Rai-Ranucci, ore decisive. E la redazione di Report ne chiede il passo indietro
L’ad Giampaolo Rossi valuta con Corsini e Ventura la relazione del Comitato etico consegnata prima di agosto.
Sigfrido Ranucci
I vertici della Rai si riuniscono oggi per fare il punto sulla posizione di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report. All’incontro partecipano l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini e il direttore delle risorse umane Felice Ventura, chiamati a valutare la relazione del Comitato etico aziendale consegnata prima di Ferragosto e gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato subito dal giornalista.
Un possibile spostamento
Secondo indiscrezioni, Ranucci potrebbe essere spostato dalla conduzione di Report, anche se la questione resta aperta. Questa settimana viene indicata come quella potenzialmente decisiva, senza che sia certo un pronunciamento già nella giornata di oggi. La relazione del Comitato etico, redatta prima della pausa di Ferragosto, costituisce uno degli elementi su cui si baserà la valutazione aziendale, insieme agli sviluppi dell’inchiesta sull’ordigno esploso davanti all’abitazione del conduttore.
Il malessere nella redazione
A descrivere il clima interno al programma di Rai 3 è un retroscena del “Corriere della Sera”, che parla di una redazione logorata da settimane di tensione silenziosa. Non è più soltanto la vicenda giudiziaria a pesare, con l’inchiesta che dal presunto attentato si è spostata sui rapporti tra Ranucci e Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come mandante. Tra i cronisti circola la percezione che l’autorevolezza costruita in oltre un decennio rischi di franare sotto il peso di questioni estranee alle inchieste, tra voci su una gestione personalistica della trasmissione e presunte dinamiche legate allo staff.
Una parte della redazione avrebbe fatto recapitare a Ranucci un messaggio diretto: un passo indietro non imposto ma scelto, che i colleghi definiscono un “atto di gentilezza” verso una squadra che rischia di pagare conseguenze non proprie. Il programma, secondo questa lettura, deve poter sopravvivere anche oltre la figura del suo conduttore storico.
L’ipotesi della rotazione
Sul nome di chi raccoglierebbe l’eredità di un formato identificato per anni con un solo conduttore, la redazione avrebbe già le idee chiare: nessun profilo paracadutato dall’esterno, nessuna nomina calata dall’alto sull’onda del totonomi che circola da giorni a viale Mazzini. L’ipotesi con più consensi interni è quella di una conduzione a rotazione, con più volti della squadra alternati al timone, per evitare di incoronare un nuovo front-man e ripetere uno schema giudicato ormai fragile.
Il nodo del Riesame
Sul fronte giudiziario, l’udienza davanti al tribunale del Riesame per Valter Lavitola è fissata per il 7 settembre. L’ex editore ed imprenditore, accusato di essere il mandante dell’attentato, dovrebbe rendere in quella sede dichiarazioni spontanee, secondo quanto annunciato dai difensori Sergio e Arturo Cola. Il collegio dovrà esprimersi sulle esigenze cautelari e sull’aggravante del metodo mafioso contestata nell’inchiesta. Nelle prossime quarantotto ore il Riesame dovrà inoltre valutare se Lavitola confermerà o smentirà la propria versione sul movente dell’ordigno, ricostruzione che la Procura considera già sostanzialmente riscontrata.
Gli interrogatori in corso
Il pubblico ministero Edoardo De Santis si prepara a interrogare i quattro accusati di aver materialmente collocato l’esplosivo, arrestati lo scorso 30 giugno. Le accuse a loro carico comprendono detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravate dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.
Finora i tre uomini detenuti in carcere e la donna ai domiciliari si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, sia davanti al giudice per le indagini preliminari sia davanti al pubblico ministero, limitandosi a dichiarazioni spontanee. Ora sono attesi in aula per rispondere alle domande, anche sul perimetro del mandato ricevuto da Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario dell’operazione.
Tempi più lunghi sono previsti per la convocazione di Ranucci come persona informata sui fatti, passaggio che avverrà una volta terminata l’analisi dei dispositivi sequestrati a Lavitola dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, sia durante la perquisizione sia il giorno dell’arresto.
La pista africana
Gomes Clesio Tavares, accusato in concorso con Lavitola di essere mandante dell’attentato, potrebbe aver lasciato il Camerun per un altro Stato africano, secondo quanto emerso dalle indagini. Lo spostamento, per chi indaga, potrebbe complicare l’eventuale estradizione richiesta nei giorni scorsi dalla Procura di Roma. Sulle sue tracce sono i Carabinieri del Nucleo Investigativo, coordinati dal pm De Santis.
In un’intervista sul quotidiano “Libero” del 15 agosto, lo stesso Tavares ha dichiarato di trovarsi “in Zimbabwe” e “non in Camerun”, aggiungendo di essere diretto “in Kenya” prima di un rientro in Italia definito imminente. Gli inquirenti restano scettici su quest’ultimo punto: l’ipotesi prevalente è che Tavares non lascerà l’Africa almeno fino all’udienza del Riesame su Lavitola.
La replica sui social di Ranucci
Sul piano politico, la vicenda ha già prodotto un contraccolpo parlamentare. Fratelli d’Italia ha scritto alla Commissione europea per ribilanciare la lettera delle opposizioni sul presunto attacco politico a Report, sollevando a sua volta dubbi sull’imparzialità di alcuni servizi della trasmissione nei confronti del centrodestra.
Ranucci, dal canto suo, non concede interviste e affida ai social le proprie repliche, richiamando piste investigative alternative sulla strage di Bologna e sui rapporti tra criminalità organizzata, apparati deviati e stragi di mafia degli anni Novanta. Nel giorno del suo sessantacinquesimo compleanno ha scritto di ricevere “attestati incredibili di solidarietà, di affetto, di vicinanza” dopo “due mesi di oltre duemila articoli” che definisce “una character assassination che forse non ha precedenti nella storia del nostro Paese”. Il giornalista ha inoltre invitato i follower al suo spettacolo “Diario di un trapezista”, in scena al Parco della Legnara di Cerveteri, promettendo di fermarsi al termine per scambiare opinioni con il pubblico.
Due tavoli aperti
Tra chi lavora ogni settimana al programma, la sensazione è che la partita si giochi ormai su due tavoli paralleli: quello giudiziario, scandito dall’udienza del 7 settembre e dagli interrogatori in corso, e quello, non meno delicato, della tenuta della squadra redazionale. La decisione dei vertici Rai attesa in queste ore inciderà su entrambi, definendo se Report proseguirà con l’attuale conduzione o imboccherà la strada del rinnovamento interno indicata dalla stessa redazione.
