Premio Strega, Michele Mari vince tra polemiche e mistero sulla fuga di notizie dal pulmino dei finalisti
Il caso legato ai presunti commenti su Michela Murgia non ha inciso sul risultato finale, confermando lo scarto già emerso nella sestina.
Il romanzo “I convitati di pietra” ha prevalso su Matteo Nucci, Bianca Pitzorno, Alcide Pierantozzi, Teresa Ciabatti ed Elena Rui, chiudendo un’edizione segnata da un caso mediatico mai risolto.
Michele Mari ha vinto l’ottantesima edizione del premio Strega con “I convitati di pietra” (Einaudi), ottenendo 190 voti nella cerimonia conclusiva in piazza del Campidoglio. Al secondo posto si è classificato Matteo Nucci con “Platone.
Una storia d’amore” (Feltrinelli, 152 voti), seguito da Bianca Pitzorno con “La sonnambula” (Bompiani, 84 voti), Alcide Pierantozzi con “Lo sbilico” (Einaudi, 78 voti), Teresa Ciabatti con “Donnaregina” (Mondadori, 75 voti) ed Elena Rui con “Vedove di Camus” (L’orma, 64 voti).
“L’emozione è tanta”, ha dichiarato Mari subito dopo la premiazione, aggiungendo di essersi reso conto “dell’intensità mediatica del premio” nelle settimane precedenti alla cerimonia e di considerare il riconoscimento il frutto di un percorso faticoso.
Il profilo dello scrittore premiato

Mari, 70 anni, ha insegnato a lungo letteratura italiana all’Università statale di Milano e pubblica romanzi dal 1989. Figlio del designer Enzo Mari, non era mai stato candidato allo Strega prima di quest’edizione.
Il suo maggiore successo di vendite restava fino a ieri la raccolta poetica “Cento poesie di amore a Ladyhawke” del 2007. “I convitati di pietra” racconta trent’anni di cene tra un gruppo di ex compagni del liceo Berchet di Milano, riuniti annualmente dal 1975 al 2050 attorno a una scommessa: una somma di denaro versata a ogni incontro che andrà ai tre superstiti del gruppo.
La polemica sui commenti su Murgia
La candidatura di Mari era stata al centro di un caso mediatico nelle settimane precedenti la finale, dopo la diffusione di alcuni commenti attribuiti allo scrittore sul fisico di Michela Murgia, morta nel 2023.
Le frasi sarebbero state pronunciate durante un trasferimento in pulmino con altri finalisti, diretti a una delle presentazioni previste dal calendario del premio, e successivamente riprese da stampa e social network. La fuga di notizie dall’interno del gruppo di candidati non ha ancora trovato una spiegazione ufficiale.
Nonostante l’esposizione mediatica negativa, la vittoria di Mari era considerata probabile tra gli operatori dell’editoria. La giuria del premio, composta da oltre seicento giurati legati al mondo culturale, risente storicamente dei rapporti professionali e personali con le case editrici, che ogni anno sostengono i propri candidati con una campagna promozionale parallela al voto. Il distacco tra Mari e Nucci, pari a 38 voti già nella sestina finalista, si è confermato identico nel verdetto conclusivo.
Una cerimonia in Campidoglio
Per la prima volta nella storia del premio, la cerimonia si è svolta in Campidoglio anziché al Ninfeo di Villa Giulia, sede tradizionale delle ultime edizioni. La scelta è stata motivata dalla concomitanza degli 80 anni del premio con gli 80 anni della Repubblica italiana.
Tra gli invitati alla cena pre-cerimonia sulla terrazza della Promoteca figuravano il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il costituzionalista Sabino Cassese, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il presidente della Fondazione Strega Alberti, Giuseppe D’Avino. Il ministro Giuli, che nella scorsa edizione aveva disertato la cerimonia lamentando di non aver ricevuto i libri finalisti, ha partecipato quest’anno senza intervenire pubblicamente.
Gli altri protagonisti della finale
Tra gli autori della sestina, Alcide Pierantozzi, 41 anni, seconda presenza Einaudi in finale con “Lo sbilico”, è stato indicato come la rivelazione dell’edizione.
Bianca Pitzorno, pur classificandosi terza, ha ottenuto il maggior numero di copie vendute tra i candidati, circa ottantamila, più del doppio della media degli altri finalisti in gara. La scrittrice aveva firmato in precedenza un intervento sul Corriere della Sera sul rapporto tra autori e autrici in Italia. Teresa Ciabatti, al quinto posto, ha confermato una ricorrente difficoltà nelle votazioni dello Strega nonostante le candidature ripetute negli anni.
Il contesto del premio Strega
Istituito nel 1947 su iniziativa di Maria Bellonci, il premio Strega prende il nome dal liquore prodotto dalla Strega Alberti di Benevento, sponsor storico della manifestazione.
Viene assegnato ogni anno a un’opera pubblicata tra il primo marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio di quello in corso. Nella storia del riconoscimento, le scrittrici hanno prevalso in sole 13 edizioni su 80. Einaudi, editore vincitore di quest’anno, aveva ottenuto l’ultimo riconoscimento nel 2024.
