In Italia circa 150mila persone convivono con la malattia di Crohn, una patologia infiammatoria cronica dell’intestino che può incidere profondamente sulla vita quotidiana. Torna “Crohnostorie – Storie di vita senza confini”, la campagna promossa da AbbVie insieme ad AMICI Italia ETS e IG-IBD per dare spazio alle esperienze dei pazienti.
Al centro della seconda edizione c’è un video di circa due minuti. Racconta un momento semplice: un uomo abbraccia la compagna mentre guardano un film. Si commuove perché è riuscito a vivere quell’attimo senza interruzioni dovute alla malattia. Un gesto ordinario che, per chi convive con il Crohn, può diventare una riconquista. La cura, però, non si limita al controllo dei sintomi.
“Necessitiamo di terapie farmacologiche sempre più innovative, sempre più in grado di raggiungere quegli obiettivi terapeutici che ci prefissiamo quando trattiamo un paziente e che vanno dalla risoluzione sintomatologica alla guarigione endoscopica, ma anche la guarigione radiologica e la guarigione transmurale”, spiega Edoardo Vincenzo Savarino, professore associato di Gastroenterologia all’Università degli Studi di Padova e segretario generale di IG-IBD.
Quest’ultimo obiettivo, aggiunge, è associato a una minore probabilità di complicanze significative e a una migliore qualità di vita. I progressi della ricerca hanno infatti ampliato gli obiettivi terapeutici: oltre a ridurre i sintomi, si punta alla remissione e a un benessere più completo. Eppure, secondo lo studio italiano IBD-PODCAST, il 53% delle persone con malattia di Crohn non raggiunge un controllo ottimale e spesso non ne è consapevole. Per questo, comunicare le possibilità offerte dalle nuove terapie e favorire il dialogo con gli specialisti è essenziale.
“Comunicare ai pazienti i possibili obiettivi e i possibili risultati che le nuove opzioni terapeutiche offrono è un elemento fondamentale”, afferma Caterina Golotta, direttore medico di AbbVie Italia. L’azienda, spiega, è impegnata da oltre vent’anni nella ricerca e sviluppo in gastroenterologia e nella produzione di evidenze di vita reale, utili a definire meglio i bisogni clinici insoddisfatti. La campagna invita chi convive con il Crohn a parlare con il proprio gastroenterologo degli obiettivi raggiungibili e delle proprie condizioni. Perché riconquistare la quotidianità può cominciare anche da una conversazione.

