Pina Picierno lascia il Pd e si sposta verso area liberal europea: “La casa dei riformisti non c’è più”

Pina Picierno lascia il Pd e si sposta verso area liberal europea: “La casa dei riformisti non c’è più”

Pina Picerno

Pina Picierno lascia il Partito Democratico. La vicepresidente del Parlamento europeo formalizza la rottura definitiva con il Nazareno, denunciando l’esaurimento della componente riformista e la normalizzazione della retorica movimentista sotto la guida di Elly Schlein. L’eurodeputata ha annunciato il passaggio al Partito Democratico Europeo nel gruppo di Renew Europe.

Le ragioni della scissione

La decisione si consuma attraverso un’intervista rilasciata al quotidiano “Il Foglio”. Picierno definisce la scelta “lacerante” ma necessaria per tutelare la propria dignità, affermando senza giri di parole: “La casa dei riformisti non c’è più”.

Secondo la vicepresidente dell’Eurocamera, l’alleanza strutturale con il Movimento 5 Stelle ha prodotto lo snaturamento dell’impianto originario: “Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora”. La parlamentare contesta la rinuncia alla vocazione maggioritaria a favore della “tutela della propria identità come un obiettivo politico in sé”, precisando che “il riformismo non nasce per custodire una comunità ma per misurarsi con la realtà, soprattutto quando la realtà si presenta in forme nuove, scomode e persino inquietanti”.

La faglia della politica estera

Il punto di rottura irreversibile coincide con il posizionamento internazionale della segreteria Schlein. Picierno, che vive sotto scorta a causa delle minacce ricevute dalla Federazione Russa, rileva una profonda e pericolosa opacità del Nazareno dinanzi alla crisi geopolitica: “Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi”.

L’affondo investe la coerenza dei valori democratici: “Si può essere antifascisti, oggi, senza essere in prima linea contro il fascismo putiniano? Kyiv ci ricorda ogni giorno che questi valori sopravvivono soltanto quando qualcuno è disposto a sostenerne il costo”. La deputata lamenta inoltre un totale isolamento politico e personale: “Dal gruppo dirigente nazionale del mio partito non c’è stata nessuna mano tesa. Hanno voluto silenziare quello che mi stava succedendo”.

Le reazioni del centro

L’uscita di Picierno innesca immediate ricollocazioni nell’area di centro. Sandro Gozi, segretario del Pde, plaude all’iniziativa sottolineando che la deputata “ha avuto il merito di affermare una verità che molti vedono e pochi hanno il coraggio di dire. Non si può essere europeisti a giorni alterni, atlantisti a convenienza o riformisti solo a parole”.

Carlo Calenda esprime convergenza immediata: “Pina Picierno ha avuto il coraggio di lasciare il Pd per non rinunciare ai propri valori. In questo momento della storia l’europeismo non può essere un tratto retorico così come la politica estera – Ucraina in primis – non può essere oggetto di negoziati con i populisti filorussi”. Andrea Marcucci attacca invece i vertici per il silenzio tenuto durante i duri attacchi dei militanti alla scissionista: “Ci racconta che la natura di quel partito ha preso una direzione lontana dal riformismo”.

La replica del Nazareno

Il vertice del Partito Democratico sceglie inizialmente la linea del distacco, interrotta successivamente da una nota ufficiale della segretaria nazionale. Elly Schlein interviene per liquidare le accuse della vicepresidente dell’Eurocamera, riducendo la spaccatura a una divergenza di natura ideologica: “Pina Picierno lascia il Pd? Molto dispiaciuta, ma non condivido sua lettura”.

La leader rivendica la validità del percorso congressuale intrapreso dalla fazione maggioritaria, ribadendo la direzione programmatica impressa alle ultime scelte del Nazareno: “Continueremo a essere inclusivi ma con una linea progressista chiara”. Restano tuttavia aperti i nodi interni alla delegazione di Bruxelles, dove i rapporti si erano logorati dopo il posizionamento solitario di Picierno a favore del “Sì” sulla riforma della giustizia Nordio-Meloni.