Bitcoin in difficoltà: la bolla speculativa si sgonfia tra le incertezze politiche

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Il Bitcoin tenta un timido rimbalzo dopo essere caduto sotto i 65.000 dollari. Ma il movimento, che lo riporta poco sopra i 68.000, non inganna. La valuta digitale è ai livelli precedenti l’elezione di novembre. La fase è complessa. L’euforia si è dissolta, lasciando spazio a una fredda analisi delle fragilità strutturali. L’ether, seconda moneta per capitalizzazione, perde il 13% in un giorno e il 37% dall’inizio dell’anno. Il settore naviga in acque agitate.

Una correzione annunciata e profonda

Il calo riflette una convergenza di elementi. Si sommano prese di profitto dopo il forte rally del 2024, un generale ritorno dell’avversione al rischio e aspettative di politica monetaria restrittiva più duratura negli Stati Uniti. Hanno influito il rallentamento degli acquisti negli ETF spot americani, motore della domanda nei mesi scorsi. L’ondata di ottimismo suscitata dalla vittoria di Trump, percepito come fautore di una regolamentazione favorevole, ha cominciato a scemare. Gli investitori istituzionali hanno parzialmente virato verso i metalli preziosi, determinando rialzi record per oro e argento, considerati riserve di valore più solide.

Secondo gli analisti Marion Laboure e Camilla Siazon di Deutsche Bank, la performance negativa è legata al “blocco dei progressi in materia di regolamentazione”. L’esame di una legge quadro è fermo da settimane al Congresso americano. Le iniziali promesse di un quadro chiaro si sono infrante contro la realtà politica. A ciò si aggiungono sospetti di conflitto d’interessi. Secondo indiscrezioni di Bloomberg, lo scorso anno il patrimonio della famiglia Trump sarebbe aumentato di 1,4 miliardi di dollari grazie ad attività digitali. Un dato che getta un’ombra di discredito sul suo coinvolgimento e alimenta scetticismo.

Il pericoloso meccanismo della leva

Il calo è accelerato per un meccanismo tecnico noto: l’effetto leva. Molti operatori hanno contratto prestiti massicci per scommettere su nuovi rialzi, cercando di moltiplicare i guadagni. Con l’inversione di tendenza, queste posizioni sono diventate insostenibili. Gli investitori sono stati costretti a vendere per ripagare i finanziamenti e limitare le perdite. Queste vendite forzate hanno a loro volta esercitato ulteriore pressione al ribasso, innescando una spirale negativa. È la dinamica classica delle bolle speculative che si sgonfiano.

Sulla piattaforma di previsione Kalshi, i trader scommettono ormai sulla profondità del ribasso. Il mese scorso hanno iniziato a puntare su quanto il prezzo possa scendere entro fine anno. Le probabilità attualmente assegnate dagli strumenti derivati indicano un’alta possibilità, circa l’85%, che il Bitcoin scenda sotto i 60.000 dollari. Un segnale che il sentimento è decisamente cambiato. La fiducia cieca è evaporata. Il mercato si prepara a una fase di consolidamento, o di ulteriore contrazione, in attesa di driver fondamentali positivi. La strada per riconquistare i massimi storici appare lunga e incerta.