18.02