Antonino Zichichi, il fisico siciliano tra scoperte rivoluzionarie e battaglie contro il conformismo scientifico

Scompare a 96 anni lo studioso trapanese che osservò l’antideutone al Cern, fondò il Centro Majorana di Erice e i Laboratori del Gran Sasso, criticando apertamente evoluzionismo darwiniano e modelli climatici mentre difendeva l’alleanza ragione-fede.

Zichichi-Antonino

Antonio Zichichi

È morto nella notte, all’età di 96 anni, Antonino Zichichi. Il fisico trapanese lascia un’eredità scientifica che attraversa la seconda metà del Novecento come poche altre: dall’osservazione dell’antideutone al Cern di Ginevra alla fondazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dal Centro Ettore Majorana di Erice alla presidenza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Una carriera costruita tra acceleratori di particelle e tavoli diplomatici, dove la ricerca si è sempre intrecciata alla visione politica della scienza come strumento di pace.

Nato a Trapani nel 1929 da antica famiglia ericina, Zichichi si era formato a Palermo sotto la guida di Palumbo Donato prima di approdare ai grandi laboratori internazionali. Il Fermilab di Chicago prima, il Cern poi: qui, nel 1965, guidò il gruppo di ricerca che osservò per la prima volta l’antideutone, particella di antimateria formata da antiprotone e antineutrone. Una scoperta che avrebbe segnato l’inizio di una stagione di contributi fondamentali alla fisica subnucleare: l’antimateria nucleare, la struttura tipo-Tempo del protone, il primo esempio di particella barionica con un quark della terza famiglia.

Ma Zichichi non fu solo uomo di laboratorio. La sua visione della scienza come patrimonio universale al servizio dell’umanità lo portò a fondare, nel 1963, il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana a Erice. Il piccolo borgo medievale siciliano divenne, negli anni della Guerra Fredda, snodo del dialogo tra scienziati russi e americani. Un’intuizione che valse a Zichichi il riconoscimento internazionale: 76 partecipanti ai corsi del Centro avrebbero in seguito ricevuto il premio Nobel, mentre altri 49 lo avevano già ottenuto prima di mettere piede a Erice.

I Laboratori del Gran Sasso

Dal 1977 al 1982 Zichichi presiedette l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Furono anni decisivi per la fisica italiana: a lui si deve l’ideazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, la cui costruzione iniziò nel 1980. La struttura sotterranea, oggi riconosciuta tra i centri di ricerca più importanti al mondo nel campo della fisica astroparticellare, rappresenta forse il lascito più concreto del fisico siciliano all’infrastruttura scientifica nazionale. Una visione lungimirante che consentì all’Italia di inserirsi da protagonista in un settore allora emergente.

Nel 1978 Zichichi venne eletto presidente della Società Europea di Fisica. L’anno seguente fu al centro di un incidente diplomatico: le pressioni italiane in suo favore per la direzione del Cern causarono una netta spaccatura tra Roma e gli altri Stati membri. La candidatura fu respinta con 12 voti contrari e la nomina andò al tedesco Herwig Schopper. Un episodio che testimonia tanto il peso politico acquisito dallo scienziato quanto le resistenze che la sua figura suscitava nei circoli internazionali.

Dal 1986 Zichichi guidò il World Lab, associazione da lui fondata insieme al fisico statunitense Isidor Isaac Rabi per sostenere progetti scientifici nei paesi del terzo mondo. La ricerca, nella sua visione, era messaggera di pace: un viaggio che unisce popoli e culture. Una convinzione che lo portò, nel 1982, a promuovere la Dichiarazione di Erice per la Pace, tentativo di tradurre la cooperazione scientifica in diplomazia concreta.

Le battaglie contro conformismo scientifico

Eppure la figura di Zichichi è stata profondamente divisiva all’interno della comunità scientifica. Il suo cattolicesimo dichiarato e la convinzione che ragione e fede fossero non nemiche ma alleate lo posero spesso in rotta di collisione con il pensiero dominante. La critica alla teoria darwiniana dell’evoluzionismo, considerata dallo scienziato priva di sufficienti prove scientifiche e di una solida base matematica, gli valse accuse di oscurantismo. Così come la posizione apertamente negazionista nei confronti della relazione tra attività umane e cambiamento climatico: Zichichi sosteneva l’inaffidabilità dei modelli matematici utilizzati negli studi sul tema, parlando di inquinamento culturale e di arbitrarietà nei modelli catastrofisti.

Ma la battaglia che lo rese celebre presso il grande pubblico fu quella contro l’astrologia e le superstizioni, definite una Hiroshima culturale. Un’espressione che testimonia la vis polemica dello scienziato, la sua capacità di rendere accessibile ciò che sembrava incomprensibile, di tradurre la ricerca in divulgazione. Decine di libri pubblicati, un numero sterminato di lavori scientifici, una presenza costante nel dibattito pubblico italiano: Zichichi seppe accendere la scienza nel cuore delle persone, come ha scritto la ministra dell’Università Anna Maria Bernini.

Il cordoglio della politica italiana

La scomparsa dello scienziato ha suscitato immediata reazione nel mondo politico. La premier Giorgia Meloni lo ha definito gigante del nostro tempo, sottolineando come Zichichi abbia sempre sostenuto che ragione e fede fossero due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità, citando San Giovanni Paolo II. Il governo, ha aggiunto, si impegnerà per custodire e valorizzare la preziosa eredità umana, culturale e scientifica del fisico.

Il vicepremier Antonio Tajani lo ha ricordato come amico e amante della libertà, cristiano capace di sostenere con coraggio la correlazione tra scienza e religione. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha elogiato il suo essere non conformista, non incline alle mode ma sempre ancorato alla realtà effettuale. Parole che restituiscono il ritratto di uno scienziato mai allineato, spesso ostracizzato per convinzioni basate su dati di realtà e non su teorie strampalate, secondo l’espressione del ministro.

Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha parlato di figura di straordinaria energia e visione, uomo di scienza straordinariamente curioso ed entusiasta. Lucia Votano, prima donna a dirigere i Laboratori del Gran Sasso, ha sottolineato la lungimiranza della sua visione scientifica: il laboratorio sotterraneo dell’Infn, ancora oggi il più importante al mondo, continua a dare risultati tra i più innovativi del momento.

Riconoscimenti e eredità scientifica complessa

Nel corso della carriera Zichichi aveva ricevuto dieci medaglie d’oro e lauree honoris causa da università di quattro continenti: Pechino, Buenos Aires, Malta, Bucarest, Arizona, Torino. Era stato membro dell’Accademia Pontificia delle Scienze, dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ucraina e della Georgia. Nel 1999 gli era stata conferita l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 2003 quella di Cavaliere di Gran Croce. Nel 2014 aveva ricevuto la medaglia d’oro Galileo Galilei dalla Società Italiana di Fisica.

Professore emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna dal 2006, Zichichi lascia tre figli, cinque nipoti e una pronipote. La sua eredità resta complessa, divisa tra il contributo indiscutibile alla fisica delle particelle e le posizioni che lo resero figura controversa. Un uomo che seppe muoversi con autorevolezza nei grandi scenari della ricerca internazionale guardando con lungimiranza allo sviluppo delle infrastrutture scientifiche nazionali, ma che non esitò a schierarsi contro il conformismo quando riteneva che la scienza venisse piegata a ideologie.

La comunità scientifica si divide ancora oggi nel giudizio sulla sua figura. Ma nessuno può negare che Zichichi abbia rappresentato una delle voci più appassionate della cultura scientifica del secondo Novecento, capace di costruire ponti tra scienza, cultura e società nella convinzione che la ricerca fondamentale fosse patrimonio universale. Una voce che si è spenta, lasciando un vuoto difficile da colmare.