Iran, strappo tra Washington e Tel Aviv: Trump annuncia lo stop al nucleare, Netanyahu gela la Casa Bianca

Trump Netanyahu

Donald Trump e Benjamin Netanyahu

A pochi mesi dalle elezioni di midterm, Donald Trump gioca la carta della distensione con Teheran per consolidare consensi interni e rivendicare un successo in politica estera.

L’intesa, se raggiunta entro domenica, gli consentirebbe di presentarsi all’elettorato come l’artefice della pace nel Golfo. Il presidente americano ha parlato di negoziati “molto bene” avviati e di carte pronte per la firma. Ha aggiunto che lo Stretto di Hormuz, punto nevralgico del traffico petrolifero, riaprirà non appena siglato il Memorandum d’Intesa.

Tempistiche e condizioni

L’ottimismo di Trump si scontra con la complessità del programma nucleare iraniano. Il presidente ha dichiarato che Teheran “ha già accettato di non dotarsi di un’arma atomica”. Ha definito la concessione una precondizione, non un risultato acquisito.

Alla guida suprema Mojtaba Khamenei, descritto come malato ma comunque coinvolto, Trump non ha ancora avuto “il privilegio” di stringere la mano. Un incontro futuro è possibile “se le cose andranno a buon fine”. La guerra in corso – iniziata il 28 febbraio con attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele – viene da lui giudicata “un grande successo” nonostante il dissenso interno a pochi mesi dalle scadenze elettorali.

Separazione dei fronti

Il presidente ha insistito su un punto metodologico: tenere distinte le trattative sul nucleare dalla crisi libanese. “Sono situazioni di natura ben diversa”, ha spiegato. Ha rivelato contatti “per la prima volta in assoluto” con Hezbollah, la milizia sciita sostenuta dall’Iran. Secondo Trump, i libanesi avrebbero acconsentito a non sparare, così come Israele si sarebbe impegnato a fermare le ostilità. L’obiettivo dichiarato è evitare che un fronte condizioni l’altro, in una regione dove ogni escalation rischia di tracimare.

La voce di Netanyahu

Da Gerusalemme Benjamin Netanyahu ha accolto con realismo le dichiarazioni di Trump. “L’Iran mente e imbroglia sempre”, ha detto a CNBC. Per il premier israeliano la rinuncia all’arma nucleare è solo un punto di partenza. Occorre “tirare fuori il materiale nucleare e smantellare le infrastrutture per l’arricchimento dell’uranio”.

Sull’epiteto di “fottutamente pazzo” ricevuto durante una telefonata dai toni aspri, Netanyahu ha glissato: “Nelle migliori famiglie ci sono disaccordi tattici”. Ha rivendicato un’alleanza solida con Washington, definendo Trump “l’amico migliore che Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca”. Sulla possibilità di riprendere i raid in caso di fallimento dell’accordo, il presidente americano ha lasciato aperta ogni opzione: “Faremo in un altro modo”. Senza specificare, ma senza escludere.