Il ritorno di Daniele Gonciaruk al Film festival di Taormina con il racconto documentario sul disastro di Giampilieri
Il quattordici giugno la Casa del Cinema ospita la proiezione di un’opera incentrata sull’alluvione causata dalle piogge torrenziali del 2009 per non dimenticare le conseguenze dell’incuria ambientale.
La selezione nella sezione “Concorso Cortometraggi – Sguardi di Sicilia” della settantaduesima edizione del Taormina Film Festival segna il ritorno della cronaca sul grande schermo. Non si tratta di una rappresentazione convenzionale, ma di un resoconto privo di sconti storici.
Il ritorno alla regia teatrale e cinematografica
Per il regista Daniele Gonciaruk questo debutto rappresenta un ritorno significativo sulla scena che lo vide esordire nel 2012 con “Storie Sicilian Comedy”. Già autore di lavori biografici complessi, come il documentario dedicato a Turi Ferro presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2019, l’autore unisce l’attività di interprete cinematografico e televisivo a un impegno civile mai interrotto.
Al centro della nuova pellicola si colloca la tragedia del primo ottobre 2009, quando il fango travolse il villaggio di Giampilieri, frazione collinare del comune di Messina. Il bilancio finale registrò trentasette vittime e la distruzione di interi nuclei familiari, lasciando una ferita profonda nel tessuto sociale dell’isola.
Le immagini d’archivio e i suoni originali
La struttura narrativa si sviluppa lungo un asse temporale che congiunge il passato al presente. Il regista ha recuperato un archivio personale rimasto inutilizzato per oltre tre lustri. Si tratta di riprese effettuate sul campo nelle ore immediatamente successive al disastro, superando i blocchi logistici e i divieti delle autorità.
I materiali visivi e sonori non hanno subito alterazioni in fase di montaggio. Il rombo dei tuoni e i rumori di fondo sono quelli registrati in tempo reale dagli abitanti della zona durante le precipitazioni. Le interviste ai superstiti non seguono uno schema celebrativo, ma emergono come frammenti di una memoria traumatica, segnata da esitazioni e silenzi.
La natura e la ricerca della rinascita
L’analisi del regista si concentra sulla dinamica tra l’illusione del controllo tecnologico e l’inevitabilità dei fenomeni naturali. L’opera documenta come la forza del fango abbia annullato i confini delle abitazioni, sradicando le certezze materiali della comunità locale.
La produzione, affidata a Officine Dagoruk con il supporto tecnico di LaserFilm e l’apporto delle Teche Rai, non cerca l’identificazione di colpevoli giudiziari, né indugia sulla celebrazione di eroismi spontanei. L’obiettivo resta la testimonianza oggettiva della devastazione, focalizzata sugli oggetti quotidiani sommersi e sulla complessa transizione verso una ricostruzione che sia prima emotiva e poi urbanistica.
